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Notizie Eventi


MISURE PER AFFIDAMENTI - RIMBORSI - MUTUI E LEASING

pubblicato 2 apr 2020, 07:33 da Edi Barbazza


OGGETTO: 
1. Blocco, fino al 30/9/2020, della revoca di aperture di credito e prestiti su anticipi (fidi cassa / castelletti SBF / anticipi fatture etc.) esistenti alla data del 29/2/2020;
2. Proroga fino al 30/9/2020 della scadenza contrattuale dei prestiti non rateali;
3. Sospensione fino al 30/09/2020 di mutui e finanziamenti a rimborso rateale, nonché leasing.

DESTINATARI: imprese e professionisti (a questi ultimi è riconosciuto, dalla Comunità Economica Europea lo status di P.M.I.)

CONDIZIONI:  non trovarsi, alla data del 18/3/2020, in condizioni creditizie dichiarate deterioratecarenza di liquidità come conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19.

COME FARE LA DOMANDA: compilando e consegnando alla propria banca il modulo (vedasi fac-simile allegato) con il quale si individua il rapporto oggetto di sospensione/proroga, attestando la condizione di trovarsi in difficoltà finanziaria come diretta conseguenza della diffusione dell’epidemia (non sono richiesti specifici parametri)

Nota: secondo indicazioni fornite dall’ABI, il blocco della revoca delle aperture di credito (punto 1) opererebbe automaticamente, ovvero senza necessità di richiesta da parte del debitore, ma si raccomanda di verificare la suddetta circostanza con il proprio Istituto di credito

FONDO DI SOLIDARIETA' PER I MUTUI PER LA PRIMA CASA

pubblicato 2 apr 2020, 05:18 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 2 apr 2020, 06:46 ]

Sospensione delle rate di mutuo contratto per l’acquisto della prima casa per un periodo di 18 mesi al verificarsi di temporanee difficoltà

DESTINATARIprivati e imprese

CONDIZIONI:  sussistenza di condizioni di temporanea difficoltà*il mutuo deve essere di importo non superiore a 250.000 €

*TEMPORANEE DIFFICOLTA' 
Per i lavoratori dipendenti : la cessazione o la sospensione (es. per cassa integrazione per almeno 30 gg) o riduzione dell’orario del rapporto di lavoro e la morte del titolare del mutuo 
Per i lavoratori autonomi : la riduzione del fatturato di un trimestre successivo al 21/2/2020, di almeno il 33%, rispetto a quello realizzato nell’ultimo trimestre 2019 (non è necessario aspettare un trimestre, e in tal caso il fatturato di “confronto” con l’ultimo trimestre 2019 sarà quello del periodo 21/2/2020 e fino alla data della domanda di sospensione)

COME FARE LA DOMANDA:
E’ necessario compilare e consegnare alla propria banca il modulo previsto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze scaricabile CLICCANDO QUI 

13 CORONAVIRUS - DISPOSIZIONI 1 APRILE

pubblicato 2 apr 2020, 01:17 da Edi Barbazza


Il nuovo decreto del 1 aprile 2020 prolunga le misure in essere per il contenimento del Coronavirus e portare alla diminuzione dei contagi. 

Le limitazioni ad attività commerciali e popolazione saranno attive fino a lunedì 13 aprile, giorno di Pasquetta. Resta la chiusura per tutte le attività non essenziali, l’obbligo di mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone e l’utilizzo dell’autocertificazione per tutti gli spostamenti urgenti o lavorativi. 

Novità del provvedimento la sospensione degli allenamenti anche per le società sportive e i professionisti.       

Per consultare il testo del Decreto, di cui si attende la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, CLICCA QUI 

1 APRILE - LA TRIBUNA: LETTERA DEL PRESIDENTE

pubblicato 1 apr 2020, 00:15 da Edi Barbazza

Sicurezza sanitaria, sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro.

Anche per le imprese artigiane e le pmi la sicurezza è la parola d’ordine di questi giorni tragici. Confartigianato Imprese Marca Trevigiana ha da subito ritenuto prioritario garantire il lavoro con il massimo della prevenzione poiché l’attenzione alla persona è buona prassi nella cultura d’impresa di migliaia di artigiani trevigiani
Per questo è necessario fermarsi a riflettere sul significato di sicurezza nel rapporto tra tecnologia e uomo. La tentazione è di pensare la “sicurezza” come un insieme di dispositivi - quale mascherina? Quale distanza? Quali controlli? - e perciò limitata al contrasto del contagio. 
La tecnologia invece, è solo strumento, il fine è la persona. E’, questa, una consapevolezza che appartiene al nostro modello d’impresa che è quello di una micro-comunità di persone, che a loro volta appartengono alle comunità locali. Un modello che ha fatto crescere la nostra provincia, che ha assicurato nelle difficoltà anche recenti, mi riferisco alla crisi del 2008, la tenuta del nostro sistema sociale.
Da questa identità nasce la seconda considerazione sulla sicurezza. Oggi la priorità assoluta è la sicurezza sul lavoro, garantire cioè la salute dei lavoratori e degli imprenditori. È una questione di salute pubblica, certo, ma è anche un investimento per preservare un patrimonio di competenze, di esperienza e di sapere.
Ma in questa prospettiva dobbiamo interrogarci sulla sicurezza del lavoro. Domani esisteranno ancora le aziende? Quante? Quali? Ci sarà ancora lavoro per tutti? Ancora una volta lo snodo di queste domande è la centralità della persona. Occorre mettere in sicurezza gli imprenditori, occorre metterli in condizione di esprimere il loro coraggio per tornare a produrre e a offrire servizi e, dunque, a garantire reddito e lavoro. 
È evidente che le prime misure assunte dal “Cura Italia” sono del tutto insufficienti se traguardate attraverso questa prospettiva. Serviranno ben altri strumenti per mettere in sicurezza gli imprenditori e con loro le tante, tantissime famiglie che fanno affidamento su di loro per garantirsi un futuro. 
Il tema della sicurezza ha poi un ulteriore e più strategica dimensione sulla quale sarà necessario un’ampia, articolata e competente riflessione. Questa pandemia sta, infatti, esaltando la civiltà digitale, che ha rotto i confini della comunicazione e dell’intrattenimento, entrando gioco forza nella formazione e nella didattica, nella domotica, nella telemedicina, nel controllo a distanza, nel telelavoro fino allo smartworking. 
Ci sono due ordini di considerazioni su questo aspetto. Il primo: la digitalizzazione di molti processi e funzioni è stata dettata dall’urgenza. Siamo ben lontani da un utilizzo pervasivo del digitale, che richiederà, alle imprese e alla società stessa, un ripensamento collettivo dei modi di lavorare, di produrre, di imparare, di consumare, di vivere la socialità. 
La seconda considerazione è meno evidente, ma non per questo meno importante. Ancora una volta intravedo il rischio della supremazia della tecnologia sulla persona. Credo che la lezione più importante di questa pandemia sia stata, al contrario, il fattore umano. È evidente nella prima linea sanitaria, e lo sarà domani quando le imprese potranno tentare di ripartire: sarebbe un errore storico imperdonabile non approfittare di queste insegnamenti per intraprendere un generale, democratico, approfondito dibattito sul rapporto tra scienza, tecnologia, lavoro, impresa, società. 
La maggiore responsabilità, è evidente, appartiene alla politica, ma nessuno potrà chiamarsi fuori: Confartigianato Imprese Marca Trevigiana è pronta a mettere in campo tutte le proprie competenze per portare il suo contributo, nel tempo dell’emergenza di oggi ed in quello della ripartenza di domani.

CORONAVIRUS - SCHEDA ATTIVITA' CONSENTITE FINO AL 3 APRILE

pubblicato 27 mar 2020, 10:54 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 27 mar 2020, 11:15 ]



Le attività - con i relativi codici Ateco - riconosciute come servizi essenziali dal Governo con i decreti dell'11 marzo 2020 e 25 marzo 2020 e che quindi restano aperte  anche durante la restrizione stabilita fino al 3 aprile 2020, sono epilogate nel documento scaricabile CLICCANDO QUI . 

Dopo l’ultimo decreto Conte, sono state molte le imprese in dubbio sulla possibilità di mantenere la produzione o sulla necessità di dovere sospendere l’attività. In un momento di incertezza generale, si è cercato di rendere più agevole alle imprese la gestione dell’emergenza raccogliendo, in un unico documento una sorta di compendio, i codici ATECO ammessi e pubblicati in tre diversi provvedimenti: il DPCM dell’11 marzo, quello del 22 marzo e il DM del 25 marzo. 




CORONAVIRUS - GESTIONE DEI CONTRATTI NELL'EMERGENZA

pubblicato 26 mar 2020, 11:35 da Edi Barbazza


A seguito della sospensione dell’attività di molte imprese si sono ridotte le entrate finanziarie e risulta difficile  adempiere alle scadenze di pagamento programmate; si rileva inoltre l’impossibilità di rendere le prestazioni ovvero fornire i beni per i quali le imprese si sono contrattualmente impegnate.

Il Decreto Cura Italia ha previsto che, per le eventuali richieste di danno conseguenti ai citati inadempimenti, il giudice tenga sempre conto degli effetti delle misure di contenimento adottate per l’emergenza Coronavirus.

In altre parole, se il debitore si trova nell’impossibilità di provvedere ai pagamenti o ad altri impegni in scadenza per effetto della straordinaria situazione, non dovrebbe essere tenuto all’indenizzo per i danni, siano essi formalmente previsti nei contratti o meno.

Ancor più importante è ricordare che anche senza interventi normativi ad hoc, già il codice civile prevede che in caso di temporanea impossibilità ad adempiere, situazione verosimilmente frequente in questo periodo, l’obbligato non è responsabile del ritardo sino a quando l’impossibilità perdura.

Al fine di preservare le relazioni commerciali, che certamente saranno fondamentali in vista dell’auspicata ripresa, è opportuno relazionarsi tempestivamente con clienti e fornitori per  accordarsi sulla gestione dell’emergenza.

APERTURE E CHIUSURE IMPRESE: LA SITUAZIONE NELLA MARCA

pubblicato 26 mar 2020, 06:32 da Edi Barbazza

Di Vendemiano Sartor, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

Saracinesche abbassate per il 62,6% delle imprese artigiane trevigiane (+1,5% rispetto al veneto, e + 3,7% rispetto al Paese) e a casa il 58,6% degli addetti.  L’appello è alla responsabilità di tutte le parti sociali”
Sulla base dei codici ATECO inseriti nei due decreti dell’11 e 22 marzo: chiuse oltre 14.230 imprese (18.4% del Veneto) e a casa 36.535 addetti (19,4% del totale regionale)

Per il combinato disposto dei due DPCM dell’11 e 22 marzo scorsi, sono 14.230 le imprese artigiane trevigiane che alla mezzanotte di ieri hanno chiuso i cancelli. 
Un numero che corrisponde al 62,6% del totale artigiano della Marca Trevigiana (pari a 22.722), che si somma alle 62.876 realtà produttive dello stesso comparto distribuite nelle altre 6 province venete per arrivare ad un complessivo di 77.106 ( il 61,1% del totale in Veneto pari a 126.145).
Il dato riferito agli addetti che si trovano a casa dal lavoro è di 36.535, il 58,5% del totale dell’artigianato trevigiano. Unitamente agli altri 151.400 veneti, ingrossano un esercito di 187.935 addetti (dipendenti ma anche titolari soci e collaboratori).

“Il momento è davvero complesso e complicato, ulteriormente appesantito dai tempi stretti tra la pubblicazione dei decreti e la loro entrata in vigore. Insicurezza e incertezza sono le variabili dominati che rischiano di compromettere oltre alla tenuta del sistema economico, anche quella del tessuto sociale. Non dimentichiamoci che in un’impresa artigiana tutti i componenti, dall’imprenditori all’apprendista sono anelli di un a stessa catena e se la maglia si allenta le criticità si ripercuotono su tutti.
Chiediamo che vi siano ingenti stanziamenti dedicati a integrazione degli esistenti, per sostenere le imprese. Ad oggi in Veneto sono state 6.700 le imprese che hanno aperto la procedura per usare FSBA tutelando 27.000 dipendenti, siamo già al 20% di aziende artigiane e loro dipendenti in cassa integrazione. 
In provincia di Treviso sono 1800 i datori di lavoro che hanno attivato l’ammortizzatore sociale per salvaguardare 7.200 posti di lavoro. Si aggiungeranno a breve anche le richieste dei datori di lavoro edili artigiani che potranno attivare per 9 settimane, per i loro dipendenti, la nuova cassa integrazione Covid nazionale.
Un numero mai raggiunto nemmeno nella grande crisi del 2011/2013 e destinato solo ad aumentare a seguito della chiusura delle tante attività produttive non “indispensabili” e dall’impossibilità nel mondo dipendente artigiano, dove l’80% sono operai, di continuare a lavorare in modalità smart working. 
Mai come in queste settimane tutte le rappresentanze del mondo del lavoro e dei sindacati devono giocare dalla stessa parte. La posta in gioco è alta: imprese e lavoratori sono interdipendenti.
Sin dagli inizi di questa straordinaria vicenda abbiamo anteposto salute e sicurezza a ogni altra cosa che nelle nostre realtà coincide con la salvaguardia della persona. Una specifica esclusiva dell’artigianato perché le nostre aziende sono innanzitutto micro-comunità di persone, che animano e vivono nelle comunità. Un modello che ha fatto crescere la nostra provincia, che ha sempre assicurato la tenuta del nostro sistema sociale.

I NUMERI 
Il combinato disposto dei due decreti legge dell’11 e 22 marzo scorsi hanno individuato i codici ATECO delle attività “strategiche” che possono continuare a lavorare.
In regione Veneto per il solo artigianato risultano chiuse, dalla mezzanotte di mercoledì 25 marzo  77.106 attività pari al 61,1% del totale artigianato. In provincia di Treviso 14.230 imprese pari al 62,6% del complessivo del comparto artigiano.
I settori maggiormente colpiti sono: l’edilizia (esclusi gli installatori di impianti che possono operare) con 7.041 aziende chiuse (oltre il 91,2% del totale), seguite dal comparto del benessere 2.158, dalla metalmeccanica con 1.999, il legno/arredo con 1.159, la moda 994, e l’artistico con 373 attività chiuse.
Sul fronte degli addetti che restano senza lavoro, nella Marca, le aziende artigiane lasciano a casa 36.615 persone tra dipendenti, titolari, soci e collaboratori familiari. In questo caso il settore più coinvolto in termini assoluti è sempre l’edilizia con 12.274 persone seguito dalla metalmeccanica 9.253, il legno 4.390, la moda 4.377, il benessere con 4.356, e 923 quelli che operano nell’artistico.

12 CORONAVIRUS - MISE: ELENCO ATTIVITA' NON SOSPESE

pubblicato 26 mar 2020, 02:27 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 27 mar 2020, 08:43 ]


A seguito del confronto intercorso tra il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri e le sigle sindacali nazionali, si sono convenute alcune modifiche all’allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020. 

Per consultare l'elenco dei codici CLICCA QUI 

Alle imprese che non erano state sospese dal DPCM 22 marzo 2020 e che, per effetto del presente decreto (per consultarlo clicca qui), dovranno sospendere la propria attività, sarà consentita la possibilità di ultimare le attività necessarie alla sospensione, inclusa la spedizione della merce in giacenza, fino alla data del 28 marzo 2020.

11 CORONAVIRUS - DECRETO LEGGE 25 MARZO 2020 N.19

pubblicato 26 mar 2020, 01:49 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 26 mar 2020, 01:54 ]


Segnaliamo la pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 25 marzo 2020, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19” (scaricabile cliccando qui).

Il decreto-legge, in vigore dal 26 marzo 2020, si compone di 6 articoli:

Art. 1 – Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19
Art. 2 – Attuazione delle misure di contenimento
Art. 3 – Misure urgenti di carattere regionale o infraregionale
Art. 4 – Sanzioni e controlli  
Art. 5 – Disposizioni finali
Art. 6 – Entrata in vigore

10 CORONAVIRUS - NUOVO DECRETO CON SANZIONI 24 MARZO 2020

pubblicato 25 mar 2020, 00:06 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 25 mar 2020, 00:16 ]


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute, Roberto Speranza, ha approvato, martedì 24 marzo, un decreto-legge che introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il decreto prevede che, al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari e il diffondersi del contagio, possano essere adottate, su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31 luglio 2020 dalla delibera assunta dal Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, una o più tra le misure previste dal decreto stesso. L’applicazione delle misure potrà essere modulata in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus, una o più tra le misure previste dal decreto stesso, secondo criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità al rischio effettivamente presente.

Tra le misure adottabili rientrano:
 1 - la limitazione della circolazione delle persone, il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti in quarantena perché contagiati e la quarantena precauzionale per le persone che hanno avuto contatti stretti con soggetti contagiati;
2 - la sospensione dell’attività, la limitazione dell’ingresso o la chiusura di strutture e spazi aperti al pubblico quali luoghi destinati al culto, musei, cinema, teatri, palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, impianti sportivi, sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi, parchi, aree gioco, strade urbane;
3 - la limitazione, la sospensione o il divieto di svolgere attività ludiche, ricreative, sportive e motorie all’aperto o in luoghi aperti al pubblico, riunioni, assembramenti, congressi, manifestazioni, iniziative o eventi di qualsiasi natura;
la sospensione delle cerimonie civili e religiose e la limitazione o la sospensione di eventi e competizioni sportive, anche se privati, nonché di disciplinare le modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;
4 - la possibilità di disporre o di affidare alle competenti autorità statali e regionali la riduzione, la sospensione o la soppressione dei servizi di trasporto di persone e di merci o del trasporto pubblico locale;
5 - la sospensione o la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni di formazione superiore;
la limitazione o la sospensione delle attività delle amministrazioni pubbliche, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
6 - la limitazione, la sospensione o la chiusura delle attività di somministrazione o consumo sul posto di bevande e alimenti, delle fiere, dei mercati e delle attività di e di quelle di vendita al dettaglio, garantendo in ogni caso un’adeguata reperibilità dei generi alimentari e di prima necessità da espletare con modalità idonee ad evitare assembramenti di persone;
7- la limitazione o la sospensione di ogni altra attività d’impresa o di attività professionali e di lavoro autonomo;
la possibilità di applicare la modalità di lavoro agile a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in deroga alla disciplina vigente;
8 - l’obbligo che le attività consentite si svolgano previa assunzione di misure idonee a evitare assembramenti di persone, di garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale e, per i servizi di pubblica necessità, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale.

Il decreto, inoltre, disciplina le procedure per l’adozione di tali misure, prevedendo che siano introdotte con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute o dei presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino una o alcune specifiche regioni, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale.

È previsto che, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro della salute possa introdurre le misure di contenimento con proprie ordinanze. Inoltre, per specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario, i Presidenti delle regioni possono emanare ordinanze contenenti ulteriori restrizioni, esclusivamente negli ambiti di propria competenza.

Le ordinanze ancora vigenti all’entrata in vigore del decreto-legge continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni.

Il testo prevede che, salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento sia punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.

Nei casi di mancato rispetto delle misure previste per pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

La violazione intenzionale del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte a quarantena perché risultate positive al virus è punita con la pena di cui all'articolo 452, primo comma, n. 2, del codice penale (reclusione da uno a cinque anni).

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