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PIANO CASA UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER L'EDILIZIA

La crisi ha falcidiato il settore delle costruzioni. L’edilizia si è fermata con conseguenze a cascata su tutto l’indotto. Mentre la crisi toccava (forse) il fondo, è stato nel frattempo approvato il nuovo "Piano Casa" del Veneto. La legge regionale 32 del 29 novembre 2013 rappresenta la naturale continuazione di due precedenti leggi, la 14 del 2009 e la 13 del 2011. Ma ha anche introdotto incentivazioni e qualche novità. A spiegarle è il vicepresidente della giunta regionale Marino Zorzato, che è anche assessore al territorio

Quali sono le motivazioni che hanno spinto la Regione a riproporre questa esperienza.

«Ci hanno convinto dell’opportunità di replicare gli ottimi risultati conseguiti nei quattro anni in cui il Piano Casa è stato attivato in Veneto. I positivi effetti sono stati sottolineati dalle stesse associazioni di categoria che operano nel settore edile. Grazie a questo strumento settemila aziende del comparto hanno evitato la chiusura, 11 mila posti di lavoro sono stati salvati dando prospettive ad altrettante famiglie, il che non è poco in tempo di crisi. Risultano realizzati più di 60 mila interventi di recupero edilizio per circa tre miliardi di euro, con un aumento degli investimenti pari al 5,8% nel campo delle ristrutturazioni. Interventi che hanno contribuito a migliorare anche esteticamente i nostri centri abitati. Oltre il 90% degli interventi ha infatti riguardato il settore residenziale, con incrementi volumetrici mediamente pari a 160 metri cubi per pratica».  

Insomma, una boccata d’ossigeno per l’economia…

«È fuor di dubbio che la legge sul "Piano Casa" del Veneto si è rivelata un valido strumento per la tenuta dell’economia. Ma l’elemento che mi piace sottolineare di più è che anche in questa terza edizione del Piano Casa è sempre il cittadino al centro dell’attenzione. Le modifiche introdotte, le agevolazioni, le indicazioni sono state tutte pensate per migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle famiglie, puntando alla semplificazione amministrativa, alla trasparenza e all’economicità degli interventi».

Più di qualcuno ha sbandierato lo spauracchio che questa legge favorisca l’ulteriore cementificazione del territorio veneto. È così?

«Non esiste alcun rischio di devastazione del territorio, come è stato dimostrato dagli interventi finora realizzati. Ricordo inoltre che, pur trattandosi di una normativa di “carattere straordinario” che ha prevalenza sugli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali, anche il nuovo Piano Casa non rimuove alcun vincolo, sia esso comunale, regionale o nazionale. I limiti che le amministrazioni locali hanno fissato rimangono inalterati. Deve essere chiaro per tutti che la norma regionale sul Piano Casa si muove esattamente nella logica del contenimento di consumo del suolo. A questo proposito può essere utile far rilevare che, a spanne, il Piano Casa nel Veneto può valere dai sei agli otto milioni di metri cubi in confronto ai cento milioni di metri cubi di nuova espansione edilizia prevista dagli strumenti urbanistici dei comuni». 

Che cosa risponde a chi dice che la legge va incontro soprattutto alle necessità di un unico settore economico.

«Rispondo che non è vero. La legge è stata fortemente invocata da tutte le categorie e associazioni del mondo produttivo, dalle imprese edili, dagli Ordini professionali dei progettisti, da tutto il mondo di artigiani e commercianti la cui attività è in qualche modo collegata all'indotto dell'edilizia. Un panorama molto variegato che ha trovato una boccata di ossigeno in questa normativa che ha dimostrato inoltre di rispondere in modo concreto alle istanze provenienti dai cittadini. Tra l’altro, se il Piano Casa fosse stato meglio applicato dai comuni, invece che tre miliardi di euro di investimenti ne avrebbe dati almeno il doppio. Con la nuova normativa, l’obiettivo è un’omogeneità di applicazione per evitare disparità di trattamento tra i cittadini».

Sono stati proprio i Comuni, in particolare i capoluoghi di provincia, i più critici nei confronti di questa legge, sentendosi espropriati delle loro prerogative. Con loro avete trovato un punto di mediazione?

«A fine marzo, la giunta veneta ha adottato una circolare esplicativa e un disegno di legge di modifica della legge regionale sul Piano Casa. I due provvedimenti, che stanno seguendo il loro iter in Consiglio regionale, rispondono da un lato agli impegni di chiarificazione presi con l’Anci e dall’altro ai punti della normativa oggetto di confronto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nella riunione del 27 gennaio scorso. Il Piano Casa approvato resta comunque pienamente operativo. I due successivi provvedimenti, che servono a integrarlo, vanno proprio nella direzione di sciogliere i dubbi e le osservazioni che sono stati formulati all’indomani dell’approvazione della terza edizione della legge».

Ritiene che anche questa nuova versione del Piano Casa abbia tutte le carte in regola per confermarsi uno strumento positivo per la realtà veneta?

«Ne sono certo. Non dimentichiamoci che il "Piano Casa" del Veneto ha contribuito significativamente anche alla riqualificazione energetica degli edifici e al ricorso a fonti di energie rinnovabili. Se valutiamo quindi tutti questi aspetti in una visione d’insieme, ci aspettiamo che anche questa "nuova versione" del "Piano Casa" dia ottimi risultati, in virtù delle opportunità che è in grado di offrire: favorire il rilancio dell'economia e più in generale il benessere e la qualità della vita dei nostri cittadini».

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Giorgio Gagliardi,
08 mag 2014, 05:21
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