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FISCO? BUROCRAZIA? ROBA DA MATTI

pubblicato 14 nov 2017, 03:31 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 15 nov 2017, 00:36 ]
Le imprese artigiane si sentono soffocare: troppa burocrazia e nessun passo coraggioso sul fronte del fisco, anzi. A tal punto che, in modo evocativo, denunciano: “Burocrazia e Fisco? Roba da Matti”. 
Il Presidente e il Direttore di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Vendemiano Sartor e Valeria Maggiolo, hanno incontrato lunedì 13 novembre il Prefetto di Treviso, S.E. dr.ssa  Laura Lega, per consegnargli il dossier riportante le richieste di emendamento del sistema Confartigianato Imprese Veneto al decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2018.
Nel corso dell’appuntamento il Rappresentate dello Governo ha dato ascolto alle istanze dell’Associazione per poi riferirle nelle sedi competenti.
“Se l’insieme dei provvedimenti aventi un impatto fiscale non dovesse cambiare radicalmente -afferma Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana – riteniamo che il rapporto di fiducia tra contribuente e Stato si incrini ulteriormente. Le imprese non possono continuare a pagare, in modo sempre più complicato e costoso e sempre più anticipatamente, imposte quando poi i propri crediti non sono riconosciuti tali o veritieri. Non ci stiamo ad essere considerati, a priori, evasori salvo prova contraria. La logica della “cassa” sta destrutturando la nostra economia per via normativa. Non siamo d’accordo e non lo accettiamo. Le imprese chiedono di poter lavorare rispettando le norme ma di non divenendo vittime delle stesse.” 

Qualche numero 
Senza le opportune modifiche l’insieme dei provvedimenti di impatto fiscale, tra i quali anche il decreto fiscale 148/2017 collegato alla legge di Bilancio 2018, rischiano di essere un salasso per le imprese artigiane venete, pari a:
106.791.000€ di nuovi costi (tra visti conformità, POS e Spesometro);  
a cui aggiungere una spesa media di  2.800€ di IMU e 6.720€ per le fatture elettroniche (per ogni impresa)
oltre a 12.500.000€ letteralmente drenati alle imprese per ritenute sui bonifici per ristrutturazione e crediti IVA. 

Due premesse
Fallita la collaborazione e la trasparenza
Nel rapporto sull’economia non osservata che contiene anche le politiche di indirizzo e le strategie volte al contenimento e recupero dell’evasione rileviamo che le parole SEMPLIFICAZIONE e COLLABORAZIONE compaiono rispettivamente 15 e 38 volte! le parole CAMBIO, CAMBIO VERSO, SCAMBIO DI INFORMAZIONI e simili compaiono 58 volte! E’ lecito chiedersi se esista corrispondenza tra propositi e fatti!

Va cambiato il Fisco
In nome della lotta all’evasione per decenni le imprese si sono accollate adempimenti fuori controllo e assurde pratiche burocratiche, senza conseguire significativi risultati.
Nel corso degli ultimi 5 periodi di imposta (2011-2015) infatti l’incidenza dell’evasione fiscale sul PIL è rimasta intorno al 12–13%, e ciò porta alla constatazione che, seppure semplificando grossolanamente, l’87/88% dei contribuenti viene penalizzato dal restante 12–13% e che oggi chiede allo Stato di essere TUTELATO, non PERSEGUITATO!
Il fisco non può ridursi a esborsi non sostenibili e adempimenti impossibili che rischiano di generare ingiustizie e intasamento burocratico a dispetto dei proclami di semplificazione rimasti sulla carta. Simbolo dell’iniziativa le “camicie di forza” che sono diventate il simbolo di uno Stato che le imprigiona e che si comporta in modo schizofrenico. 

ALCUNI ESEMPI ECLATANTI

Visti di conformità sulle compensazioni: è una pratica che va demolita
L’abbassamento a 5.000 euro della soglia dei crediti oltre la quale è necessario far apporre il visto sulle dichiarazioni per poter utilizzare i propri crediti IRPEF, IRES, IRAP e IVA, ha fatto lievitare i costi burocratici per le imprese ed ha messo, di fatto, le ganasce al diritto dei contribuenti di poter sfruttare i propri crediti nei confronti dello Stato, diritto sancito dalla legge.

IMU: tassare un bene dedicato alla produzione è ingiusto, incostituzionale e incoerente con le agevolazioni sui macchinari (industria 4.0, super ammortamenti etc)
E’ già discutibile che si chieda il pagamento di questa imposta per gli immobili dedicati all’attività, ed è ancor meno ammissibile che DETTO TRIBUTO non sia deducibile dal reddito d’impresa per pure esigenze di cassa dello Stato. 
Si chiede la possibilità di dedurre il 100% dell’imposta pagata e non solo il 20%.

Comunicazioni dell’Agenzia Entrate sui debiti IVA periodica
Il diritto a ricorrere al ravvedimento operoso va preservato. A chi non è riuscito a versare l’IVA a debito del primo trimestre 2017, va riconosciuta la possibilità di versarla almeno fino al 30 aprile 2018, giorno entro cui dovrà presentare la dichiarazione IVA, pagando sì le sanzioni e gli interessi, ma in misura agevolata. Come, del resto, la legge già prevedeva e concedeva.

Spesometro
L’obbligo dell’invio trimestrale ha comportato maggiori costi per le imprese e un aggravio della pressione burocratica.

Sanzioni su comunicazioni IVA e spesometro 
Il 2017 verrà ricordato come l’anno della COMPLICAZIONE FISCALE dove imprese ed addetti ai lavori si sono dovuti confrontare con nuovi e ripetitivi adempimenti ed una lentezza ed inefficienza imbarazzanti dei sistemi informatici della Pubblica Amministrazione. 
Si chiede: l’esclusione delle sanzioni per gli invii fatti nel 2017.

Obbligo di fatturazione elettronica
Non siamo contrari all’innovazione tecnologica ma questa deve andare di pari passo con una REALE semplificazione degli obblighi per le imprese. Non è concepibile assorbire questa ennesima imposizione senza prevedere un taglio degli altri adempimenti. 
Un anno con fatturazione elettronica obbligatoria, Indici Sintetici di Affidabilità, visti di conformità, comunicazioni trimestrali IVA e spesometro, POS obbligatorio = dare il colpo di grazia alle imprese. 
Si chiede: l’abolizione del visto di conformità, delle comunicazioni IVA e spesometro periodiche, degli accertamenti da ISA, dell’obbligo di POS nel caso diventi obbligatoria la fattura elettronica.
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