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DISCUTIBILE LA PROPOSTA DI AUTOCERTIFICAZIONE DELL' ASSENZA DA PARTE DEI DIPENDENTI

pubblicato 11 lug 2017, 07:04 da Edi Barbazza
"In tutti i casi di assenza per malattia protratta per un perioda inferiore a tre giorni il lavoratore comunica con sua esclusiva responsabilità il proprio stata di salute al medico curante, il quale provvede ad inoltrare apposita comunicazione telematica all'Istituto nazionale della previdenza sociale, nonchè al datore di lavoro" così incredibilmente recita l'art.2 del Disegno di Legge nr.2059 presentato al Senato da un gruppo di senatori che intende in tal senso modificare il D.lgs.165/2001, che norma gli adempimenti del lavoratore e le responsabilità dei medici di base in caso di malattia.
Legiferare contro il lavoro in questo momento storico di timida ripresa per consentire ai dipendenti di autogiustificare i primi tre giorni di assenza per malattia è per Confartigianato Imprese Marca Trevigiana una scelta molto discutibile. 
L'obbligo di attestare lo stato di malattia per giustificare la non presenza al lavoro di un dipendente deve rimanere in capo ai medici di base e alle strutture sanitarie competenti verificandolo caso per caso. Ci sono chiare le difficoltà operative e la rigorosità del sistema sanzionatorio a loro carico, ma l'autocertificazione dell'assenza per malattia breve non è la soluzione. 
Se la proposta diventa legge crescerà l'assenteismo per malattie brevi, aumenteranno i costi per le piccole imprese, si contrarrà la produttività. Nella stragrande maggioranza delle imprese del nostro territorio, che contano generalmente tre dipendenti, l'assenza di un solo lavoratore equivale alla perdita del 33% della forza lavoro, percentuale molto più alta di quanto si registrerebbe in aziende con centinaia di addetti. L'unico rimedio datoriale sarà a quel punto la richiesta all'INPS (a pagamento) di visite di controllo medico, inaugurando una stagione di conflittualità all'interno delle aziende di cui_ non si ha bisogno. 
Il 50,6% del totale dei certificati di malattia è da imputare alle assenze dal lavoro fino a tre giorni. La soluzione che a monte risolverebbe il problema della certificazione da parte dei medici sarebbe quella di rivedere le regole dei contratti collettivi con l'obiettivo di togliere il salario per i primi tre giorni, negoziandolo con un'estensione del periodo di comporto (arco temporale durante il quale il datore di lavoro deve conservare il posto di lavoro e remunerare il dipendente in malattia ) attualmente, nella maggior parte dei casi, di soli 6 mesi, in caso di malattie lunghe e gravi certamente più penalizzanti per il dipendente o anche supportando, per il tramite dei fondi di assistenza sanitaria integrativa, già previsti nella contrattazione collettiva artigiana e in altri settori, i costi che I lavoratori dovrebbero sostenere per le cure di invalidanti e prolungate patologie.



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