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IL RISCHIO DI CREDITO: FALLIMENTI E PROCEDURE ALTERNATIVE

pubblicato 17 nov 2014, 06:32 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 25 nov 2014, 07:40 ]
Fallimenti* e concordati. Pochi ne parlano eppure pesano come un macigno, soprattutto sull’economia della Marca Trevigiana. Negli ultimi due anni Treviso le richieste di apertura di fallimento sono cresciute più che in Italia. Per questo Confartigianato Marca Trevigiana ha deciso di squarciare il velo con un’indagine unica nel suo genere “Concordati e fallimenti: opportunità o abuso delle regole?”, realizzata dal Centro studi Sintesi che è stata presentata nel corso del convegno “Il rischio di credito. Le imprese artigiane e le piccole imprese tra fallimento e procedure alternative. Riflessi civilistici e fiscali” svoltosi il 24 novembre presso il BHR Treviso hotel di Quinto di Treviso.
Dalla massa di dati è emerso un chiaro segnale: le piccole imprese, specialmente quelle artigiane, non attuano alcuna procedura di gestione del rischio di credito. Di conseguenza è molto elevato il rischio di subire pesantemente gli effetti dell’insolvenza dei propri clienti, divenendo a loro volta insolventi.
La ricerca è articolata in tre parti. La prima parte fornisce informazioni sul numero delle procedure, concorsuali e non, in rapporto alla numerosità delle aziende attive, nonché ai flussi della “nati-mortalità”, mettendo in rapporto Treviso con il Veneto. La seconda è costituita dai risultati di interviste condotte su un campione rappresentativo d’imprese artigiane. Infine, dall’indagine campionaria sono emersi elementi strutturali della piccola impresa, che per quanto non del tutto inattesi, offrono lo spunto per riflessioni sull’identità dell’artigianato trevigiano. 

SINTESI IN CINQUE PUNTI 
1. Durante la crisi il ricorso alle procedure concorsuali è stato più intenso e anticipato in provincia di Treviso che in Veneto o nell’intero paese. La dinamica delle aperture di fallimenti e concordati preventivi degli ultimi anni appare più critica che per altri territori.
2. Nei concordati preventivi sono coinvolte soprattutto le piccole imprese e quelle artigiane. Non sono molte le imprese che riescono a recuperare i propri crediti, tanto che il rischio di un conseguente fallimento risulta elevato.
3. La sostenibilità di un concordato preventivo per un’azienda creditrice si colloca su quote di recupero del credito ben più elevate di quelle effettivamente riscontrate, sul nostro territorio, oltre che su tempi di recupero molto più contenuti rispetto a quanto capita nella realtà.
4. Le imprese creditrici appaiono deboli di fronte al concordato preventivo anche per le delicate condizioni in cui si trovano a operare. Forte dipendenza da un numero limitato di committenti con alta concentrazione del fatturato, ritardi dei pagamenti che si diffondono a cascata sul territorio generando gravi problemi di liquidità, inasprimento delle condizioni del credito bancario.
5. L’imprenditoria trevigiana manifesta la necessità di ulteriori informazioni sui meccanismi di funzionamento del concordato preventivo, una procedura cui fa ricorso un numero limitato di imprese, ma che ha ricadute molto impattanti sul territorio in termini di coinvolgimento dei fornitori.

LE PROPOSTE
1. Un accordo di intenti tra imprese, professionisti e tribunali (sezioni fallimentari) per cercare, nei limiti del possibile, di meglio contemperare le ragioni di continuità aziendale con le ragioni di creditori, molti dei quali possono a loro volta subire conseguenze pesanti proprio in termini di continuità aziendale.
Si chiede, in particolare, di evitare che il ricorso a procedure alternative al fallimento risulti funzionale a fini estranei alla legge. Se del caso, migliorare la norma rendendola più stringente.
2. Una proposta di legge che chiarisca e migliori le condizioni di deducibilità fiscale delle perdite su crediti, perdite che oggi rappresentano una vera e propria area grigia dalle dimensioni non del tutto evidenti.
3. Una verifica e una ripresa della questione del rispetto dei tempi di pagamento e della loro sanzionabilità (dare esigibilità immediata) soprattutto laddove il loro mancato rispetto può essere causa di grave pregiudizio aziendale.
4. Una proposta al sistema bancario per concorrere ad alleviare i costi di esposizione per crediti e offrire maggiori garanzie di continuità degli affidamenti, anche in presenza di parziali irregolarità nei pagamenti. Oggi capita spesso, ad esempio, che discontinuità di incasso da parte delle banche su clienti dell’affidato, anche lieve, comporti la revoca dell’affidamento.
5. Un impegno associativo a rafforzare la cultura di presidio del rischio da parte delle imprese associate. In proposito Confartigianato Marca Trevigiana metterà a disposizione delle imprese un manuale di prevenzione dei rischi di credito. Nel frattempo Confartigianato Marca Trevigiana intende creare una rete tra associazione e imprese coinvolte in procedure fallimentari e concorsuali allo scopo di circolarizzare informazioni utili, fornire suggerimenti e, se del caso, ulteriore tutela legale.Confartigianato Marca Trevigiana, in collaborazione con Centro Studi Sintesi, ha esaminato il tema rilevante del rischio di credito per le imprese artigiane e le piccole imprese coinvolte in fallimenti o procedure alternative agli stessi.

La documentazione, prima del genere a livello nazionale, certifica che le piccole imprese, specialmente quelle artigiane non attivano procedure di gestione del rischio credito e ciò implica, nel contesto di progressivo deterioramento economico, che subiscono pesantemente gli effetti dell'insolvenza dei propri clienti con effetto moltiplicatore.
Confartigianato Marca Trevigiana è interessata a utilizzare i risultati della ricerca per sensibilizzare il Parlamento e per avviare un programma di prevenzione rivolto alle imprese.
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Edi Barbazza,
01 dic 2014, 02:27