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LA PAGELLA AL GOVERNO RENZI

pubblicato 03 ago 2015, 03:44 da Edi Barbazza
La pagella al Governo Renzi, che non raggiunge la sufficienza.
Questa è la conclusione cui è giunta Confartigianato Marca Trevigiana analizzando leggi, provvedimenti in itinere e anticipazioni del Governo Renzi nell’ultimo anno di attività.
I temi sono stati raggruppati in 10 materie, che riassumono le proposte (e proteste) fatte in Piazza del Popolo a Roma il 18 febbraio 2014 dagli artigiani italiani, presente una folta delegazione della Marca.
Spiccano il 7 in tema di lavoro e occupazione ed il 3 in tema di fiscalità. Sufficienti le riforme istituzionali, l’internazionalizzazione e gli interventi in campo energetico. Insufficiente l’attività in fatto di semplificazione, legalità, credito, trasporti e logistica e ambiente con particolare riferimento al noto Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Si aggiungono 4 voti su materie di stretta attualità quali “Roma Capitale”, fluissi migratori e tagli alla spesa inefficiente (voti molto negativi) e, sull’altro versante, la capacità di fare promesse, dove Renzi prende un bel nove.

L'intervento del Presidente Renzo Sartori
Lo scorso anno, in sede di valutazione dell’operato del Governo Renzi rispetto alla proposta dell’artigianato in Piazza del Popolo (febbraio 2014), parlavamo di progressivo disincanto degli Italiani. Definire oggi il sentimento prevalente verso il Governo Renzi è un’autentica impresa.
Siamo in una tempesta di eventi contradditori, di opinioni che risentono di una campagna elettorale che continua come fossimo alla vigilia di nuove elezioni, di promesse che appaiono un miraggio guardando alla situazione reale, di segnali di ripresa consolanti a fronte del debito pubblico che cresce, di Comuni virtuosi e Comuni che andrebbero commissariati, di odioso veterosindacalismo come quello a Pompei o in Alitalia e di lavoratori che invece patiscono nei settori e nelle imprese in difficoltà,  di giustizia inadeguata alla piccola impresa, di macchina pubblica costosa,  di burocrazia dai tratti ancora assurdi. Compito di un’Associazione di categoria è comunque guardare avanti, affrontare i problemi, denunciare ciò che non va,  lavorare per dare e darci un futuro migliore. Il “tanto peggio tanto meglio” non ci appartiene.
I voti a Renzi, che sono il risultato di una lettura puntuale di provvedimenti approvati, in itinere, semplicemente annunciati o assenti, non sono disfattismo né pessimismo ma un forte invito a fare meglio, ad accelerare, ad andare avanti perché il tempo stringe.
L’Europa, che cresce meno dell’economia americana, asiatica, cinese e del Golfo, vede l’Italia ed il suo andamento di PIL ultimo tra i pari, considerando tali tedeschi, francesi, inglesi,  spagnoli e anche i polacchi, per tener conto dell’allargamento.
Non cresciamo come potremmo o dovremmo.
Siamo in una situazione di bilico; manca poco per poter accelerare, ma potrebbe mancare poco per involvere e far esplodere, come prima conseguenza, la sostenibilità del debito pubblico.
Abbiamo sufficientemente chiari gli ostacoli, dalla giustizia alla burocrazia in generale, dalla corruzione alle rendite di posizione, dal fisco alla gestione sanitaria e sociale in una parte importante del Paese, che ieri,  con il rapporto Svimez, è tornata alla ribalta con cifre peraltro non nuove, che fanno comunque riflettere.
L’azione del Governo, pur avendo mostrato decisione come nel caso delle riforme nel lavoro e nella scuola, è ancora insufficiente e la velocità promessa nei primi 100 giorni di Renzi è ormai un ricordo.
Abbiamo bisogno di riforme tempestive, di maggiore responsabilità di chi governa denaro pubblico, di minori vincoli all’impresa, di minore tassazione.
Le valutazioni che diamo al Governo Renzi, possono sembrare scontate, come il buon voto nel lavoro e il pessimo voto nella fiscalità. Non le abbiamo fatte per compiacere luoghi comuni, ma sono il frutto di una analisi puntuale e articolata nei 10 settori in cui, già lo scorso anno, avevamo raggruppato le proposte fatte in Piazza del Popolo.
Abbiamo aggiunto un’ulteriore valutazione su temi di tutta attualità, fatta senza questo lavoro scientifico a monte. 
Ed è qui che Renzi prende il voto maggiore: nel vendere suggestioni o promesse di riforma.
Ed è il caso, l’ultimo, di una promessa di riforma nella tassazione.
Vogliamo credere al suo impegno, ma temiamo che non abbia fatto i conti con la realtà e che, il suo disegno, nasconda qualche trucco. Quel che conta per le nostre imprese, che hanno un’unica tasca per pagare, è il conto finale e non il gioco di prestigio, in corso da anni, tra i diversi livelli di imposizione.
Se  Renzi davvero riuscisse a portare la percentuale di tassazione al livello promesso, gli andrà fatto un monumento.



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Edi Barbazza,
03 ago 2015, 03:44
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