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DA PIAZZA DEL POPOLO A RENZI: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE SARTORI

pubblicato 22 lug 2014, 09:23 da Giorgio Gagliardi   [ aggiornato in data 31 lug 2014, 01:51 ]
Pagella a Renzi 21 luglio 2014
In Piazza del Popolo a Roma il 18 febbraio 2014 c’era anche Confartigianato Marca Trevigiana. Abbiamo ascoltato le proposte dei presidenti delle organizzazioni che formano Rete Imprese Italia, in questo semestre è presieduta da Giorgio Merletti. E abbiamo tutti conservato il documento “Riprendiamoci il futuro”, che conteneva il senso dell’iniziativa e le dieci proposte formulate. Parliamo quindi di Renzi riconoscendo a lui meriti e demeriti, perché è lui, in prima persona, ad aver sottoscritto i nuovi impegni con gli italiani affermando, a più riprese che, in caso di insuccesso, si sarebbe ritirato. 
"Da Piazza del Popolo a Renzi, il titolo dell'incontro il 21 luglio 2014 a Quinto di Treviso, racconta plasticamente da dove siamo partiti, cioè la manifestazione di artigiani e commercianti di Roma e dove vogliamo arrivare, cioè a Matteo Renzi, con il suo primo “quasi semestre” di governo. Il presidente Renzi, coincidenza, riceveva l’incarico di formare il governo proprio nel corso della nostra manifestazione romana e con l’hashtag “Matteo, stai preoccupato” il nostro presidente nazionale Merletti lo aveva avvisato, fin da quelle ore, che la pazienza delle imprese che manifestavano era giunta al limite. 
Perché dunque una pagella al premier Renzi a fine luglio?
Per più motivi. Innanzitutto, essendo pure tempo di pagelle scolastiche, un voto assegnato sulle risposte date a ciascuna delle proposte di Piazza del Popolo rende più facilmente l’idea di quanto possano fare articolate considerazioni.
In secondo luogo perché è il mestiere che Renzi stesso ci ha chiesto di fare: proporre, incalzare, giudicare.
Quando il Presidente del Consiglio, ribadendolo anche a Treviso nella sua prima uscita pubblica, ha messo la parola fine al metodo concertativo, accusato di essere diventato una rendita di posizione e un modo non rappresentativo dell’intera società, ha ribadito l’invito alle Associazioni di continuare a fare la loro parte e a comunicarla.
Non sappiamo se le cose dette il 21 luglio saranno oggetto almeno di uno sguardo da parte di Renzi, ma ci affidiamo ad un buon portalettere, il sottosegretario Pier Paolo Baretta. E non mancherà il presidente di Confartigianato Merletti, nelle sue occasione di confronto con il Governo, di esserne testimone, se riterrà di condividere i nostri giudizi.
In terzo luogo perché dal nostro mondo, e ne abbiamo avuto conferma anche nelle recenti elezioni europee, c’è stata un'importante apertura di credito al premier e al suo programma, anche se in parte increduli per i tempi di realizzazione annunciati e i cambiamenti, talvolta radicali, che le sue proposte comportano.
Tutte le aperture di credito hanno bisogno di monitoraggi e di verifiche.
Un leader incontrastato che non ascolti la forza dei problemi finisce per diventare contrastato e tradire la sua stessa ragion d’essere.
Per ultimo ci siamo ripromessi, fin da Piazza del Popolo, idi andare a vedere, passo dopo passo, risposte e mancate risposte.
A Roma gli imprenditori hanno manifestato con civiltà e senso di responsabilità. Non è detto che, se fortemente delusi, non ci possa essere una nuova Piazza del Popolo.
Come abbiamo strutturato la pagella?
Semplicemente riprendendo le 10 richieste formulate a Piazza del Popolo e la quarantina di punti contenuti all’interno di ciascuna di esse, andando a vedere quanto realizzato e quanto avviato, argomento per argomento, legge per legge, disegno di legge per il disegno di legge.
Ne sono conseguiti 10 voti ed un voto complessivo, dal 5 al 6. Quindi abbiamo chiesto a Enrico Quintavalle, responsabile dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese, di sottolineare gli andamenti più problematici e i segnali, pur deboli, di speranza.
La pagella servirà a qualcosa? In Italia ci sono, almeno nel breve, alternative a Renzi? L’Europa, seppure costretta a riflettere sull’esito elettorale, ci lascerà margini di manovra su spesa e debito?
Pur consapevoli di questi vincoli non banali e pur facendo molti di noi il tifo per Renzi, non tanto in quanto capo del centro sinistra, ma in quanto leader anomalo, non facilmente etichettabile, che ha puntato molto su rinnovamento e coraggio di cambiare, abbiamo il dovere di sindacare e proporre senza pregiudizi e, se servirà, di tornare a Piazza del Popolo, magari con meno signorilità di quella dimostrata il 18 febbraio.
Al di là del voto di sintesi, e si capisce subito che non siamo larghi di manica, che indica una quasi sufficienza, diciamo subito che se non ci fosse la componente di speranza nella sua voglia di cambiare all’interno del Paese e in Europa, il lavoro fatto o il lavoro avviato, per quanto ci riguarda, non è tale da essere giudicato complessivamente positivo.
Siamo consapevoli delle resistenze di tanti titolari di privilegi.
Abbiamo dovuto scoprire, di recente, ad esempio, il significato della parola “autodichia” che sta per soggetti che rispondono a se stessi, in barba alle regole ed ai sacrifici che vengono chiesti alla collettività.
Sono i Dipendenti della Camera e del Senato, della Corte Costituzionale o del Consiglio Regionale della Sicilia, e potrei continuare con altri organi, che non intendono assoggettarsi ai tetti che il Governo Renzi ha imposto a tutti dipendenti della Pubblica Amministrazione.
Galli della Loggia, sul Corriere della Sera di ieri, ha detto che “l’autonomia siciliana, è un’autentica truffa, utile solo ad arricchire spese di tutti pochi migliaia di fortunati”.
Di esempi di assurdità ed ingiustizia nella spesa pubblica è piena la cronaca.
La Presidente della Camera, che peraltro con i soldi degli italiani si è permessa perfino un convegno sul tema “è giusto chiamare una donna presidente o presidentessa” che, a mio parere, è come parlare del sesso degli angeli, ha annunciato con apparente senso di responsabilità istituzionale ed al tempo stesso di quasi sollievo, che i dipendenti della Camera rientreranno nei tetti, ma non subito. Avete capito, non subito!
A parte questa manifesta insensibilità sociale del Presidente della Camera, che non è sola in questo primato, vorremmo regalare a Renzi, per il tramite del sottosegretario Baretta, un parere di autorevole amministrativista su come il Governo può, con efficacia, aggirare il tranello giuridico dell’ “autodichia” grazie al quale una parte di dipendenti pubblici si prendono beffa del Paese. Così come se lo prendono i governanti della Rai che, ad ogni cambio di stagione politica, aggiungono nuovi direttori senza rimuovere i precedenti e poi chiedono ai riparatori di televisioni o ai possessori di PC di pagare il canone speciale Rai.
Non è colpa di Renzi, ma se non affronta tutto ciò con più decisione, finisce che ne diventa complice.
Caro Renzi, ci pare che la realtà della micro e piccola impresa non sia ancora trattata come richiede lo “small business act europeo”, che reclama un Paese a misura di chi lo abita non dei soliti 4 noti.
E la spending review dov’è finita?
E il coraggio di togliere di mezzo ostacoli che impediscono nuovi posti di lavoro, pur dando atto della nuova disciplina sui contratti a termine, è ancora presente nelle sue intenzioni?
Per quanto tempo ancora potremo permetterci gli attuali livelli di disoccupazione, specie giovanile?
E il credito alle imprese, specie micro e piccole in particolare, dove è finito?
Perché il Governo si limita a chiedere, in questo caso alle banche coinvolte, di lasciare sul tavolo parte dei loro crediti, per la semplice ragione di stato che si chiama Alitalia, e non fa altrettanto per le piccole imprese, che sono una ragione di stato ben più importante di Alitalia?
Perché, in tema di garanzia di lavoro, continuano ad esserci figli e figliastri, persone di serie A e di serie Z?
Dipendenti che hanno la cassa integrazione a vita, quindi per niente motivati a rientrare al lavoro, e dipendenti che a stento ottengono una riconferma per poche settimane della cassa in deroga o peggio, come nel caso della piccola mobilità, i datori che gli hanno assunti con i contributi di legge ora li devono inopinatamente restituire?
L’Italia, nonostante la lettura positiva dei suoi tanti punti di forza che ne fa il prof. Fortis, è sull’orlo di un declino storico, anche a causa dell’operato di classi dirigenti poco competenti e sanguisughe.
Noi vogliamo essere tra coloro che reagiscono, che tentano un’inversione di marcia.
Ċ
Giorgio Gagliardi,
28 lug 2014, 03:29
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Giorgio Gagliardi,
28 lug 2014, 03:29