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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "LA PARABOLA DEL VENETO"

pubblicato 19 lug 2017, 06:53 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 19 lug 2017, 06:54 ]
Si è conclusa l’età dell’oro per il nostro Veneto? Quale sarà il futuro di questa Regione che in soli 50 anni è riuscita a traguardare risultati straordinari? Che ruolo avranno gli imprenditori di quarta generazione nell’assicurare continuità allo sviluppo?
A questi quesiti hanno cercato di dare risposta il presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana Vendemiano Sartor, il prof. Ferruccio Bresolin e Giorgio Bido autore del volume la “La Parabola del Veneto”, presentato ai dirigenti del sistema associativo nella serata di martedì 18 luglio.
"La pubblicazione – ha precisato il prof. Bresolin - è un affresco che dipinge i tratti distintivi della nostra Regione, soffermandosi oltre che sugli aspetti economici e politici anche su quelli etici e morali. Un territorio che in un arco temporale assolutamente limitato, mezzo secolo, è riuscito a valorizzare la memoria, ad agire con immediatezza e a guardare al futuro con lungimiranza. Un territorio che, in così poco tempo, è decollato passando da un’economia rurale ad un manifatturiero avanzato, protagonista prima dei processi di internazionalizzazione, sino a diventare un importante player dello scenario globale.
Tutto questo è stato facilitato da una fitta rete di relazioni informali basate sulla fiducia che hanno consentito un abbattimento dei costi di transizione, da una cultura del rischio sommata a quella del risparmio. Due elementi che sommati non potevano che generare crescita e ricchezza.
La crisi del 2008 ha compromesso le certezze acquisite in decenni di benessere, favorendo la diffusione di un clima di sfiducia tra le imprese e provocando disparità sociali, allargando la forbice tra chi ha e chi non ha.
Questo nuovo Veneto oggi deve mantenere la sua identità e deve saper coniugare razionalità di fini e di mezzi, ovvero deve tutelare l’uomo e la qualità del suo vivere attraverso la definizione di nuove strategie economiche."
"In  questo scenario che ha subito una metamorfosi i piccoli imprenditori hanno un ruolo chiave. Soprattutto quelli che hanno ereditato un’attività – ha puntualizzato Giorgio Bido - non devono adagiarsi su rendite di posizione, devono essere animati dalla ricerca e dalla specializzazione, dalla volontà di produrre oggetti, manufatti di difficile sostituibilità per conquistarsi uno spazio di mercato. Certo le condizioni non sono facili, il contesto non sempre è favorevole ma la tensione imprenditoriale non deve mancare."
Dalla platea Franco Lorenzon con il suo intervento ha portato l’attenzione  sul tema di chi si dovrà accollare i costi generati dai cambiamenti intervenuti, sulle alterazioni antropologiche che non possono essere trascurate perché determinanti per un rilancio, una ripartenza che per certo è impegnativa dato che è venuto meno il mix capitale e lavoro che aveva generato la fortuna della locomotiva del Paese.
La chiave di volta per un vero cambio di passo, secondo il presidente Vendemiano Sartor, è rappresentata dal sostegno che le istituzioni e tutti gli attori politici assicureranno a coloro che sono animati dalla voglia di fare impresa, di mettersi in gioco e di rimanere nel loro paese. Dalle facilitazioni che potranno essere garantite per generare nuova ricchezza, nuovi posti di lavoro, intervenendo anche a livello comunale sulle quelle aree industriali, artigianali oggi dismesse, non più attrattive.

Giorgio Bido è stato dirigente del mondo associativo artigiano per andare poi ad occuparsi di studi e ricerche di carattere socio-economico. Laureato in lettere, ha acquisito negli anni una solida cultura storico-letteraria, concretizzatasi in numerose collaborazioni a riviste e in diverse pubblicazioni, fra cui si ricorda Neri Pozza scrittore (1992). La sua eclettica formazione gli ha permesso di analizzare i fenomeni economici e sociali senza trascurare gli aspetti storici e culturali del contesto di riferimento.


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