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TREVISO: INCIDENZA DELLA CONCORRENZA SLEALE SULL'ARTIGIANATO

pubblicato 01 feb 2016, 01:06 da Edi Barbazza
Al 3° trimestre  del 2015 in Italia risultano esposte alla concorrenza sleale del lavoro sommerso e dell’abusivismo 898.902 imprese artigiane, pari a due terzi (65.8%) dell’artigianato nazionale; in Veneto la percentuale è di poco inferiore, 65%, (86.349 imprese su 132.687); nella Marca invece la percentuale scende di 1.3 punti  percentuali rispetto a quella nazionale, 64.5% (15.306 su 23.722) posizionandosi nella classifica regionale al terzo posto dopo Verona e Padova.
A livello nazionale i comparti dei servizi alla persona, trasporti/magazzinaggio e ristorazione/alloggi sono quelli più fortemente esposti al fenomeno. 330.233 imprese, pari ad un quarto dell’artigianato italiano, subiscono la concorrenza sleale del sommerso; a livello Veneto sono 29.827, pari al 22.47% del totale delle imprese artigiane venete. Nella Marca sono 5.000 ovvero il 21.09% del monte complessivo così ripartite: 2.900 nei servizi alla persona, 1.400 nei trasporti/magazzinaggio, 688 nella ristorazione/alloggi.  Tra i settori trevigiani a media esposizione rilevano le costruzioni (7.506), l’informazione/ comunicazione (183), la fabbricazione di mezzi di trasposto (74).
In Italia il tasso di lavoro irregolare (lavoro dipendente e indipendente) più basso si registra a Nordest , 9.1%, seguito dal Nordovest, 9.9% e dal Centro 12.4. Nel Mezzogiorno il dato,  18.9%,  è quasi il doppio rispetto a quello del centro Nord 10.4%. La media nazionale di lavoro irregolare è del 12.8%.
Il Veneto è la regione italiana che presenta una quota di lavoro irregolare (lavoratori dipendenti e indipendenti) più bassa in assoluto attestandosi all’8.5%, seguita dalla provincia autonoma di Bolzano  (8.7%).
Nell’arco del triennio 2011-2013 l’ economia sommersa e illegale è cresciuta del 2,4% mentre l’economia regolare è scesa dello stesso identico valore. L’economia illegale cresce del 6,9%, tasso più elevato di quello dei 28 settori dell’economia regolare.
Sono 6.897.000 le persone che acquistano beni e servizi che contengono lavoro irregolare, con una spesa del 75,5% superiore alla media Ue.

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