SALA STAMPA‎ > ‎Approfondimenti‎ > ‎Notizie Focus‎ > ‎

URBANISTICA, RIGENERARE E PUNTARE SU GIOVANI COPPIE E ANZIANI

pubblicato 09 mag 2014, 01:08 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 09 mag 2014, 01:08 da Giorgio Gagliardi ]

L’assetto urbanistico, una sfida per lo sviluppo della Marca Trevigiana. La parola d’ordine per i prossimi anni sarà “rigenerare” puntando soprattutto sulle giovani coppie e gli anziani. Un’occasione che i Comuni devono cogliere. Su questo tema strategico interviene l’architetto Leopoldo Saccon, fondatore della società Tepco di Vittorio Veneto, specializzata nella pianificazione territoriale e dei sistemi informativi geografici e della cartografia numerica applicati alla pianificazione territoriale.  


Negli ultimi 15 anni i Piani regolatori comunali hanno profuso diritti edificatori che oggi risultano inespressi ed inattuali, spesso congelati nei bilanci delle imprese e delle banche. Diritti anche per questo motivo non facilmente cancellabili ma che richiederanno una lunga “digestione” sia nei Piani di assetto sia nei Piani degli interventi dei Comuni. Solo alcuni esempi: residuo residenziale in metri cubi Treviso 1.620.000, Susegana 700 mila, Roncade 791 mila e così potremmo continuare per giungere ad un totale che la Direzione urbanistica della Regione stima in 80 milioni di metri cubi realisticamente non più realizzabili.

ROVINE

In questo scenario il 55,4% del patrimonio edilizio residenziale italiano e il 60,8% di quello industriale risultano costruiti prima del 1971, anno in cui divenne efficace la legge 1086 che dettò regole plausibili per la costruzione di edifici a-sismici. La rimanente quota, costruita negli anni successivi, è tutto fuorché sostenibile in termini energetici ed ecologici ed in alcuni casi anche di sicurezza. 

In queste condizioni la nostra popolazione è ancora esposta a rischi inaccettabili. Ma soprattutto, in una provincia dove il risparmio delle famiglie è concentrato sulla casa di proprietà, rischiamo di veder svalutato ed annullato in breve tempo tale patrimonio.

Una casa che nel giro di pochi anni, per effetto delle direttive europee attuali e imminenti (2010/31, 2012/27 e quelle che seguiranno con la Strategia europea 20/20/20), perderà rapidamente di valore rendendo il patrimonio illiquido e svalutato perché privo di quelle caratteristiche di sostenibilità e sicurezza che saranno indispensabili per venderlo.

RIGENERARE

La parola d'ordine per i prossimi anni è quindi rigenerare, investire nella sicurezza, nella sostenibilità energetica, nella qualità estetica degli edifici, nella tecnologia da incorporare nei fabbricati. Rigenerare gli edifici migliora il comfort e mette al riparo dalla perdita di valore del patrimonio familiare.

Aumentare l'offerta soprattutto verso due settori chiave: le giovani coppie che richiedono appartamenti poco costosi e di buon design e gli anziani che abitano quasi sempre in case di proprietà, grandi, insicure e costose da mantenere. La rigenerazione di questi spazi e la domotica applicata al controllo delle apparecchiature domestiche e alla teleassistenza medica, consentiranno agli anziani di rimanere autonomi con una drastica riduzione dei costi sociali dell'assistenza.

Rigenerare non solo l'edificio, ma anche il suo contesto creando spazi decorsi e vivibili, riprendendo con forza una politica di servizi pubblici (e di investimenti) che determino il rimescolamento dei valori degli immobili rendendo più appetibili i quartieri e le periferie.

Tutto ciò richiede investimenti pubblici (in parte) ma anche di ri-orientare l'investimento privato troppo attratto per decenni dalla rendita pura, per obbligarlo a ricercare il giusto profitto in investimenti immobiliari innovativi. 

ORGANIZZARE

Perché tutto ciò funzioni serve però affrontare le cose con un approccio diverso dal passato.

Ogni regione, ogni provincia, ogni comune è una repubblica a se stante: una giungla di norme, di regolamenti, di piani che penalizzano le imprese e obbligano i professionisti a operare su ambiti di specializzazione geografica ristretti. Si lavora molto per assecondare procedure bizantine e vetuste, poco sulla qualità del progetto.

Ma soprattutto i progetti sono troppo piccoli per la scala dei nuovi finanziamenti europei, ma anche per quelli erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti. 

Serve andare oltre la camicia di forza dei confini comunali e mettere in atto progetti di scala distrettuale e vasta, rendere obbligatorio il coordinamento della pianificazione tra comuni contermini che superi il fallimento dei Pati e l'intrico normativo che hanno generato con la sovrapposizione di norme ed indirizzi incongrui.

La riorganizzazione dei Comuni e/o la loro unione o fusione, o quantomeno la concentrazione dei servizi, deve andare rapidamente in questa direzione perché la rigenerazione urbana richiede un'Amministrazione Pubblica efficiente e moderna ed investitori privati innovativi.

Ċ
Giorgio Gagliardi,
09 mag 2014, 01:08
Comments