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AGGREGAZIONI COMUNI, LA STRADA PASSA PER LA DIMENSIONE DISTRETTUALE

pubblicato 9 mag 2014, 01:16 da Maurizio Venturino   [ aggiornato il 9 mag 2014, 01:16 da Giorgio Gagliardi ]

Dopo i fallimenti dei referendum sulle fusioni tra San Polo di Piave e Ormelle e tra Villorba e Povegliano un dato appare chiaro. I fautori delle fusioni a freddo e delle unioni a parole hanno fallito. A questo punto vinca l'aggregazione vera a livello distrettuale. Sul progetto di aggregazione promosso da una ricerca di Confartigianato Marca Trevigiana facciamo il punto con Sergio Maset, ricercatore di IdeaTolomeo che ha curato la ricerca. E lo facciamo alla luce del varo, l’8 aprile, della legge “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” (Legge n° 56/2014).

Sergio Maset, che ne sarà delle province?

«Il dato più significativo è sicuramente la loro trasformazione in ente di secondo livello. Gli organi di governo delle riformate province sono dunque direttamente espressione dei sindaci e dei consigli comunali del rispettivo territorio. Una seconda considerazione riguarda le funzioni. Si rileva un rafforzamento della provincia come ente di coordinamento di area vasta tra i comuni».

Dunque, le province possono divenire uno strumento anche per la gestione unitaria di funzioni che oggi sono svolte a livello municipale?

«Dipende dalla capacità effettiva delle province di agire da ente di coordinamento e di servizio per i comuni che le compongono dipenderà dal governo che gli stessi comuni imprimeranno alle province. 

Cosa cambia invece per i Comuni?

«Per quelli sotto i cinquemila abitanti permane l’obbligo, già in vigore, all’esercizio associato delle funzioni fondamentali. Le unioni, anch’essi ente di secondo livello, sono funzionali a una gestione più efficace dei servizi comunali e, in generale, allo svolgimento delle funzioni fondamentali. La possibilità di assolvere direttamente per conto dei comuni alcuni adempimenti di controllo amministrativo è esplicitata nella nuova legge. Possono essere infatti svolte dalle unioni le funzioni di responsabile anticorruzione, responsabile per la trasparenza, le funzioni dell'organo di revisione, le funzioni di competenza dell'organo di valutazione e di controllo di gestione».

Con la nuova legge sarà più facile aggregarsi?

«Non deve essere assolutamente sottovalutata la complessità e lo sforzo richiesto alle amministrazioni comunali per l’implementazione della legge. È evidente che molto lavoro di dettaglio andrà svolto: si pensi soltanto alla gestione del personale durante il processo, alla formazione degli amministratori, alle stesse regole di tipo contabile».

La nuova norma indica anche “con chi associarsi”? 

«È mancato un quadro d’indirizzo che fornisse un’indicazione chiara. Per la definizione degli ambiti territoriali di riferimento, dunque, un punto di partenza è individuabile negli attuali perimetri dei distretti sanitari, da quali ricavare indicativamente uno o due ambiti».

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Giorgio Gagliardi,
9 mag 2014, 01:20
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