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IL NUOVO RINASCIMENTO E' L'IMPRESA SIGNIFICANTE

pubblicato 12 giu 2014, 09:17 da Giorgio Gagliardi   [ aggiornato in data 20 giu 2014, 01:03 ]
"Innovarea" vuole promuovere un movimento di imprese sincronizzate la cui impresa comune sia guidare un nuovo rinascimento facendo leva sul patrimonio civile, culturale, naturale e artigianale che caratterizza l’Italia, abbandonando i pessimismi legati ai problemi strutturali del Paese e i protagonismi ostacoli alla maturazione del sistema Paese.
Essere un'impresa significante, per il nostro mondo dell'artigianato e della manifattura così orgogliosamente legato alla tradizione vuole dire non avere timore di guardare ad un futuro diverso, in cui poter però riscoprire un passato che è valore e conferisce valore, garanzia di quella qualità che da sempre è la cifra distintiva del mondo artigiano e del nostro territorio in particolare.
Confartigianato Marca Trevigiana, condividendo la prospettiva di "Innovarea", conferma il proprio impegno concreto a sostegno della significatività dell’impresa in quanto creatrice di nuovi posti di lavoro legati alle peculiarità del territorio, ed ambisce a promuovere con azioni concrete il significato dell’impresa in quanto creatrice di nuovi concetti liberati dalla varietà del territorio e veicolati ai clienti e alla società civile attraverso i suoi prodotti, processi e modalità di relazione. 

  • L’innovazione sistemica come “prerequisito per competere”: 
Per le imprese occidentali la variabile competitiva cruciale è diventata l’innovazione. Questa deve però essere il risultato non tanto del genio creativo di un imprenditore, quanto di un sistema che coinvolga tutti gli elementi del modello di business (prodotto e processo, ma anche risorse, fornitori, eccetera) e organizzativo (struttura ma anche stile di leadership, misure di performance, eccetera) nel loro ruolo sia di oggetti che di fattori abilitanti l’innovazione.
  • Le imprese antifragili come “attori protagonisti”:
Anche le PMI imprese di successo e i loro fornitori “strategici” devono rendere i loro modelli di business più antifragili. Le imprese antifragili creano opzioni strategiche che permettono di amplificare gli impatti positivi, limitando quelli negativi, derivanti da discontinuità sempre più frequenti quanto meno prevedibili. Se sottoposta a uno shock un’impresa fragile (così come un sistema di imprese) si danneggia, una robusta resiste, una antifragile migliora.
  • L’identificazione dei trend emergenti come “punto di partenza” 
Per ridefinire i modelli di business le PMI imprese di successo e i loro fornitori “strategici” devono mettere al centro l’innovazione sistemica per adattarsi velocemente al cambiamento dell’ambiente esterno. Di fondamentale importanza risulta l’analisi dei trend tecnologici e socio-culturali emergenti, delle loro modalità di interconnessione 
e dei primi tentativi di sfruttamento a livello imprenditoriale delle opportunità da essi generate a livello mondiale.
  • Lo sviluppo di (re-)start up innovative come “meta singolare” 
Lo sfruttamento dei trend emergenti da parte delle PMI imprese di successo e dei loro fornitori “strategici” deve avvenire soprattutto attraverso la creazione di nuove imprese che si sviluppino in continuità con l’impresa consolidata che finisce così per assumere il ruolo di incubatore. Ciò permette di pro-gettare un innovativo modello di business dell’impresa di successo senza compromettere il funzionamento di quello esistente. 
  • Lo sviluppo di ecosistemi di business  come “meta sistemica” 
La competizione avviene però ormai a livello di sistemi di imprese e non di singole imprese. Le PMI imprese di successo sono quindi chiamate a creare ecosistemi di business: reti aperte di imprese eterogenee fondate su una piattaforma digitale e/o organizzativa che dalla loro interazione continuativa creano valore sviluppando e 
presidiando, attraverso la “coopetizione” nuovi mercati, significati, prodotti, modelli di business e organizzativi e tecnologie. 
  • Lo sviluppo di innovazioni strategiche sociali come “meta possibile”
La realizzazione di ecosistemi di business costituisce un’opportunità per lo sviluppo di innovazioni strategiche sociali, per rispondere cioè ai bisogni della società riuscendo a generare profitto così da poter rispondere ancora meglio ai bisogni della società. Questo attraverso, in primis, la costruzione di un contesto basato sulla fiducia e reciprocità che favorisca l’entrata in impresa dei giovani e più in generale l’inclusione lavorativa di ogni persona meritevole.
  • Il culture to Business to consumer (c2B2c) come “contesto di (valorizz)azione”
La cultura della “bellezza” e del “fare” permette alle imprese B2C di realizzare opere dell’arte agro-alimentare, dell’abitare e della moda proponendo uno stile di vita unico al mondo. Per non diluirne il significato occorre presidiare i canali di comunicazione e distribuzione privilegiando la presentazione dei prodotti nei territori che li hanno originati. Da cui l’opportunità di rendere i luoghi visitati dai numerosi turisti/potenziali clienti che arrivano in Italia degli “incubatori di mercato”.
  • Il Business to Business to consumer (B2B2c) come “contesto di (re)azione”
Anche le imprese B2B devono aumentare la significatività della propria proposta di valore non potendo più affrontare le sfide della globalizzazione limitandosi a un atteggiamento di “risposta”, seppure di eccellenza. Devono assumere un atteggiamento di “proposta” supportando l’impresa cliente a riconoscere i bisogni/desideri del consumatore finale ovvero, se possibile, servirlo direttamente condividendo i canali di comunicazione e distribuzione disponibili.
  • L’internazionalizzazione e l’innovazione (digitale) come “circolo virtuoso”
La necessità/opportunità di relazionarsi con nuovi, grandi mercati esteri, anche grazie alle tecnologie digitali, caratterizzati da regole, dimensioni e velocità sconosciute, obbliga le PMI imprese a formarsi una cultura globale. Ciò comporta una revisione dei prodotti offerti e dei modelli di business e organizzativi adottati costituendo un’importante stimolo all’innovazione sistemica che a sua volta permette una maggiore internazionalizzazione.
  • Il capitale umano come “risorsa fondamentale”
L’esperienza e la conoscenza, in particolare quella tacita in quanto detenuta dalle persone, è il motore dell’innovazione a tutti i livelli. Occorre perciò aumentare il numero e l’inclusione nel processo d’innovazione strategica dei lavoratori creativi dentro e fuori le imprese.Questo anche pro-gettando percorsi formativi sul tema dell’imprenditorialità innovativa interculturali per “combinare” scienziati, economisti e umanisti, esperti e apprendisti. 
  • L’innovazione strategica aperta  come “paradigma di riferimento”
L’internazionalizzazione fa sì che la conoscenza detenuta anche dal più grande centro di ricerca sia irrilevante rispetto alla totalità delle conoscenze disponibili. Discriminante diviene così la capacità delle imprese di interagire con l’ambiente esterno per localizzare “pezzi” rilevanti di conoscenza (es. crowdsourcing) da ricombinare in modo innovativo con quelli posseduti, in primis con le conoscenze dei bisogni espliciti e latenti dei clienti e della società.
  • La finanza per l’innovazione come “leva indispensabile”
L’attrazione di risorse finanziare “pazienti” e “diffuse” (es. crowdfunding) ma nel contempo l’affermazione di una cultura aziendale vocata alla trasparenza interna ed esterna e a una rinnovata capacità di rischiare sono componenti fondamentale per la realizzazione di ecosistemi di business in grado di favorire la nascita di nuove imprese (start up) e/o la rinascita di quelle consolidate (re-start up) anche operanti nel campo del sociale.
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