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FONDI EUROPEI: LA MARCA TREVIGIANA IN RITARDO DI DIECI ANNI

pubblicato 12 mag 2014, 05:53 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 12 mag 2014, 05:53 da Giorgio Gagliardi ]

La Marca Trevigiana rincorre l’Europa ma rischia di essere dieci anni indietro rispetto ad altre province europee. Parola di un trevigiano a Bruxelles. Fiorenzo Silvestri da San Zenone degli Ezzelini si proietta da cinque anni nella sede del Parlamento europeo. È infatti membro del Comitato Regioni Comunità Europea, il “luogo” dove i rappresentanti degli Enti locali esprimono il loro parere su tutti i provvedimenti proposti dagli europarlamentari. 

Ci sono molti dibattiti attorno all’Europa, ma quanto conta davvero?

«Il 70 percento delle legislazioni nazionali dipendono dall’Europa. Vero è che ci sono nazioni che poi rispettano queste norme e altre che lo fanno meno. L’Italia è una di queste e ciò non giova alla nostra credibilità. Questo vale anche per la capacità di usare i fondi europei».

A questo proposito, stanno per arrivare i nuovi fondi strutturali con un ruolo importante degli enti locali. I nostri Comuni sono pronti a giocare bene questa partita?

«Salvo eccezioni, siamo in ritardo notevole. Prendiamo ad esempio il Piano d’azione per l’energia sostenibile – Paes. I Comuni della Pedemontana del Grappa l’hanno siglato l’anno scorso, ma la norma è attiva dal 2008. È ovvio che i primi che arrivano hanno a disposizione più fondi. E i ritardatari si devono accontentare di quanto resta. In Europa ormai ci sono già 5 mila Comuni che hanno adottato il Paes».

Quali opportunità si aprono dall’Europa per la provincia di Treviso?

«Sto lavorando su un progetto che coinvolge cinque nazioni. “Culture and creativity, cultura e creatività, riguarderà proprio la provincia di Treviso. In questo ambito non siamo per fortuna in ritardo. Il mio auspicio è che questa volta il Trevigiano sia capace di cogliere con tempestività le opportunità. Un messaggio rivolto ai Comuni ma anche alle Associazioni imprenditoriali».

A proposito di Associazioni di categoria, quanto è importante il dialogo tra Enti locali e impresa?

«È certamente importante ma il tema del dialogo deve essere più ampio. È infatti altrettanto importante che le Associazioni siano di supporto al lavoro che stiamo facendo in Europa. Il Comitato Regioni consente infatti contatti importanti, un confronto di esperienze e la possibilità di farsi conoscere». 

E per quanto riguarda i Comuni?

«Di recente abbiamo votato in Commissione il referente per il Patti dei sindaci relativi all’energia sostenibile e i cambiamenti climatici. L’Europa è ormai proiettata al 2030, quando il Patto siglato in provincia di Treviso riguarda ancora l’orizzonte 2020».

Insomma, siamo già in ritardo di dieci anni…

«Esatto. Il provvedimento c’è già, occorre solo agire».

Perché i sindaci fanno così fatica a fare rete?

«Occorre maggiore sensibilità sull’Europa. E occorre il coraggio di affrontare l’impegno e il sacrificio che richiede il fare sistema. E occorre preparazione e avere rapporti internazionali. Un sindaco oggi non può più limitarsi al proprio comune, deve avere rapporti esterni ai vari livelli. Il rischio è di appiattire la politica comunale solo sul livello d’imposizione fiscale». 

Cosa manca alla Provincia di Treviso per essere un sistema territorio?

«Non è un territorio “tipicizzato”. In altre parole, non siamo ancora riusciti a dare al nostro territorio una caratteristica che sia attraente per l’esterno. Non siamo riusciti a creare un valore aggiunto facendo leva sulle nostre potenzialità». 

Insomma, la Marca Trevigiana non sa raccontarsi?

«Le faccio un esempio: gli alberghi di Treviso servono per la maggior parte come base per Venezia. Ancora: l’unico museo che funziona è quello di Possagno dedicato a Canova e questo proprio perché è “tipicizzato”. Un museo generico non può competere con i grandi musei, è perdente in partenza».

Quale “tipizzazione” potrebbe spendere la Marca?

«Stiamo lavorando su un progetto europeo per fare di Treviso la provincia dell’illustrazione. Ho già aperto contatti con altre cinque nazioni che condividono un interesse per quest’arte “sulla carta”. Treviso ha già esperienze di eccellenza da spendere. Si tratta di metterle a sistema e di valorizzarle anche dal punto di vista economico».

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