SALA STAMPA‎ > ‎Notizie Eventi‎ > ‎

L’ASSOCIAZIONISMO INTERCOMUNALE

pubblicato 12 lug 2017, 05:18 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 12 lug 2017, 05:24 ]
Si è svolto martedì 11 luglio nell’auditorium della provincia di Treviso alla presenza di oltre 70 sindaci della Marca Trevigiana e 100 dirigenti, rappresentanti comunali del sistema Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, l'incontro associativo dedicato al tema dell'associazionismo intercomunale nel corso del quale sono intervenuti il prefetto Laura Lega, Stefano Marcon, presidente della Provincia, Maria Rosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca e il dirigente regionale Maurizio Gasparin.
L’iniziativa rientra nelle attività di confronto generativo di proposte e innovazione per rafforzare la capacità di agire e concorrere al benessere delle comunità, proposte dall’Associazione agli  Amministratori locali.
 
Unanime la condivisione dell’assunto che la Pubblica Amministrazione debba essere più efficiente per esprimere un’azione maggiormente efficace nei confronti di cittadini e imprese.
Altrettanto condiviso il principio che, di fronte alle sfide della globalizzazione, i territori debbano organizzarsi al meglio per offrire un ecosistema favorevole al “benessere della comunità.
Tutto bene? Ecco che scatta il paradosso, perché quando si tratta di tradurre in atti concreti queste idee, nascono le difficoltà. 
Il leitmotiv della serata è stato quello più congeniale all’Associazione: la concretezza delle idee e delle proposte
Accanto, infatti, alla mappatura delle forme di aggregazione esistenti nella Marca, è stata dettagliata anche una stima dei possibili vantaggi derivanti da unioni tra Comuni.
In Veneto le Unioni di Comuni sono 26 e 19 quelle montane. Nella Marca Trevigiana c’è una sola Unione attiva (Marca Occidentale tra Loria, Riese Pio X, Vedelago e Resana).
Si tratta comunque nella maggior parte dei casi di unioni molto piccole e che mettono a fattor comune pochissimi servizi.
I dettagli sono stati forniti dallo studio su “L'associazionismo intercomunale” curato e presentato dal dr. Sergio Maset, direttore della società di ricerca Idea che, attraverso una simulazione effettuata su dati di spesa comunale, ipotizzando la realizzazione di Unioni di Comuni corrispondenti ai Mandamenti Confartigianato, ha consentito di stimare un ammontare di risorse liberabili che corrisponde, per l’intera provincia di Treviso, a circa 35 milioni di euro l’anno: questo però partendo non dai servizi ai cittadini ma creando unioni che intervengano sulle funzioni generali dell’attività comunale: gli uffici ragioneria, tributi, tecnici ect.

E’ chiaro quindi che l’attenzione di Confartigianato si focalizza su fenomeni che superano i confini amministrativi che richiedono uno sforzo di progettualità tra e con le Amministrazioni e una riorganizzazione dell’agire amministrativo attraverso anche una maggiore efficienza nella spesa pubblica.

Confartigianato Imprese Marca Trevigiana ha proposto ai Sindaci quattro ambiti d’intervento individuati come prioritari e strategici per lo sviluppo economico dei territori, resi concreti da alcune proposte progettuali:
AFFINCHÉ LE IMPRESE POSSANO ESSERE COMPETITIVE E CONCORRENZIALI, DEVE ESSERLO ANCHE L’ECOSISTEMA PRODUTTIVO E AMMINISTRATIVO ALL’INTERNO DEL QUALE ESSE OPERANO.
In questa prospettiva è prioritario  adottare delle pratiche di confronto costante e informato tra le Amministrazioni e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana  per ciò che riguarda la semplificazione delle procedure burocratiche, la fiscalità (Imu, Tasi, Tari) e le tariffe per i servizi territoriali (rifiuti in primis) e la progettazione urbana. E’ auspicabile che vengano definite politiche di riordino territoriale che prevedano una fiscalità sovracomunale che ottimizzi servizi e assicuri introiti.
 
BISOGNA CONCENTRARSI SUI GIOVANI E PER FARLO È NECESSARIO LAVORARE PER CONSENTIRE LORO DI AVERE FIDUCIA NEL FUTURO ANCHE ATTRAVERSO L’ADEGUAMENTO DEI PERCORSI SCOLASTICI ALLE ESIGENZE DELLE IMPRESE E QUINDI DEL MERCATO E L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO DAVVERO FUNZIONALI ALL’INSERIMENTO NEL LAVORO
Ci troviamo di fronte alla singolarità di una società in cui la forza lavoro invecchia e nella quale il sistema economico-produttivo fatica a includere i più giovani.
Un paradosso ben evidenziato dall’andamento dei tassi di occupazione nelle diverse classi di età: cresce il tasso di occupazione della parte più matura della popolazione per effetto delle riforme pensionistiche che hanno allungato la vita lavorativa (dal 29% al 49% per la classe 55-64 anni nel decennio 2006-2016), mentre cala il tasso di occupazione dei più giovani (ad esempio in Veneto da 83% a 73% per i 25-34enni nella decade ’06-16, con contestuale aumento del tasso di disoccupazione, dal 4,2% al 10,7%).
In questa prospettiva deve essere priorità comune di tutto il sistema produttivo e sociale– comprese dunque le Amministrazioni comunali – incentivare un’efficace azione di orientamento scolastico prima e di alternanza scuola-lavoro poi

BISOGNA COSTRUIRE UNA SOCIETÀ CHE CONSENTA AGLI ANZIANI DI REALIZZARE UN INVECCHIAMENTO ATTIVO, ANCHE ATTRAVERSO INNOVAZIONE SOCIALE E TECNOLOGICA
In Veneto, già tra 10 anni più di 1 persona su 4 avrà almeno 65 anni (26% nel 2027, contro il 22% attuale). Definitivamente tramontata l’idea della vecchiaia come età del decadimento, dobbiamo guardare ad essa dalla prospettiva dell’innalzamento dell’età media, legata a un miglioramento effettivo della qualità e dello stile di vita.  Centrale, in questa prospettiva, è che la vita in vecchiaia sia una vita autonoma. 
Una prima opportunità è data dalla integrazione tra l’attività di cura svolta all’interno delle abitazioni private e i servizi posti in essere dalle strutture distrettuali dei Comuni e delle Asl. Le abitazioni devono poter sostenere, ad esempio grazie alla domotica e ad opportuni accorgimenti per la mobilità e la sicurezza, l’autonomia delle persone.
Da questo punto di vista l’attesa è che i Comuni, in quanto responsabili della funzione di cura e dei servizi sociali, adottino un ruolo di promotori e facilitatori, aperti all’innovazione sociale, tecnologica ed economica, vedendo nel partenariato pubblico-privato una comunanza di interessi: migliore qualità della vita, migliore qualità della spesa pubblica e nuovi spazi per una economia legata al benessere delle persone.

FAR EVOLVERE GLI ENTI LOCALI IN DIREZIONE DI UN ASSETTO DI GOVERNANCE CHE CONSENTA MAGGIORE EFFICIENZA ED EFFICACIA
Si è assistito a un proliferare di forme associative in convenzione, che tuttavia non consentono di evolvere verso una governance di area vasta dei servizi comunali. Non è soltanto questione di volontà locale, ma anche di rispondenza a un determinato sistema di incentivi. 
Oggi diversi comuni stanno portando avanti dei processi per valutare la fattibilità di realizzazione di unioni di comuni: si tratta di 19 comuni in relazione a 3 ipotesi di unione. Queste percorsi andranno sostenuti con convinzione.
L’auspicio è che queste e nuove iniziative di associazionismo intercomunale possano realizzarsi in maniera diffusa e non per mera convenienza di breve periodo. Questo perché da un lato una gestione associata è in grado di distribuire e quindi di ridurre la spesa per il mero funzionamento della macchina amministrativa comunale, dall’altro perché consente di liberare risorse per la realizzazione di progetti che abbiano come obiettivo il benessere delle comunità locali e il rafforzamento dell’ecosistema produttivo.

Ċ
Edi Barbazza,
25 lug 2017, 09:19
Comments