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Troppa enfasi ai comuni

TROPPA ENFASI AI COMUNI
Paolo Feltrin: così l’Italia è indietro rispetto al resto d’Europa.Manca il governo del territorio che va imposto dall’alto


Perché ci si occupa di fusioni e unioni tra comuni? Ci sono tre spiegazioni. Primo: i soldi sono finiti. Bisogna
Paolo Feltrin
assolutamente tagliare negli enti locali e al primo posto nei tagli ci sono i comuni. Il rapporto Giarda parla chiaro: escluse spesa sanitaria, pensioni e spesa sul debito, il 60% dei costi rimanenti è concentrato negli enti locali. La fiscalità locale è passata in 25 anni dal 9 al 45% e ciò ha portato a una pessima gestione da parte degli enti locali, con spese inutili e scarsa qualità dei servizi.

Secondo motivo. In tutta Europa si stanno privatizzando molte funzioni degli enti locali. Siamo in ritardo e i problemi italiani si sono aggravati. Perché l’Italia è in ritardo di 30 anni sul resto d’Europa? Per un’errata retorica comunale, che ha il punto di massima espressione nell’Anci. Ormai un vero e proprio sindacato di tutela conservatrice. Si aggiunga anche una sbagliata interpretazione della sussidiarietà. Cosa c’entrano l’Anci e la conferenza Stato-Comuni con la sussidiarietà? I comuni non dovrebbero parlare con Roma ma con la Regione. Il terzo motivo riguarda la responsabilità delle funzioni di programmazione e di governo del territorio. Occorre togliere l’urbanistica ai comuni. Serve un livello superiore di governo del territorio. Il problema, dunque, è di individuare qual è il livello superiore ottimale. In Europa sono diffusi tre livelli standard. Al primo posto c’è il livello metropolitano, dove gli hinterland si raccordano alle città principali arrivando attorno ai 500 mila abitanti.
Poi ci sono le unità di governo del territorio, con aggregazioni intorno ad un comune principale di 15 mila abitanti e che arrivano ad almeno 50 mila. Il terzo livello sono aggregazioni specifiche di area, come per esempio le aree montane, indipendenti dal numero di abitanti. Questa impostazione non può essere di tipo volontario, richiede un disegno che deve essere calato dall’alto. Ai comuni può restare un blando potere di veto che consente loro di scegliere un’eventuale alternativa. In questo è stato l’errore della Regione Veneto: doveva fare una proposta su come si organizza il governo del territorio, non fondata su base volontaristica come l’attuale legge regionale. L’Emilia Romagna e la Toscana hanno avuto il coraggio di assumersi il rischio politico della decisione. 
In Emilia Romagna sono stati individuati 46 ambiti che raggruppano 341 comuni con tre milioni di abitanti. In Toscana gli ambiti sono 39 per 222 comuni con 1.463.000 abitanti. Il problema va posto nell’ambito del riordino della Costituzione. La confusione infatti è nata dall’aver equiparato i comuni alle province, alle città metropolitane e alle regioni senza dare una chiara gerarchia. Lo hanno messo in luce anche le conclusioni dei famosi “saggi”. Tra l’altro esistono già due bacini sovra comunali di riferimento. Ci sono i vecchi mandamenti, che hanno una lunga storia, ma ci sono soprattutto i distretti socio sanitari, che già svolgono molte funzioni aggregate. Non è comprensibile perché la Regione Veneto non abbia guardato a questi riferimenti.

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