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Sale al 16,3% la quota di prodotti contraffatti acquistati on line

pubblicato 10 feb 2017, 07:48 da Edi Barbazza
L’analisi dei dati Ocse ed Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, evidenzia che l’Italia si colloca al 2° posto nel mondo per contraffazione subita – il dato indica il paese di origine dell’impresa titolare del diritto di proprietà intellettuale violato – con la quota di sequestri del 14,6%, dietro agli Stati Uniti (19,5%). La Cina si conferma il principale Paese per provenienza dei beni contraffatti: il 41,1% dei beni sequestrati ai confini dell’Unione Europea proviene dalla Cina. Considerando i comparti dell’alimentare e della moda, emerge che la quasi totalità degli articoli alimentari sequestrati proviene dal Benin, i 2/3 dell’abbigliamento da Turchia e Cina, più della metà delle scarpe e degli orologi dalla Cina, sempre dalla Cina la quasi totalità degli occhiali e i 3/4 delle borse e gioielli.
Focalizzando l’analisi sui sequestri effettuati dalle nostre autorità sul territorio italiano il 65,8% dei sequestri di beni contraffatti tra il 2008 e il 2015 appartiene al comparto della moda. Nel comparto moda – come illustrato in un report presentato a Milano – si stimano, considerando gli effetti diretti e indiretti, 9.888 milioni di euro di minori vendite per le imprese italiane da contraffazione pari a 88.467 posti di lavoro. Nei settori esposti alla contraffazione si determina una forte concorrenza sleale su un mercato in cui operano 63.025 imprese artigiane, pari al 19,8% dell’artigianato manifatturiero italiano. 
Il canale online segna una crescita dello scambio di beni contraffatti: tra il 2010 e il 2014 triplica la quota di sequestri nell’Unione Europea relativi a merci trasportate con corriere espresso e posta, usuale mezzo di trasporto per beni acquistati online, passando dal 5,7% al 16,3%. Ad essere particolarmente esposto alla contraffazione nel commercio online è l’abbigliamento, al 2° posto per quota di utenti che hanno ordinato o comprato online per uso privato a seconda del tipo di bene/servizio. Come abbiamo recentemente esaminato, insieme agli alimentari e agli articoli per la casa, l’abbigliamento ha registrato tassi di crescita a doppia cifra degli acquirenti online nell’ultimo anno. In generale la contraffazione on line si colloca in un trend crescente della quota di acquirenti online, salita di 14,6 punti percentuali dal 2008 al 2016.
Nell’alimentare, comparto in cui l’Italia è prima in Ue con i 288 prodotti agroalimentari di qualità DOP, IGP e STG e in cui un’impresa su 5 è artigiana (20,0%), le minacce della contraffazione sono rilevanti e potrebbero danneggiare il trend di crescita, sostanzialmente ininterrotto, delle esportazioni di alimentari e bevande dell’ultimo decennio. Nell’UE il valore dei prodotti con indicazione geografica protetta contraffatti è stato di 4,3 miliardi di euro nel 2014, il 9,0% del mercato dell’UE di tali prodotti. Per l’Italia il valore dei prodotti contraffatti è di 682,4 milioni di euro, l’8,8% del mercato nazionale di questi prodotti. La perdita dei consumatori – valutata nella quota del prezzo ingiustamente pagato nella convinzione che si stia acquistando un prodotto con una reale indicazione geografica protetta – nell’UE si stima di 2,3 miliardi di euro, il 4,8% del totale acquisti di tali prodotti. Inoltre, secondo le valutazioni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, a livello mondiale, il giro d’affari annuo dell’Italian Sounding – l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro Paese – è pari a circa 54 miliardi di euro l’anno oltre il doppio del valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23 miliardi di euro): almeno due prodotti su tre commercializzati all’estero si riconducono solo apparentemente al nostro Paese.

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