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PERCHÉ L'ENERGIA COSTA COSÌ CARA PER LE PMI

L’energia è un fattore di competitività. È assolutamente necessaria alle imprese e deve non costare troppo. Una sfida in particolare per le piccole imprese, che hanno minore capacità contrattuale. Ancora una volta la capacità di aggregazione è la scelta necessaria per i “piccoli”. Quale ruolo gioca la capacità di fare sistema nel mercato dell’energia in trasformazione lo spiega l’ingegner Matteo Segafredo, presidente del Caem, Consorzio artigiano energia e multiutility. Il Caem è il primo consorzio italiano di aziende artigiane per l'acquisto di energia elettrica e gas alle migliori condizioni di mercato. È nato proprio per cogliere le opportunità offerte dalla liberalizzazione dei servizi di pubblica utilità.

Ingegner Segafredo, perché l’energia in Italia costa così tanto?

«È una conseguenza delle scelte strategiche che il nostro Paese ha fatto nella politica energetica. Scelte che riguardano sia le fonti primarie che la liberalizzazione del mercato che non ha creato efficienza». 

Sulle fonti primarie è chiara la scelta in favore di petrolio e gas a scapito di nucleare e carbone. Ma perché la liberalizzazione non ha creato efficienza?

«L’energia elettrica non ha possibilità di essere accumulata. Stiamo andando incontro a una grave crisi della produzione perché nessuna autorità ha gestito responsabilmente l’attività di concessione della produzione. Ognuno ha costruito come ha voluto e oggi ci troviamo con più del doppio della potenza necessaria. È come se io avessi in garage due auto, ma la possibilità di usarne solo una. 

Intanto però pago bollo e assicurazione di entrambe… 

«Esatto. Ogni giorno metà delle centrali elettriche sono aperte ma ferme. Questo significa che il l’Italia sta sperperando potenziale perché è mancata la programmazione. Per questo non può esserci efficienza e il prezzo non può scendere». 

E sulla componente oneri, come si può intervenire?

«L’unica azione importante da fare è un’equa ripartizione tra tutte le categorie economiche degli oneri delle energie rinnovabili. Questi oneri oggi pesano molto meno sui grandi consumatori, a pagare sono i piccoli». 

Il Caem come s’inserisce in questo scenario? Cosa può fare?

«Il Consorzio, organizzando la domanda di energia di oltre cinquemila imprese, negozia con i fornitori in una posizione più forte, da pari a pari. Stiamo parlando di trecento milioni di chilowatt ora. Per giunta 

Quindi, la forza del Caem sta nella capacità di negoziazione in una commodity complicata come il mercato dell’energia?

«Esatto. Infatti il Caem, oltre a negoziare quantità importanti, interloquisce con competenza con i fornitori di energia».

Insomma, una grande impresa può permettersi in organico uno specialista in commodity, un artigiano no…

«In una logica di consorzio invece questo è possibile. Per giunta il Caem assicura un’attività di tutela per tutte le problematiche legate a una fornitura, dai problemi tecnici ai contenziosi, fino alla ricostruzione dei consumi. Si trattano anche dilazioni di pagamenti in casi di difficoltà dell’impresa».

Ci sono altri esempi simili in Italia?

«C’è un consorzio più o meno con le stesse finalità per l’area Piemonte e Lombardia. Questo consorzio ha comunque delegato al Caem la negoziazione».

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Giorgio Gagliardi,
08 mag 2014, 05:41
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