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LA VIOLENZA FEMMINILE TRA POTERE E POSSESSO

pubblicato 06 mar 2017, 23:56 da Edi Barbazza   [ aggiornato il 07 mar 2017, 02:14 da Giorgio Gagliardi ]
Non faccio parte della corrente di pensiero che cerca di emozionare gli altri  piangendosi  addosso. Non parteggio per cause, dai tempi infiniti, che cercano di modificare condizioni che sono immutabili. Non voglio essere accostata a chi considera la donna la “parte debole” della società e, per questo, parte da proteggere e da aiutare. Non mi piace destare la pena e la pietà di nessuno ne, tantomeno, la commiserazione che si deve a chi patisce qualche difficoltà. Sono una persona, un individuo e come tale voglio essere definita e trattata. Però sento, con altrettanta forza, che se non troviamo una strada che almeno diminuisca la violenza che le donne subiscono, questo brutto male, io e tutte le donne, comprese quelle che verranno nelle prossime generazioni, restiamo indifese. Sulla violenza alle donne non è sufficiente la battaglia per modificare le norme giuridiche, non si risolvono drammi quotidiani attraverso le modalità che hanno fatto la storia dell’emancipazione femminile e che oggi, di fronte a questo imperversare della violenza, risultano inefficaci: credo, purtroppo, che assistiamo ad una rappresentazione del ritardo con cui maschi e femmine hanno affrontato, sia individualmente che come società, la gestione della violenza e la gestione del potere che, sempre, si traduce nel possesso. Sono due aspetti legati tra loro e inscindibili. Sono le parti estreme di una condizione umana che oggi ancora non riusciamo a ridurre ne attraverso una crescita personale, con una maturazione  individuale, ne come fenomeno sociale. La preoccupazione che mi attraversa è che, pur tenendo alto il livello di guardia e aumentando le denunce, in termini di impatto sociale il problema rimane diffuso e purtroppo numeroso. Non tedio con statistiche, ma i numeri sono sbalorditivi! Oltre ai troppi casi mortali, il ricorso alle cure ospedaliere è frequentissimo ma, ancor più frequente, è il mascherare i veri motivi di ferite ed ecchimosi da parte di mogli, fidanzate e conviventi le tenngono il più possibile dentro casa questa terribile realtà. In me tutto questo produce rabbia e uno spirito di vendetta che rimane sulla punta delle parole… Se io potessi, come molte e molti, rendere produttiva la rabbia che mi assale ogni volta che assisto all’ennesima notizia di violenza sulle donne, avrei certamente bloccato il fenomeno. Invece… armi spuntate!
Provo, allora, a riflettere insieme a voi sulla gestione della violenza e del potere: la violenza è un atteggiamento che nasce da momenti di tensione estrema, da atti subiti o perpetrati. Si manifesta in una incapacità di gestire un momento emotivo molto coinvolgente. Potremmo allora affermare che se non ci sono cause scatenanti non ci sono violenze. E’ proprio per questo che la sola gestione della violenza, come fenomeno emotivo, non basta a rendere meno numerosi questi atti deprecabili! Si è da sempre inserito un altro e fondamentale aspetto: l’incapacità di gestire il potere. E’ questa parte razionale di noi che, se lasciata in uno stadio primitivo, poco o per nulla cresciuta ed evoluta, consente a molti maschi o femmine (alfa?) di avere quella consapevole quanto falsa onnipotenza di chi può tutto, di chi è il padrone di tutto, di chi ha il ruolo guida nella coppia e nella famiglia. Il maschio o la femmina con il potere è il re o la regina della giungla, e ha il diritto di vita e di morte… la violenza, a questo punto, è solo l’arma, lo strumento con cui si esercita il potere e si determina il possesso. Ecco, il possesso, altro status del maschio o femmina (alfa?) e vero terminale da cui partono tutti i gesti brutali. Solo una grande necessità di possedere, di sentire come proprietà la persona, la donna o uomo “amata o amato” (!!), può determinare lo scatenarsi feroce della violenza. E il potere che diventa possesso si manifesta in più modi e non è una questione di essere donne o uomini. Io non considero per nulla diversa da una violenza fisica quella mentale: a volte, e senza muovere le mani, atteggiamenti e frasi fanno male, molto male. La violenza di chi picchia, la violenza di chi stupra, la violenza di chi offende ed umilia con le parole o con la scrittura (pensiamo a cosa accade nel web). La violenza come strumento del potere che reagisce o, semplicemente, esiste e si manifesta solo così! E’ un fenomeno oggi rilevante e, credo, rischi di essere ancora così anche per i nostri figli. I nostri figli: maschi e femmine, ambedue incapaci di crescere. A meno che… 


DI BARBARA BARBON PRESIDENTE GRUPPO DONNE CONFARTIGIANATO MARCA TREVIGIANA