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CREDITO: ANCORA DIFFICOLTA' DI ACCESSO PER LE PICCOLE IMPRESE

pubblicato 30 ago 2018, 01:47 da Edi Barbazza
Di Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

La riforma del Fondo di garanzia è una svolta che impone la messa in campo di strumenti nuovi per sostenere l’accesso al credito e la competitività delle aziende, in particolare per le piccole e medie imprese. Strumenti di crescita e formazione aziendale che Confartigianato Imprese Marca Trevigiana ha proposto e riproporrà alle aziende. E’ per noi prioritario fornire tutte le informazioni utili agli imprenditori relativamente al rapporto banca-impresa e alla pianificazione delle scelte aziendali di natura economico-finanziaria. L’accrescimento della cultura d’impresa in questo ambito e con essa la capacità di realizzare quotidianamente scelte consapevoli hanno portato oltre 300 imprenditori a prendere parte a seminari ad hoc .
Indicazioni puntuali sui diversi aspetti dell’iter di concessione del credito così da permettere alle aziende di comprendere passaggi fondamentali e affrontare criticità esistenti in relazione a finanziamenti a pmi, si rivelano fondamentali. La variabile conoscenza non riguarda solo la concessione del credito ma interessa anche altri ambiti trasversali come la gestione del credito deteriorato. Il fine che perseguiamo è quello di accompagnare le imprese al raggiungimento di una maggiore stabilità finanziaria.
Confartigianato sta pianificando una serie di azioni per migliorare l’accesso al credito delle pmi che , come dimostra l’indagine dell’Ufficio Studi, deve essere ottimizzato.
Sul fronte dei finanziamenti bancari infatti, le piccole imprese archiviano più di 6 anni di pesanti ombre. Il calo costante dei prestiti registrato dal 2012 ha lasciato il posto, ad aprile 2018, a un timido bagliore positivo. Tuttavia, già a maggio i prestiti alle imprese sono cresciuti solo dell’1,2% rallentando rispetto al +2,1% di aprile 2018. La crescita è stata trainata dal +1,5% delle imprese medio-grandi (era +0,3% quasi un anno prima, a giugno 2017) mentre, al contrario, i prestiti alle imprese con meno di 20 addetti ristagnano (-0,1%, era -1,3% a giugno 2017).
Per Confartigianato i segnali continuano a non essere confortanti, visto che il trend del credito ai piccoli imprenditori rimane ben al di sotto della media riguardante le imprese di maggiori dimensioni. Per l’artigianato veneto, poi, le cose sono decisamente negative. Basti dire che nel 2017 i finanziamenti alle imprese artigiane sono diminuiti di 458 milioni (3,3 miliardi in Italia), pari ad oltre il 9% in meno in un anno, ben sopra la media italiana “ferma” al -7,9%). E addirittura, rispetto al 2014, il calo in regione è stato di oltre il 20%. Nella Marca i prestiti, a breve, medio e lungo termine, pari a 815milioni di euro, nell’arco di un anno hanno registrato un -10.6% e se il raffronto avviene con il 2014 la percentuale più che raddoppia. -21.5 %
I tassi di interesse rimangono ai minimi, ma pesa sulle piccole imprese venete lo spread di 272 punti base (300 a livello nazionale). A maggio 2018 il tasso di interesse sui prestiti pagato dalle società non finanziarie in Italia per nuove operazioni è pari all’1,43%, di 17 punti più basso rispetto al valore di un anno prima e di 1 punto inferiore rispetto a quello pagato nell’Eurozona (1,44%). Pur nel contesto favorevole di bassi tassi di interesse sulle piccole imprese pesa lo spread sul costo del credito: a fine 2017 una impresa fino a 20 addetti pagava in regione, infatti, un tasso di interesse effettivo sui prestiti a breve termine pari al 6,23%, superiore di 272 punti rispetto al 3,79% pagato da una impresa medio-grande. Ma non è soltanto questione di quantità.
Al razionamento del credito alle piccole imprese, Confartigianato evidenzia l’alto costo del denaro, che resta strutturalmente superiore per le aziende di minore dimensione e non è giustificato dalla maggiore rischiosità. Nel 2017, infatti, una micro impresa sana ha pagato un tasso del 5,70 per cento, quasi doppio rispetto al 3,24 per cento pagato da una grande impresa rischiosa. Eppure le piccole imprese mostrano una qualità del credito maggiore rispetto alle imprese medio-grandi quasi dappertutto nel Paese. In Veneto il gap è di 3,7 punti percentuali. Finanziamenti sempre più rarefatti e costosi, quindi. Un trattamento che nei fatti sottrae ai piccoli imprenditori quella liquidità necessaria a fare investimenti e ad agganciare la ripresa.
Sistema da correggere certamente, ma di pari passo è necessario essere più attrezzati come imprenditori. Da questi numeri reagiamo con un rilancio della nostra azione di supporto e formazione a tutela del nostro sistema imprenditoriale. Siamo passati dalla discrezionalità eccessiva all’applicazione sterile di tabelle, per giungere, oggi, a strumenti nuovi e un meccanismo in virtù del quale l’erogazione dei fondi viene fatta con cognizione di causa attraverso l’analisi approfondita di ogni singola situazione.
Ci sono margini di miglioramento nella conoscenza delle imprese e qui si rafforza il ruolo delle Associazioni e dei confidi per la loro prossimità alle imprese.
Le risorse messe a disposizione dalle istituzioni sono importanti, ma spesso non sono raggiungibili. Va migliorato l’accesso togliendo ostacoli che talvolta generano conseguenze maggiori che la scelta di assumere un rischio moderato. Contemporaneamente dobbiamo rafforzare la cultura manageriale nelle imprese in cui è crescente la complessità gestionale, data anche dall’orientamento sempre più marcato verso la conquista dei mercati internazionali che impone di concentrarsi in misura crescente sulla gestione economico finanziaria dell’azienda e del marketing del prodotto/servizio realizzato attraverso anche una maggiore valorizzazione del sapere pratico aziendale.

I dati dei prestiti all’artigianato evidenziano un aumento della quota dei prestiti a medio e lungo termine, aventi durata originaria superiore a 18 mesi. A dicembre 2017 questa tipologia di prestiti rappresenta oltre i due terzi (69,2%) dei prestiti al comparto, quota cresciuta di 2,0 punti percentuali nell’ultimo anno e di 5,7 punti percentuali rispetto a dicembre 2014, mese successivo al III trimestre 2014, il picco minimo degli investimenti negli ultimi cinque anni. L’aumento della quota sottende una dinamica migliore - anche se comunque negativa - dei prestiti a medio e lungo termine: nell’ultimo anno il calo del totale dei prestiti pari al -7,9% è il risultato, infatti, di una diminuzione del 5,1% dei prestiti a medio/lungo termine a fronte di una flessione del 13,7% del credito a breve termine. Tale fenomeno si conferma anche nel lungo periodo con una flessione dei prestiti a medio/lungo termine del 10,1% rispetto a dicembre 2014 contro il crollo del -30,6% del credito a breve termine.
A livello territoriale prendendo a riferimento le principali regioni - ognuna con oltre 400 milioni di euro di prestiti totali all’artigianato - si rilevano le maggiori incidenze di prestiti a medio e lungo termine per: Liguria (74,7%), Abruzzo (73,6%), Lazio (73,1%), Trentino-Alto Adige (72,7%), Marche (72,3%) e Sardegna (72,1%).
Considerando le principali province - ognuna con oltre 400 milioni di euro di prestiti totali all’artigianato - le incidenze maggiori sono quelle di: Roma (75,3%), Ancona (73,4%), Provincia Autonoma di Bolzano (73,3%), Venezia (73,2%), Genova e Provincia Autonoma di Trento (entrambe a 71,9%), Bari (71,6%), Pesaro e Urbino, Milano e Mantova (tutte a 71,5%), Udine e Treviso (entrambe a 71,4%).
Prendendo a riferimento il triennio caratterizzato dalla crescita degli investimenti (dicembre 2014- dicembre 2017) nelle principali regioni si registra un aumento dei prestiti all'artigianato a medio e lungo termine solo per la Sardegna con il +2,0% ed il Piemonte con il +0,7%. All’ opposto le diminuzioni più intense sono quelle di Marche (-14,5%), Umbria (-8,8%), Abruzzo (-8,7%) e Trentino-Alto Adige (-7,2%).
Tra le principali province si rileva un aumento dei prestiti a medio-lungo termine per Milano (+0,4%) mentre i cali meno intensi sono quelli di Torino (-0,1%), Vicenza (-2,3%), Monza e Brianza (-2,5%), Cuneo (-2,7%), Lecco (-3,0%), Roma (-3,1%), Varese (-3,4%), Bari (-3,8%), Bologna e Udine (entrambe sul -4,1%), Brescia (-4,5%), Mantova (-4,7%), Forlì-Cesena (-4,9%) Firenze (-5,0%) e Treviso (-5.1%) . Al contrario le flessioni più intense sono quelle di Ancona (-18,3%), Pesaro e Urbino (-17,0%), Arezzo (-11,6%), Reggio Emilia (-9,6%), Perugia (-9,0%), Cremona (-8,7%) e Modena (-8,4%).
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