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Terre e rocce da scavo

Negli ultimi mesi la materia delle terre e rocce da scavo è stata oggetto di importanti aggiornamenti normativi tanto che si ritiene utile fare chiarezza sulla materia.

Storia recente
La delibera 2424/2008 della Giunta Regionale del Veneto disciplinava la gestione delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti e non come rifiuti. Nell’ottobre 2012 a seguito dell’emanazione del decreto 161 che disciplinava le terre e rocce derivanti da cantieri superiori ai 6000 mc, abrogando le disposizioni normative su cui poggiava la delibera Regionale n.2424, si è creato un vuoto normativo per la disciplina
dei cantieri di dimensioni inferiori, che è stato successivamente colmato dalla delibera regionale 179/2013 che riproponeva, per tali cantieri, le stesse disposizioni contenute nella vecchia delibera 2424.
Nel mese di giugno di quest’anno sono state approvate nuove norme nazionali sulle terre e rocce da scavo. La prima (Legge 71/2013 entrata in vigore il 26 giugno) prevede che per le terre e rocce da scavo prodotte in cantiere fino a 6000mc, continuino ad applicarsi le disposizioni stabilite dall’art. 186 del dlgs 152/06 (articolo abrogato dal dm161/2012) mentre per le terre e rocce prodotte nell’esecuzione di opere soggette ad AIA o a VIA il riferimento normativo resta il DM 161/2012. Oltre a questa disposizione qualche giorno
prima era stato pubblicato il decreto 21/06/2013, noto come Decreto del Fare che confermava all’art 41 l’applicazione del decreto 161 solo alle terre e rocce da scavo provenienti da attività o opere soggette a valutazione di impatto ambientale od autorizzazione integrata ambientale. La combinazione dei due disposti normativi se da un lato semplificava il quadro normativo esistente, dall’altro aveva determinato una serie di vuoti normativi.


Situazione attuale
A seguito della conversione in legge del Decreto del Fare, è stato introdotto l’art. 41 bis che disciplina gli interventi, che in sostanza interessano buona parte delle imprese artigiane.Le terre e rocce da scavo
che si originano da questi cantieri non soggetti a AIA /VIA, possono essere gestite come rifiuti ( norma di riferimento dlgs 152/2006) oppure come sottoprodotti (norme di riferimento Dlgs 152/2006 +
art 41 bis decreto fare). Nel caso si decida di considerarli come sottoprodotti:
a) deve essere certa la destinazione all’utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati;
b) in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non si devono superare i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell’allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d’uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale;
c) in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l’utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto al normale utilizzo delle materie prime;
d) ai fini di cui alle lettere b) e c) non è necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere. È il proponente o il produttore che deve attestare il rispetto delle condizioni di cui sopra. Si fa quindi riferimento al committente, all’appaltatore o alla ditta direttamente incaricata dal committente ad
eseguire l’opera. È in fase di elaborazione da parte della Regione Veneto un modello da utilizzare per l’attestazione del rispetto delle condizioni di cui alle lettere a,b,c,d. L’art 41 bis richiede comunque la compilazione di 3 moduli:
il 1° da inviare all’ARPAV dove si dichiara che i criteri di cui sopra sono rispettati, le quantità destinate all’utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l’utilizzo;
il 2° da inviare al Comune per le eventuali variazioni
il 3° con cui il produttore conferma all’Arpav con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati completamente utilizzati secondo le previsioni comunicate.
Attenzione ai tempi che non possono comunque superare l’anno dalla data di produzione delle terre e rocce salvo il caso in cui l’opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato preveda un termine
di esecuzione superiore. Si segnala inoltre che qualora vengano modificati i requisiti e le condizioni indicate nella dichiarazione deve essere data comunicazione entro 30gg non ad Arpav ma “...al Comune
del luogo di produzione”. Non è obbligo ma si suggerisce comunque l’invio anche ad Arpav della dichiarazione di modifica. Per quanto riguarda il trasporto si tratta di trasporto di beni e non di rifiuti.
La documentazione che dovrà pertanto accompagnare il trasporto è riportata nella tabella in fondo alla pagina. Non appena vi saranno ulteriori approfondimenti e interpretazioni applicative del decreto menzionato
da parte della Regione Veneto, si informeranno le imprese edili in maniera dettagliata sulle procedure da seguire.

DOCUMENTI NECESSARI PER IL TRASPORTO DI BENI E PRODOTTI (COMPRESE TERRE E ROCCE DA SCAVO)

TRASPORTO IN CONTO PROPRIO
Trasporto di merci proprie con propri mezzi immatricolati in conto proprio DDT qualora previsto (cessione di beni o conto lavoro) + Documento di trasporto delle merci in conto proprio (solo se il trasporto viene effettuato con veicoli con portata utile superiore a 3t.)

TRASPORTO CONTO TERZI
Trasporto di merci di terzi con mezzi immatricolati per conto terzi effettuate da imprese iscritte all’Albo Autotrasportatori merci c/terzi
DDT qualora previsto (cessione di beni o conto lavoro) + scheda trasporto o contratto di trasporto, oppure DDT integrato

Modello riutilizzo suolo in cantiere

pubblicato 10 giu 2014, 09:52 da Maurizio Ballan   [ aggiornato in data 10 giu 2014, 09:52 ]

La Regione Veneto ha pubblicato il modello che le aziende che effettuano scavi dovranno utilizzare qualora tutto il terreno escavato verrà riutilizzato in situ. Il modello completa la documentazione già predisposta dalla Regione per la gestione delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti e non come rifiuti

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