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IMPRESE E FAMIGLIE TREVIGIANE PAGANO PER IL RILANCIO DI ALITALIA

pubblicato 3 giu 2019, 03:43 da Edi Barbazza
“Confartigianato Imprese Marca Trevigiana dissente dal trasformare la bolletta energetica nell’ennesimo salvadanaio dal quale attingere risorse per salvare Alitalia. Questo il commento del presidente dell’Associazione Vendemiano Sartor dopo aver appreso la notizia che, nelle pieghe del decreto Crescita — chiamato alla conversione in Parlamento —, due articoli prevedono di poter prelevare dai conti della Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) 650 milioni di euro per la copertura finanziaria della misura in favore della continuità di servizio di Alitalia

L'ultima novità riguarda, infatti, il rischio che tale possibile decisione “impoverisca” ulteriormente le disponibilità finanziarie della CSEA, che sono funzionali in determinati momenti al contenimento dei costi della bolletta elettrica delle famiglie e delle imprese. La conseguenza di tale decisione potrebbe quindi tramutarsi in un incremento improprio dei prezzi dell’energia (ancora una volta a carico della collettività) al fine di salvare il vettore, ancora commissariato, e alla disperata ricerca di uno o più nuovi partners. E l'allarme arriva direttamente dall'Autorità per l'Energia, Reti e Ambiente, che è un soggetto al di sopra delle parti, che dichiara l’inopportunità di tale decisione. 
Ma da dove arriverebbero esattamente questi 650 milioni? Si chiamano «oneri di sistema» e vengono pagati in bolletta da cittadini e imprese — inseriti in una voce esplicitata in fattura — assolutamente indipendenti dai consumi di energia elettrica e destinati a costituire un “fondo” istituito per evitare ripercussioni a famiglie e imprese nel caso di forti aumenti tariffari.
Un accantonamento che poi viene restituito periodicamente ai clienti in quei trimestri in cui il prezzo dell'elettricità o del metano salgono in modo considerevole, ben oltre le medie. 
Come scrive l'Autorità, i soldi messi da parte servono in sostanza «alla mitigazione degli effetti per i clienti finali, in caso di forti oscillazioni dei costi di generazione o di approvvigionamento dell'energia». Togliendo 650 milioni al fondo diventa concreto il rischio che non sia poi sufficiente per "mitigare" il rincaro dei prezzi.

“Si tratta di una soluzione – rileva Sartor - che penalizza ancora una volta e in maniera particolarmente incisiva le piccole imprese e famiglie. Forse molti non lo sanno ma i maggior oneri sono a carico di quelle aziende che “utilizzano” poco la potenza elettrica impegnata. Situazione che la nostra Associazione ha denunciato nel 2014 con un ricorso al TAR per annullare i provvedimenti dell’Autorità che andavano ad alleggerire gli oneri generali di sistema alle imprese energivore appesantendo le bollette elettriche delle piccole imprese e delle famiglie. E’ inaccettabile inoltre che negli articoli proposti si preveda che il trasferimento dei 650 milioni avvenga per tutto il periodo necessario per il rilancio di Alitalia. In pratica, il prelievo rischia di divenire un automatismo e non una misura eccezionale. 
Negli oneri di sistema ci sono già troppi costi impropri che dobbiamo sostenere, basti pensare ai 100 milioni di euro l’anno che vengono poi girati al Gruppo Ilva. Veramente non se ne può più. Come si può competere in un mercato globale se anche l’energia, vitale per l’attività delle imprese, e’ considerata alla stregua di un bancomat per lo Stato?
Come si può immaginare che la capacità di spesa delle famiglie aumenti se costantemente si applicano oneri impropri?
Le politiche industriali del nostro Paese meritano ben altra attenzione e necessitano di reali strategie di rilancio che vadano oltre alle semplici prebende (che poi paghiamo tutti) per tenere in piedi aziende che da anni incidono sui costi dello Stato”. 
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