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1 APRILE - LA TRIBUNA: LETTERA DEL PRESIDENTE

pubblicato 1 apr 2020, 00:15 da Edi Barbazza
Sicurezza sanitaria, sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro.

Anche per le imprese artigiane e le pmi la sicurezza è la parola d’ordine di questi giorni tragici. Confartigianato Imprese Marca Trevigiana ha da subito ritenuto prioritario garantire il lavoro con il massimo della prevenzione poiché l’attenzione alla persona è buona prassi nella cultura d’impresa di migliaia di artigiani trevigiani
Per questo è necessario fermarsi a riflettere sul significato di sicurezza nel rapporto tra tecnologia e uomo. La tentazione è di pensare la “sicurezza” come un insieme di dispositivi - quale mascherina? Quale distanza? Quali controlli? - e perciò limitata al contrasto del contagio. 
La tecnologia invece, è solo strumento, il fine è la persona. E’, questa, una consapevolezza che appartiene al nostro modello d’impresa che è quello di una micro-comunità di persone, che a loro volta appartengono alle comunità locali. Un modello che ha fatto crescere la nostra provincia, che ha assicurato nelle difficoltà anche recenti, mi riferisco alla crisi del 2008, la tenuta del nostro sistema sociale.
Da questa identità nasce la seconda considerazione sulla sicurezza. Oggi la priorità assoluta è la sicurezza sul lavoro, garantire cioè la salute dei lavoratori e degli imprenditori. È una questione di salute pubblica, certo, ma è anche un investimento per preservare un patrimonio di competenze, di esperienza e di sapere.
Ma in questa prospettiva dobbiamo interrogarci sulla sicurezza del lavoro. Domani esisteranno ancora le aziende? Quante? Quali? Ci sarà ancora lavoro per tutti? Ancora una volta lo snodo di queste domande è la centralità della persona. Occorre mettere in sicurezza gli imprenditori, occorre metterli in condizione di esprimere il loro coraggio per tornare a produrre e a offrire servizi e, dunque, a garantire reddito e lavoro. 
È evidente che le prime misure assunte dal “Cura Italia” sono del tutto insufficienti se traguardate attraverso questa prospettiva. Serviranno ben altri strumenti per mettere in sicurezza gli imprenditori e con loro le tante, tantissime famiglie che fanno affidamento su di loro per garantirsi un futuro. 
Il tema della sicurezza ha poi un ulteriore e più strategica dimensione sulla quale sarà necessario un’ampia, articolata e competente riflessione. Questa pandemia sta, infatti, esaltando la civiltà digitale, che ha rotto i confini della comunicazione e dell’intrattenimento, entrando gioco forza nella formazione e nella didattica, nella domotica, nella telemedicina, nel controllo a distanza, nel telelavoro fino allo smartworking. 
Ci sono due ordini di considerazioni su questo aspetto. Il primo: la digitalizzazione di molti processi e funzioni è stata dettata dall’urgenza. Siamo ben lontani da un utilizzo pervasivo del digitale, che richiederà, alle imprese e alla società stessa, un ripensamento collettivo dei modi di lavorare, di produrre, di imparare, di consumare, di vivere la socialità. 
La seconda considerazione è meno evidente, ma non per questo meno importante. Ancora una volta intravedo il rischio della supremazia della tecnologia sulla persona. Credo che la lezione più importante di questa pandemia sia stata, al contrario, il fattore umano. È evidente nella prima linea sanitaria, e lo sarà domani quando le imprese potranno tentare di ripartire: sarebbe un errore storico imperdonabile non approfittare di queste insegnamenti per intraprendere un generale, democratico, approfondito dibattito sul rapporto tra scienza, tecnologia, lavoro, impresa, società. 
La maggiore responsabilità, è evidente, appartiene alla politica, ma nessuno potrà chiamarsi fuori: Confartigianato Imprese Marca Trevigiana è pronta a mettere in campo tutte le proprie competenze per portare il suo contributo, nel tempo dell’emergenza di oggi ed in quello della ripartenza di domani.

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