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DIGNITA’: UNA PAROLA USATA IMPROPRIAMENTE

pubblicato 1 ago 2018, 05:15 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 1 ago 2018, 08:27 ]
Mai come in questo periodo la parola dignità è stata abusata. 
Averla associata ad un provvedimento correlato al lavoro che nelle riforme che si propone di introdurre genererà meno assunzioni e un inasprimento del contenzioso sul versante dei licenziamenti è assolutamente inappropriato.
Non più tardi di qualche giorno fa il sistema associativo ha inviato a tutti i parlamentari veneti una missiva riportante gli emendamenti il cui accoglimento si rivelerà fondamentale per consentire alle micro e piccole imprese di tradurre in posti di lavoro i primi segnali di ripresa dopo anni di marcata regressione. In particolare: abolire le causali per la proroga nei primi 12 mesi e per i rinnovi; mantenere la normativa in essere per i contratti a termine in corso; abolire l’innalzamento del limite minimo e massimo dell’indennità risarcitoria nel caso di illegittimità del licenziamento; semplificare ed estendere il campo di applicazione dell’attuale voucher a tutti i settori produttivi.
Se non verranno accolti il mondo datoriale trevigiano deve essere consapevole che la possibilità di dare lavoro a termine è definitivamente ridotta a 12 mesi rispetto ai 36 della normativa precedente. Le causali per estendere la durata del rapporto a 2 anni sono solo un pretesto del Governo per difendere il provvedimento. Nella realtà operativa della pmi sono assolutamente inapplicabili e sicure generatrici di cause di lavoro con i dipendenti a cui scade il contratto. 
Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che un anno sia sufficiente per capire se il candidato è idoneo o se le condizioni del mercato di riferimento dell’azienda sono stabili per mantenere il posto di lavoro aggiuntivo. Purtroppo la realtà è altra. 
L’adeguatezza delle competenze sempre più complesse che ricercano le imprese da un lato  e il fatto che buona parte delle piccole imprese naviga a vista dall’altro, specialmente quelle che operano come terziste o specializzate in taluni segmenti di filiere molto lunghe rispetto alle quali la scelta dei volumi di lavoro è loro preclusa, sono in assoluto contrasto con i tratti di dignità con i quali viene dipinta questa ennesima riforma del mercato del lavoro di cui nessuno, neanche i lavoratori, aveva bisogno.

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