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IL RISVOLTO DISARMANTE DELLA MANOVRINA

pubblicato 21 giu 2017, 06:51 da Edi Barbazza
La manovrina appena varata dal Governo amplifica la burocrazia a discapito dei diritti delle imprese. La conversione in legge del DL 50/2017, infatti, pur non prevedendo nuove tasse per le imprese, complica ulteriormente la modalità di recupero dei crediti che le imprese vantano dalla P.A.        
Del resto le risorse finanziare per sostenere la crescita da qualche parte dovevano pur saltar fuori. 
E come spesso accade, il legislatore ha pensato bene di adottare meccanismi che implicano una generale limitazione alla recuperabilità dei crediti tributari vantati dalle imprese. 
Le principali misure alle quali si deve questo effetto sono rappresentante da : 
- L’ampliamento dello Split Payment, ovvero quel meccanismo in applicazione del quale per le cessioni di beni e servizi alla pubblica amministrazione, e da adesso anche alle società controllate dalla medesima, l’IVA in fattura non viene corrisposta al venditore, ma direttamente versata dall’ente pubblico nelle casse dell’Erario. 
- La riduzione da 15.000 € a 5.000 € della soglia al di sopra della quale per poter disporre dei crediti Erariali in compensazione, IVA compresa, è richiesto di apporre il visto di conformità alle dichiarazioni fiscali. 
- L’introduzione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità anche alle istanze di rimborso / compensazione trimestrale dell’IVA, al superamento (su base annuale) del limite di 5.000 € di credito; 
- L’inasprimento delle sanzioni per i casi in cui si provveda all’utilizzo in compensazione dei crediti, senza l’apposizione del visto di conformità; 
- La riduzione di ben due anni, del termine entro il quale esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA; 
- L’ampliamento dell’obbligo di procedere alla trasmissione delle deleghe F24 recanti compensazioni, mediante il canale telematico dell’Agenzia delle Entrate, con conseguente implementazione di meccanismi idonei a produrre lo scarto automatico delle deleghe non supportate da condizioni di legge e visti di conformità.
Il quadro generale è dunque disarmante. Da una parte si creano le condizioni strutturali affinché le imprese maturino posizioni creditorie nei confronti dello Stato e in tal senso è anche il caso di ricordare, che le imprese del comparto edile e degli impianti già subiscono la ritenuta di acconto dell’8% sul valore delle prestazioni incassate, e dall’altra si fa il possibile per rendere complicato, costoso e differito, il diritto al recupero dei crediti medesimi. 
Ci si chiede se a fronte di tutto ciò non sarebbe stato meglio subire il paventato aumento delle aliquote IVA, così almeno avremmo sofferto tutti nello stesso modo e l’onere non sarebbe ricaduto unicamente sulle spalle delle imprese. 
A ciò si aggiunge inoltre la riduzione del beneficio derivante dal cd Aiuto alla Crescita Economica (ACE), che prevede nuove modalità di computo dell’agevolazione stessa, che ad oggi risultano confuse ed inapplicabili e in attesa di necessari chiarimenti applicativi. 
Ricordo infine che, in sede di approvazione del decreto in oggetto, con una accelerazione che certo desta sospetto, è stato introdotto nel testo l’intero articolato della proposta di legge istitutiva degli Indicatori Sintetici di Affidabilità (ISAF) destinati a sostituire, non è dato sapere se degnamente o meno, gli studi di settore. 
Non ci resta che attendere fiduciosi l’emanazione delle disposizioni attuative.
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