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POS: A TREVISO SE NE CONTANO OLTRE 27.500

pubblicato 12 gen 2018, 03:55 da Edi Barbazza
Fermo restando che vige l’obbligo del Pos per artigiani, professionisti e commercianti per pagamenti superiori ai 5 euro, sebbene sulle sanzioni per gli inadempienti non vi sia ancora certezza, in Veneto – i dati si riferiscono alla fine del 2016 – i lettori di moneta elettronica sono oltre 182mila, uno ogni 27 abitanti (erano 1 ogni 37 abitanti solo 3 anni fa). Il numero delle “macchinette” in 6 anni, è cresciuto di 52.862 unità. Sono queste le cifre dell’osservatorio di Confartigianato Imprese Veneto, su dati della Banca d’Italia.
Un vantaggio per i consumatori ma uno svantaggio per artigiani e commercianti i quali dovranno sostenere i costi di gestione del Pos delle banche, che possono raggiungere cifre non indifferenti se si tiene conto che spesso ad essere coinvolte sono piccole e medie imprese con fatturati annui spesso contenuti.
Nel corso dei lavori preparatori alla Finanziaria, Confartigianato aveva avanzato una proposta di emendamento, che purtroppo non ha avuto seguito, che andava nelle direzione del mantenimento dell’obbligo per i soli soggetti che svolgono attività mediante pubblici esercizi, ovvero in subordine che pure sussistendo l’obbligo per tutti si consentisse l’integrale recupero, in forma di credito di imposta, degli oneri connessi alla gestione del dispositivo elettronico. Pure nel disagio che l’obbligo certamente comporta soprattutto per alcune categorie, non esiste un preconcetto verso tali strumenti destinati a contrastare l’evasione che non possono essere posti a esclusivo carico delle imprese. 
A livello provinciale se ne contano 27.556, aumentati nel corso tre anni si 7.416 unità. Il numero più elevato si rileva a Venezia con 42.550 “lettori”, a seguire Verona con 35.972 (+9.431), Padova con 30.343 (+6.379), Vicenza 26.393 (+5.355), 10.663 Pos si trovano a Belluno (+4.281) e 8.882 a Rovigo con (+4.126). 
Non siamo contrari ad accettare i pagamenti elettronici e a combattere il nero. Il problema principale che continuiamo a rilevare restano le commissioni bancarie. Per alcuni settori i ricarichi sono talmente bassi che l’incidenza di uno o due punti percentuali sul transato significa rinunciare al profitto. Non vogliamo che a subire siano sempre le imprese. 
Già 2 anni fa la legge di Stabilità aveva stabilito che sarebbero stati fissati i tetti delle commissioni da applicare ai pagamenti elettronici, commisurandoli ai servizi effettivamente erogati. Nulla ci pare sia stato fatto.
Alla luce della considerazione che l’obbligo di adozione del Pos viene generalizzato a tutti i soggetti Iva rimane la curiosità di verificare, alla fine dell’anno appena iniziato, se esisterà una ragionevole corrispondenza tra numero di partite Iva e dispositivi installati.



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