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IL DOPPIO SEMESTRE DI RENZI: L'ITALIA NELL'EUROPA

pubblicato 25 ago 2014, 02:30 da Giorgio Gagliardi   [ aggiornato in data 25 ago 2014, 02:30 ]
Torna lo spauracchio, agitato anche da Moody’s con le nuove stime sul PIL italiano, di una crisi dall'esito imprevedibile e di una portata difficilmente governabile con le lentezze e le incertezze viste in questi mesi. 
Mentre stava per arrivare al traguardo la prima tappa della riforma del Senato e del titolo V della costituzione, le previsioni di crescita del PIL e le buone intenzioni, se c’erano, di invertire il rapporto debito-PIL (126% con Monti, 132 con Letta e 135 con Renzi) sono state bruscamente smentite.
Il voto di venerdì 9 agosto scorso, in cui il Senato cambia radicalmente se stesso, è comunque una notizia incoraggiante. Siamo solo al primo di quattro passaggi, ma la partenza segnala che il PD e Forza Italia hanno sconfitto le proprie minoranze e la minoranza del Nuovo Centro Democratico, lasciando a Cinque Stelle e Lega il ruolo di antagonismo sterile, mitigato, per quest’ultima, dall’evidente collaborazione di Calderoli nei meccanismi di voto al Senato.
Qualcuno discute sulla fondatezza dell’entità ( 0,2) del calo del PIL mentre la produzione industriale sale dello 0.9. Fondati o meno che siano questi dubbi restano evidenti i progressi di Spagna, Irlanda e Grecia che stavano peggio dell’Italia e che ora, grazie a riforme coraggiose e tempestive, oltre ad un sano orgoglio di paese, recuperano più velocemente di noi.
Mentre i dati del sondaggio di Confartigianato Marca Trevigiana (ancorché effettuato prima del voto sul Senato) confermano una forte diminuzione di consenso per Renzi e per il  suo Governo presso i piccoli imprenditori rispetto ai massimi toccati a  maggio scorso, è evidente che Renzi, grazie anche al supporto di Berlusconi, non può che continuare nel ruolo che ha o potrà , al massimo, succedere a se stesso in caso di nuove elezioni.
E allora, anziché impegnare le prossime settimane ad esorcizzare, più o meno strumentalmente,  lo spauracchio, comunque fondato,  della crisi d’autunno, occorre incoraggiare l’inedita “maggioranza responsabile” ad andare avanti con le riforme e i provvedimenti necessari senza perdere un minuto sapendo, come spesso dice il Premier, che rimane poco tempo per fare.
Il percorso è noto: 1) tagli alla spesa improduttiva e alle ancora tante, evidenti ingiustizie che la realtà ci mette davanti ogni giorno; il che significa vera sburocratizzazione e non la presa in giro messa in scena fino ad oggi; 2) riduzione del costo del lavoro ed ulteriore liberalizzazione del rapporto di lavoro, sia in ingresso che in uscita. Le scene dei bagagli all'aeroporto di Roma, ostaggi d’irresponsabili mentre una parte dell’Italia (con ricadute comunque sui contribuenti) rimetteva mano al portafoglio per salvare la compagnia di bandiera, sono l’emblema delle conseguenze di un vuoto normativo e di scarsa autorità. 
La gravità della disoccupazione giovanile, a mio parere, avrebbe giustificato, se non imposto, un agosto senza ferie parlamentari, per avviare l’esame del cosiddetto Job Act, ora parcheggiato in attesa di tempi migliori in barba a tanti drammi che il mancato lavoro accende.
Il percorso delle riforme necessarie passa inoltre per 3) la riduzione fiscale, con relativa riforma per rendere più giusti i carichi, e nel cambio di atteggiamento del fisco. Raggiunge poi  4) la riforma della giustizia civile che, allo stato attuale, rende di fatto impraticabile la tutela dei diritti civili, crediti aziendali in primis, a causa di tempi e costi insostenibili oltre a scoraggiare investimenti nel nostro Paese.
E chiude, questo è un punto in cui Renzi ed il suo Governo sembrano balbettare, con 5) un piano di rilancio dell’economia. Nella nostra situazione, è esperienza di molte altre crisi nazionali, serve non solo un piano ma anche  un ruolo guida dello Stato in azioni volano per investimenti. Consola sapere che, tra i libri per le vacanze, Renzi ha acquistato anche “Lo Stato Innovatore” di Marianna Mazzucato, professore di economia dell’innovazione in un’università inglese, fautrice del ritorno alla spesa pubblica intelligente. Sarà possibile nel nostro Paese? 
Settembre è il mese verità. O Governo e Parlamento comprendono che ogni giorno di rinvio e ogni cedimento ai vecchi riti dei compromessi pasticciati ci toglie futuro oppure, ci è già stato anticipato, l’Europa farà supplenza.
E’ una partita complicata e sarebbe comunque un imperdonabile e doppio autogol , essendo  nel semestre  guida italiana, subire la pur evocata riduzione di sovranità nazionale.
L’invito che viene da artigiani e piccoli imprenditori di Confartigianato Marca Trevigiana è di andare avanti con le riforme senza indugi, recuperare il tempo gravemente perduto, tagliare dove c’è da tagliare prima di essere costretti ad un prelievo straordinario per pareggiare i conti. L’andamento dello spread di questi ultimi giorni, pur mitigato da copiosi acquisti di titoli di Stato effettuati dalla BCE, è un ulteriore indicatore circa il fatto che, se peggiora il debito pubblico ed il suo indice di rischiosità, saltano i conti pubblici a partire dalle prossime aste di BOT e CCT.
Una delle tabelle presentate al nostro convegno “ da Piazza del Popolo a Renzi” mostrava l’impennata  del debito e la contemporanea discesa degli investimenti pubblici a conferma, se ce n’era bisogno, che lo Stato, che comprende Regioni, Provincie e Comuni e la miriade di società ed enti collaterali e strumentali, continua soddisfare l’egoismo del breve a danno degli investimenti nel futuro, perdendo il suo ruolo guida  di “Stato investitore” che , in tante crisi, ha fatto la differenza.