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FARE, FELICITÀ, FUTURO: LE 3F PER ESSERE CITTADINI DI QUESTO MONDO

pubblicato 19 apr 2017, 00:08 da Edi Barbazza
di Andrea Scapinello, Presidente Gruppo Giovani Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

Chiunque abbia responsabilità sociali si diletta quotidianamente in analisi e valutazioni attorno alle difficoltà generazionali: non c’è nulla di più finto, falso e futile. Le 3F con cui le generazioni over 40 affrontano il tema… perché? Perché a nessuno con potere o con raggiunto benessere passa per la testa di condividere alcunché: chi ha raggiunto potere o benessere se lo tiene molto stretto, non cede un millimetro di ciò che ha. Ogni generazione, come ogni figlio con i propri genitori, deve strappare, guadagnare la propria autonomia e la propria soggettività. Deve costruire il proprio futuro. Sembra eccessivo? Sembra gratuito o, peggio, irriconoscente? Certamente lo sarebbe stato per tutte quelle generazioni che hanno dovuto crescere velocemente e costruire da zero. In un frangente storico drammatico, come il dopoguerra, in tutta Europa una vera e propria generazione di politici, imprenditori, opinion leader della conoscenza hanno progettato un futuro possibile e hanno dato spazio anche ai più giovani, molti dei quali, generosamente, avevano contribuito a superare quella fase di conflitto mettendoci la faccia (e non solo) e hanno continuato con lo stesso impeto e determinazione. Quella di quei padri è stata una generazione che ha guardato in avanti con generosità verso i figli. Era sicuramente una necessità.
Un’altra fase molto diversa, ma simile per l’esito, quasi una postuma continuazione di un percorso, è avvenuta in tutto il mondo alla fine degli anni ’60: anche in quel caso la lotta di una generazione (chiamata o dileggiata con il termine di sessantottini) è arrivata a strappare spazi di potere.
Un evento drammatico, quindi, e una vera e propria guerra generazionale: assistiamo a qualcosa di simile oggi? No. Semplicemente no!
Le domande sono due e distinte: cosa manca a noi come generazione? Cosa potrebbero fare per noi le generazioni over 40?
Una recente analisi sulla nostra fascia d’età dimostra che in Italia aumenta il tasso di Neet (Not in Education, Employment or Training), i giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e nemmeno stanno svolgendo un’attività lavorativa. Nella prima metà del 2016, i neet  (15-29 anni) erano sono oltre il 22% (circa 2 milioni200 mila): da un punto di vista strettamente economico, secondo le stime dell’Eurofound, il loro costo corrispondeva a circa il 2% del Pil italiano, ovvero 36 miliardi di euro… ecco, i giovani da risorsa a costo! Oltre al costo, importante di per sé, queste donne e questi uomini perdono, perché non hanno modo di esercitarla, la voglia di fare e la felicità che può venire solo dal costruirsi un futuro: le 3F!
Sembra sensato indicare il lavoro quale asse portante attorno al quale poter costruire la propria vita. Ebbene, se è cosi, usciamo noi per primi dalla condizione, anche mentale, di figli (in Italia l’influenza dei genitori sulle scelte di studio e di lavoro è statisticamente maggiore rispetto a quella di tutti i paesi europei) e proviamo ad abbattere e superare il modello italiano di dipendenza dalla famiglia. Questo aspetto ci riguarda molto pesantemente: rischia di ritardare in noi l’esercizio della  piena cittadinanza e non ci consente di confrontarci, anche duramente, con le altre generazioni! 
Duramente, perché solo così potremo uscire da questo angolo nel quale siamo finiti. 
Due sole considerazioni. La prima: nelle nostre aziende assumere responsabilità significa maggior impegno rispetto ai nostri padri e madri, trovando strade nuove, investendo sulle nostre conoscenze (che sono molte e siamo i primi a non valutare…) e rischiando senza azzardi.  
La seconda, andando così alla domanda posta più sopra: nessuno, nessuno di altra generazione rispetto alla nostra lascerà uno spazio che ha già occupato. Sarebbe veramente sciocco solo pensarlo. Ma ciò, se non ne siamo consci, ci farà subire inermi il pesante raggiro di tutti coloro che parlano e operano per noi, che decidono per noi: continuano a mantenere solamente loro stessi. Il più delle volte, miseramente, solo i loro privilegi. E sono gli stessi che contribuiscono ad affossare la condizione economica già difficile in Italia facendola pagare a noi, rendendo opaco il nostro futuro. Questa considerazione vale per tutti i campi: economico, politico e sociale. 
“Essere felici nella fase giovanile - ha affermato Alessandro Rosina, uno dei curatori della ricerca Rapporto Giovani 2016 dell’Istituto Toniolo di Milano – risulta essere una condizione sempre meno legata all’essere spensierati e sempre più al fare, alla possibilità di mettersi alla prova con successo in un contesto che incoraggi a essere attivi nel migliorare il proprio futuro”. Le 3F.
Per concludere con una proposta vicina allo spirito delle 3F, potremmo richiedere ai rappresentanti della società civile di sottoscrivere un patto. Nei prossimi incontri che riguarderanno i giovani, nei prossimi progetti o convegni, chiunque intervenga deve possedere un requisito: deve dichiarare quanti giovani ha assunto nell’ultimo anno, quante start up ha sostenuto, quanto predisposto al passaggio generazionale in azienda sia, quanto spazio del proprio potere ha ceduto e quando, se in età, andrà in  pensione… è una buona modalità per impedire agli over di raccontarci fiabe socioeconomiche! 

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