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TURISMO TREVISO, TREVISO GLOCAL LANCIA LA SFIDA: FARE SISTEMA

pubblicato 09 mag 2014, 01:01 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 09 mag 2014, 01:01 da Giorgio Gagliardi ]

Il Veneto, pur essendo la prima regione italiana per turismo, ha margini di crescita. Una sfida che riguarda tutto il Veneto non solo città d’arte, laghi, spiagge e Dolomiti. Condizione ovvia è valorizzare il proprio territorio. Gestire l’incoming turistico significa darsi un progetto, fare rete, superare i campanili. Su questa sfida abbiamo raccolto l’opinione di Italo Bosa, riconfermato alla presidenza di Treviso Glocal.

Presidente Bosa, Treviso Glocal allarga il campo d’intervento anche al turismo. Perché? È un segnale del valore strategico di questo comparto?

«Treviso Glocal, che ha nella sua mission l'accompagnamento della piccola impresa ai mercati internazionali, può aggiungere anche la promozione dei luoghi dove le aziende producono. Per esempio, una fiera del vino è un’occasione per promuovere il territorio in tutti i suoi aspetti storici, culturali artistici, produttivi, tecnologici. Questo rafforzerebbe la comunicazione delle imprese e del territorio».

Il turismo è un’importante voce dell’economia veneta. Che ruolo può giocare la Marca Trevigiana?

«La Marca Trevigiana ha mio avviso ha molte potenzialità ancora da esprimere. Il territorio non è omogeneo, alcune aree sono devastate a causa d’insediamenti produttivi e residenziali, ma ci sono territori dove il paesaggio è rimasto abbastanza intatto. E poi abbiamo le citta storiche come Castelfranco Veneto, Oderzo, Treviso, Conegliano, Asolo, Vittorio Veneto che hanno conservato un loro fascino storico-culturale. Abbiamo arte, cultura, storia, un paesaggio che permette sport come il volo libero con 40 mila presenze annue. C’è l'enogastronomia con il prosecco come grande testimone, l'artigianato e tanto altro. Aggiungiamo la collocazione geografica centrata fra mare, montagna, laghi e vicina a città importanti. Siamo a 2-300 km dai confini di Austria e Germania».

Quali sono allora le condizioni per realizzare una seria politica di valorizzazione turistica della Marca Trevigiana?

«Prima di tutto credo sia necessario mettere tutto a sistema. Coloro che si occupano di turismo devono per forza cercare di coordinarsi per non fare doppioni o azioni che non compongono un quadro generale. È necessario individuare una regia unica alla quale tutti facciano riferimento. Ci deve essere la consapevolezza del territorio dove ogni cittadino faccia la sua parte».

In che senso?

«Deve maturare la consapevolezza che il turismo è un valore per tutti. L’economia del turismo vuol dire poco inquinamento, paesaggi curati e conservati, qualità della vita. Fa emergere tutto ciò vuol dire avere la cultura dell’ospitalità che ancora non è generalizzata. Per questo auspico anche corsi di formazione trasversali a tutte le categorie, dal benzinaio al ristoratore. Penso ci sia bisogno di un’inversione del modo di pensare, finora centrato solo sulla produzione. Conservare le attività produttive che finora hanno creato il benessere di questo paese ma anche lavorare per un territorio che diventi sempre più ecosostenibile».

Artigianato e territorio è un binomio che può essere vincente anche nel turismo? Come?

«In un incremento di presenze di un turismo non di massa anche l'artigianato, come il commercio o l'agricoltura, con i prodotti tipici a km 0 si rafforzano».

Quali altri settori dell’artigianato, oltre l’enogastronomico e l’artistico, possono giocare un ruolo importante nella partita del turismo di Marca?

«Oltre all'artigianato legato all'artistico e all'enogastronomico, immagino un artigianato di servizi. Presto si dovrebbe completare la pista ciclabile Monaco-Venezia e quindi aumenta il numero dei ciclisti in transito. È immaginabile che possano prendere vita punti di sosta specifici, dove il turista possa riparare la propria bici ma anche sostituirla con una adeguata per fare un'escursione sul posto e poi si riprende la sua e riparte, questo è solo un esempio».

Cosa può fare Treviso Glocal per favorire un’efficace politica turistica?

«Treviso Glocal deve trovare una sua progettualità che sia di ulteriore supporto all'esistente, non deve abbandonare la sua vocazione di internazionalizzazione della piccola impresa. La sfida che Il nuovo consiglio appena eletto si trova davanti fin da subito è di portare a compimento i progetti ereditati da Promotreviso, ma immediatamente occuparsi di una nuova progettazione per il 2015 /  2016 con una visione nuova rispetto al passato. Ciò non vuol dire che tutto sarà cancellato, buona parte va bene, ma deve essere messo a regia cercando di coordinare le iniziative per averne maggiore risultato con gli stessi sforzi».

E quale ruolo per Confartigianato?

«Confartigianato ha già iniziato un suo percorso d’incentivazione perché le imprese si aprano a questo nuovo mercato del turismo aziendale. Dovrebbe rappresentare anche un aiuto per il  territorio. Turismo vuol dire esaltare il bello del paesaggio e quindi è un incentivo a mascherare le aree produttive, bastano poche piante ad alto fusto perché il paesaggio cambi. Sono stato in zone produttive come la Germania dove la sensazione era di entrare in un parco».

E i Comuni come rispondono? I sindaci si muovono in ordine sparso o sentono l’esigenza di un’azione comune?

«I sindaci con cui mi rapporto hanno la consapevolezza che da soli non si va più da nessuna parte e quindi cercano di lavorare per aggregazioni per concretizzare almeno quelle poche azioni possibili di sistema. Servirebbe una maggiore infrastrutturazione del territorio ma non ci sono più le risorse, speriamo quanto prima nel completamento della Pedemontana».

Una curiosità: è mai stato realizzato uno studio per vedere con gli occhi di un turista la Marca Trevigiana?

«È una bella domanda. Non so se qualcuno se la sia posta prima, ma è emersa in questi giorni in un incontro nell'Asolano sul tema del cicloturismo e credo meriti attenzione e una risposta».

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