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Mobilità smart, Treviso in fondo alla classifica secondo una ricerca Confartigianato

pubblicato 09 mag 2014, 00:23 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 09 mag 2014, 00:23 da Giorgio Gagliardi ]

Trasporti, il Libro bianco dell’osservatorio Eurispes un’occasione per ridisegnare la mobilità a Treviso e in provincia. La condizione è però che si apra una consultazione con il Comune capoluogo e con gli altri Enti locali. Dalle prime anticipazioni del “Libro Bianco sulla mobilità e i trasporti”, che verrà presentato il 10 giugno al Citytech di Roma, emerge un quadro allarmante, che traccia a base di partenza per tentare di ridisegnare il sistema dei trasporti del nostro Paese.

Carlo Tosti, direttore dell’Osservatorio dell’Eurispes sulla mobilità e trasporti, pone l'accento sugli aspetti da affrontare per compensare, in particolare, gli effetti dello “urban sprawl”, ovvero della rapida e disordinata crescita delle città. In sintesi la ricetta prevede un riequilibrio e l’integrazione dell’offerta modale, inclusa la mobilità dolce. Quindi la riduzione del trasporto privato con mezzi a elevato impatto ambientale. A cui si aggiunge l’aumento dell’offerta di trasporto collettivo attraverso una diversa articolazione ed equilibrio tra offerta pubblica e privata. Ancora, l’introduzione di un numero maggiore di nodi d’interscambio modale sia per il trasporto di persone che di merci. Infine l’infrastrutturazione finalizzata all’informazione, al controllo, al sanzionamento e alla tariffazione e la “valorizzazione” delle esternalità.

Da diversi anni il fenomeno dello “urban sprawl” interessa anche la Marca trevigiana con il conseguente incremento della domanda di trasporto privato su gomma. La conseguenza sono evidenti problemi di traffico, importanti impatti ambientali e ripercussioni a cascata anche sulle imprese. Per questo Confartigianato considera vitale recepire le indicazioni contenute nel Libro bianco applicandole al contesto trevigiano, a maggior ragione oggi che il Comune di Treviso ha intrapreso il proprio percorso per qualificarsi come “smart city”.

Sebbene il termine sia oggi inflazionato e, in un certo senso, impoverito di significato, una ricerca a cura di Confartigianato pubblicata nel 2013 ha messo in luce quanto il tessuto delle imprese artigiane abbia un ruolo attivo e contribuisca allo sviluppo del nuovo modello “smart”.

Dallo studio Confartigianato emerge che in Italia le imprese attive in settori “smart” rappresentano l'87,1% del totale dell'artigianato. Le tre principali attività economiche “smart” del comparto mobilità sono la manutenzione e riparazione di autoveicoli (6,1%), trasporto di merci su strada e servizi di trasloco (4,5%), altri trasporti terrestri di passeggeri (4,1%).

Con le sue 1.363 imprese artigiane “smart”, Treviso si posiziona solo al 73° posto, mentre per numero di addetti coinvolti risale alla 66° posizione. Quanto pesano i settori “smart” sull'artigianato provinciale? Mentre il valore medio nazionale è del 23,3%, Treviso risulta essere il fanalino di coda con solo il 5,4%. Per il settore della mobilità “smart”, dal 18% registrato a livello nazionale a Treviso si scende al 14,5%, con un totale di 198 imprese e 497 occupati.

La realtà rappresentata dalla ricerca di Confartigianato mostra una Treviso ancora lontana dal modello di sostenibilità cui aspira, in particolare per quanto riguarda la mobilità intelligente. Senza un organico coinvolgimento di cittadini, micro, piccole e medie imprese, non sarà realizzabile alcuna città intelligente. D’altro canto è fondamentale che le associazioni di rappresentanza riconoscano l’importanza della mobilità sostenibile, non solo dal punto di vista astratto delle soluzioni buone e futuribili, ma anche da quello concreto delle occasioni di business. Un esempio è il progetto retrofit, il “kit di conversione” studiato e sviluppato all’interno delle autofficine di Confartigianato per consentire la modifica di macchine a benzina in meno inquinanti auto elettriche. 

L'affermazione della mobilità sostenibile, in particolare di quella elettrica, è subordinata però alle strategie e alla programmazione politica, sia centrale che locale. Per questo le imprese muovono il primo passo chiedendo un tavolo di consultazione con gli Enti locali allo scopo di recepire le indicazioni del Libro Bianco anche come sfida per lo sviluppo.

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Giorgio Gagliardi,
09 mag 2014, 00:28
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