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TERRE E ROCCE DA SCAVO


LE TERRE E LE ROCCE DA SCAVO POSSONO ESSERE GESTITE COME SOTTOPRODOTTI Lo ha stabilito il DPR n. 120/2017, che detta le nuove regole, entrate in vigore dal 22 agosto

pubblicato 10 gen 2018, 03:08 da Maurizio Ballan   [ aggiornato in data 10 gen 2018, 03:10 ]

Nella Gazzetta Ufficiale del 7 agosto è stato pubblicato il Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017 n. 120, che detta le nuove regole per la gestione delle terre e rocce
da scavo come sottoprodotti, entrate in vigore dal 22 agosto 2017. I principali punti trattati dal decreto sono: 
1) Elenco dei requisiti da soddisfare affinché terre e rocce da scavo siano qualificate come sottoprodotti. Nel caso in cui terre e rocce da scavo vengano gestite come rifiuti, si applicheranno le norme in materia di registri, formulari, eccetera.
2) Per le terre e rocce da scavo che vengono escavate e riutilizzate in loco, che quindi non vengono movimentate al di fuori del cantiere, si dovrà accertarne la non contaminazione e il rispetto degli standard ambientale richiesti, tramite caratterizzazione chimico-fisica con le procedure previste dal nuovo decreto.
3) Il decreto distingue i cantieri in due tipologie: cantieri di piccole dimensioni e cantieri di grandi dimensioni. I primi sono quelli in cui vengono prodotte quantità di terre e rocce non superiori a 6000mc mentre i cantieri nei quali si producono oltre 6000 mc di terra e roccia da scavo, ricadono nella definizione e disciplina dei cantieri di grandi dimensioni. 
4) Per gestire terre e rocce come sottoprodotti nei cantieri di piccole dimensioni è necessario inviare, almeno 15 giorni prima dell’avvio dell’attività di scavo, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (allegato 6 del DPR) al Comune dove viene eseguito lo scavo e all’Arpav. Nell’allegato 6 dovranno essere indicate una serie di informazione che in parte già oggi vengono
comunicate con il modello 1, nello specifico si richiede di specificare: quantità di terre e rocce, eventuale deposito intermedio, sito di destinazione, estremi delle autorizzazioni per la realizzazione delle opere e i tempi previsti per l’utilizzo. La dichiarazione di cui all’allegato 6 è a tutti gli effetti una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la quale il produttore si
assume la responsabilità del rispetto dei requisiti che qualificano le terre e rocce come bene e non come rifiuto. Ricordiamo che è in capo al produttore l’obbligo di dimostrare la non contaminazione delle terre accertandone il non superamento dei valori delle concentrazioni soglia di contaminazione. La dichiarazione di cui all’allegato 6 deve essere aggiornata e quindi ritrasmessa agli enti competenti nei casi in cui: 
a) si registra un aumento del volume di scavo maggiore del 20%;
b) si modifica la destinazione delle terre e rocce da scavo o il tipo di utilizzo;
c) si modifica il sito di deposito intermedio;
d) si modificano le tecnologie di scavo.
Per la lettera b) l’aggiornamento della dichiarazione può essere fatto al massimo per due volte, salvo casi eccezionali.

Il trasporto delle terre e rocce deve essere accompagnato dalla documentazione indicata nell’allegato 7 del DPR.
La documentazione è predisposta in triplice copia, una per il proponente / produttore, una per il trasportatore e una per il destinatario, anche se del sito intermedio, e va conservata per tre anni. Se il proponente e l’esecutore sono soggetti diversi, una quarta copia della documentazione deve essere conservata dall’esecutore.
A fine lavori, l’utilizzo delle terre e rocce è considerato conforme e attestato all’autorità competente mediante la “Dichiarazione di avvenuto utilizzo” (Allegato 8 del DPR) inviata all’Arpav, al Comune di destinazione e al Comune del sito di produzione. Questa dichiarazione va conservata per cinque anni.
5) Il mancato rispetto delle procedure e dei termini comporta la cessazione, della qualifica delle terre e rocce da scavo come sottoprodotto e l’obbligo di gestirle come
rifiuti.
6) I tempi per poter utilizzare le terre e rocce da scavo non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, tranne il caso in cui l’opera, alla quale 
le terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti sono destinate ad essere utilizzate, preveda un termine di esecuzione superiore. 
7) Il decreto disciplina il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti determinandone modalità e tempistiche di gestione (almeno con cadenza 
trimestrale, a prescindere dalle quantità, o quando il deposito raggiunga i 4000 mc di cui non più di 800 mc di rifiuti pericolosi). 
8) I progetti o le attività per le quali le procedure di gestione delle terre e rocce da scavo sono in corso restano disciplinati dal la normativa previgente, che si applica anche a eventuali modifiche/aggiornamenti. 
Questo decreto ha in sé una serie di criticità, molte delle quali riguardano la compilazione corretta del documento di trasporto per la movimentazione delle terre al di 
fuori del cantiere. Non è ancora chiaro, infatti, se sia necessario compilare un modulo per ogni viaggio oppure se sia sufficiente utilizzare lo stesso per più viaggi. Arpav consiglia di effettuare
sempre le analisi delle terre e rocce da scavo, ma accetta l’impiego di analisi recenti di un’area attigua a quella di scavo. Non si potranno utilizzare analisi preesistenti, in aree non contigue a quella di scavo. 
È comunque previsto che Arpav effettui i controlli per la verifica della conformità dei requisiti delle terre. I costi derivanti da tali attività saranno a carico del proponente, gravando di conseguenza sui costi finali dell’intera opera. A seguito delle segnalazioni evidenziate da Confartigianato circa le criticità del nuovo decreto, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dichiarato di essere pronto ad apporre le modifiche necessarie al decreto, per risolverle.

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