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LE PAGELLE DEGLI ARTIGIANI: IL 60% BOCCIA IL GOVERNO RENZI

pubblicato 13 ago 2014, 02:46 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 25 ago 2014, 02:37 da Giorgio Gagliardi ]
Il Governo bocciato dagli artigiani trevigiani. Secondo i dati del sondaggio condotto dallo Studio Idea Tolomeo per conto di Confartigianato Marca Trevigiana e presentati il 12 agosto a Treviso, il 60,5% del campione d’imprenditori associati interpellati assegna un voto gravemente insufficiente all’operato generale del Governo. Dato che aumenta, raggiungendo il 63,7% alla richiesta di un giudizio nel merito delle azioni poste in essere a tutela del mondo imprenditoriale.
L’inefficacia delle poche misure adottate dal Governo altro non ha fatto se non generare disincanto e rassegnazione: prova ne è la scarsa partecipazione che avrebbe lo sciopero fiscale, forma estrema di ribellione a uno Stato esattore. Non a caso il 61% degli intervistati esprime un giudizio di molto negativo con riferimento al tanto sbandierato bonus di 80 euro che, con tutta evidenza, risulta ai più una trovata pubblicitaria che un provvedimento economico di incentivo a spesa e consumi.
L’agenda delle priorità è chiara: quasi il 60% degli imprenditori chiede con determinazione interventi mirati che riducano il cuneo fiscale sul costo dei dipendenti. A distanza viene espressa la necessità contestuale di misure che agevolino l’accesso al credito (5%) e di interventi che si traducano in maniera immediata in soluzioni per il mercato del lavoro, sempre più sterile e asettico.

IL PROGRESSIVO DISINCANTO DEGLI ITALIANI VERSO IL GOVERNO RENZI

Il risultato del sondaggio sul governo Renzi può apparire scontato. È l'ennesima spia, tra quelle accese in questi mesi, che l'economia reale non ha avuto risposte ai problemi denunciati.
Nulla di fatto sul fronte dei tagli, maquillage estetico in fatto di lotta alla burocrazia, solo promesse sul lato fiscale dove peso delle imposte e confusione tra tasse locali e nazionali non arretrano, assenza di piani per l'economia, con l'eccezione dell'ennesimo salvataggio della nostra compagnia di bandiera. L'amministratore delegato di Etihad, protagonista indiscusso dell'operazione, pare credere alle attrattività storico-ambientali del nostro Paese più di quanto non ci credano i nostri governanti! Le uniche note positive sono l'oramai lontana modifica ai contratti a termine e la discussa erogazione degli ottanta euro ai dipendenti.
Comprendiamo come il buon risultato, e quindi il buon lavoro per cambiare il Senato ed il titolo V della Costituzione, abbiano giustificato una parziale distrazione dal resto dei problemi. Ma non esiste solo il ministro Boschi. Abbiamo altri dicasteri, importanti, che nel frattempo potrebbero far avanzare le cose, ad esempio in fatto di decreti attuativi di leggi che sono tali da mesi. E qui torna il lato critico del governo Renzi; è forte di leadership, ma debole e lento in diversi dicasteri.

Attività produttive e Autonomie locali sono solo due esempi.

Il sondaggio mette in risalto un altro paio di cose; la prima è il disincanto degli intervistati, quasi una rassegnazione a lottare per far cambiare le cose. So che molti piccoli imprenditori fanno egregiamente la loro parte, giorno dopo giorno, mandando avanti l'azienda. Ma il Paese ha bisogno di spinta non solo economica, ma anche morale, civile ed etica. C'è bisogno di incalzare i governanti, senza sosta, chiedendo conto del loro fare. Chiedendo conto d’infinite lungaggini alle Camere, come nel caso del disegno di legge Job Act, bloccato nonostante la gravità della disoccupazione giovanile, e nei Consigli regionali. Stando al Veneto, ad esempio, ci chiediamo che fine abbia fatto il piano casa, arenato in Consiglio!

La seconda cosa che colpisce Å la netta opposizione allo sciopero fiscale. Eppure, nel Veneto, con il surplus di tasse pagate a Roma rispetto ai trasferimenti di ritorno, non mancherebbero le ragioni per una ribellione. Ma gli imprenditori sembrano dire che la via legislativa e politica, quindi anche negoziale, porta a risultati più concreti ed esigibili. Occorre però una classe politica in grado di esserne consapevole e di saper azionare questi strumenti della democrazia, classe che nel Veneto, con poche isolate eccezioni, continua a latitare. Con la modifica costituzionale votata venerdì 11 agosto, seppure in prima lettura, si introducono sia il concetto di autonomia regionale differenziata, sia il riferimento ai costi standard. Sono risultati da cavalcare. Dopo le ferie, e anche durante se capita, cerchiamo di farne tesoro perché, come dice sovente il nostro Premier, «abbiamo poco tempo per fare» e l’Europa, nonostante la buona educazione di circostanza, questa volta non ci farà sconti.