SALA STAMPA‎ > ‎Approfondimenti‎ > ‎

FONDI EUROPEI 2014-2020: SERVONO PROGETTI CREDIBILI

L’Europa stretta tra gli attacchi degli anti euro e la nuova stagione di fondi per lo sviluppo. Mai come in questi mesi l’Unione europea ha fatto discutere e ha diviso. Ma al di là del dibattito, occorre guardare avanti e comprendere i fattori che possono trasformare i programmi comunitari in occasioni di crescita e di rilancio della Marca Trevigiana. Ne parliamo con Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere Veneto con esperienze internazionali alla Commissione e al Parlamento europeo. 

Perché l’Europa è un’opportunità per il Veneto?

«L’Europa nasce dopo due guerre mondiali per portare la pace. La storia può ripetersi, non come guerra cruenta ma sotto forma di guerra economica».

Una guerra che rischieremmo di perdere.

«La prima conseguenza sarebbe la chiusura delle frontiere. È quanto vuole Marine Le Pen, perché la Francia importa più di quanto esporti. Per il Nord Italia, invece, chiudere le frontiere significherebbe perdere 15 miliardi di euro all’anno di saldo commerciale positivo. Un dramma commerciale, imprenditoriale e occupazionale. Senza contare la perdita dei vantaggi della libera circolazione delle merci, dei capitali ma anche delle persone. La possibilità di spostarsi per lavorare e studiare, di risiedere liberamente in un altro stato membro». 

E per quanto riguarda i servizi e appalti?

«Questa è una nota dolente. L’Europa potrebbe legiferare meglio. In effetti imprese estere, più competitive perché con minore costo del lavoro e tasse più basse, potrebbero portare via lavoro alle nostre aziende. Per ora, comunque, non vedo in giro tanti idraulici polacchi». 

Come si giocherà la partita dei finanziamenti 2014-2020?

«Le tasse che paghiamo all’Europa sono il due percento del totale. Sarebbe perciò difficile pensare che dando così poco possiamo avere indietro tanti finanziamenti. Eppure dobbiamo ammettere che da Bruxelles arrivano abbastanza finanziamenti».

E dove sta l’arcano?

«Perché la macchina amministrativa dell’Ue non costa molto. Il costo medio del personale è mediamente più basso di quello italiano perché a Bruxelles ci sono molto meno dirigenti».

Dunque arrivano soldi. A chi e per che cosa?

«Due terzi dei fondi arrivano alle Regioni attraverso i fondi strutturali. Sono tanti, gli unici soldi veri che abbiamo a disposizione. È dunque una partita importantissima, ma a una condizione».

Quale? 

«In Veneto le Camere di commercio e le Associazioni di categorie devono assolutamente dire cosa vogliono fare con questi fondi. E pretendere che ciò che chiediamo vada a vantaggio delle imprese». 

Ha il sospetto che non sarà così?

«I fondi strutturali non sono per gli enti pubblici, sono soprattutto se non quasi esclusivamente per lo sviluppo della competitività del nostro sistema. In altre parole, sono destinati a sviluppare le imprese e la ricerca tecnologica. Dobbiamo prepararci a questa grande sfida perché dobbiamo essere in grado di fare progetti credibili».

Il Veneto è pronto?

«È pronto solo se nell’utilizzo di questi soldi saranno coinvolte Camere di commercio e Associazioni di categoria. In altre parole, solo se sarà organizzata la domanda di finanziamenti. La vera sfida sta nella capacità di aggregare la domanda e quindi fare bei progetti».

E il mondo imprenditoriale veneto è pronto?

«L’Ente pubblico non può disconoscere il ruolo fondamentale che hanno gli enti intermedi che sono vicini alle imprese. Speriamo che lo capisca anche il presidente del consiglio. La capacità di aggregazione di questi enti intermedi è fondamentale, proprio perché in Italia abbiamo una percentuale più alta di piccole imprese». 

Matteo Renzi a parte, la Regione Veneto è sensibile a questo modello?

«Nella fase 2007-2013 c’è stata una bassa sensibilità. Con i fondi 2014-2020 la situazione è cambiata. Al tavolo di partenariato tra Regione, Camere di commercio e Associazioni di categoria appare una maggiore apertura nei confronti degli enti aggreganti». 

I sindaci sono consapevoli della partita che si sta giocando?

«I sindaci hanno una grande chance perché una parte dei fondi sarà lasciata in gestione ai Comuni. Ma mentre i grandi Comuni sono ben rappresentati a Bruxelles, non così gli altri. Resta perciò da capire se il territorio sarà in grado di aggregarsi. Il rischio è che i nostri Comuni siano tentati di utilizzare questi fondi per sopperire ai vincoli del patto di stabilità».

Comments