Blog Tessil Moda

PULISECCO - CAMPAGNA SOCIAL COVID-19

pubblicato 17 giu 2020, 01:54 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 17 giu 2020, 07:13 ]

Per valorizzare l'apporto della professionalità dei professionisti del pulito nella lotta al Ccoronavirus, di concerto con il direttivo regionale della federazione pulitintolavanderie, è stata promossa una campagna social finalizzata a evidenziare l'efficacia dei trattamenti eseguiti nelle lavanderie tradizionali.

L'iniziativa prevede la pubblicazione sulle pagine Facebook delle Associazioni territoriali e regionale, di alcuni post riportati i messaggi: "COVID-19? Fallo Secco! I lavaggi professionali garantiscono la sanificazione dei capi, ance quelli nuovi" e "COVID-19? Non rinunciare a un bel vestito nuovo"  corredato da un invito alla popolazione a rivolgersi alla pulisecco di fiducia e con un richiamo a quanto riporta la circolare n.17644 del 22 maggio 2020 della D.G. Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute "il lavaggio dei capi, sia in acqua con normali detergenti oppure a secco presso le lavanderie professionali, è certamente una buona prassi in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione".

Sono stati realizzati anche dei manifesti (scaricabili cliccando qui), aventi analoghi contenuti da affiggere all'interno delle attività per sensibilizzare ulteriormente la clientela.

WEBINAR "FASE 2, FASE 3 PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI DEL LAVAGGIO A SECCO"

pubblicato 13 mag 2020, 09:47 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 13 mag 2020, 09:50 ]


Venerdì 15 maggio dalle ore 14.30 alle 15.30 è previsto il webinar gratuito a cura della rivista DETERGO sul tema:
"FASE 2, FASE 3 PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI DEL LAVAGGIO A SECCO"
Si confronteranno i responsabili di Assofornitori, Assosecco, CNA e Confartigianato. 
Per partecipare al forum basta collegarsi al link:  https://zoom.us/meeting/register/tJEkce2srz8tG9M0-n6cDLQynuVeUREp3Q5O 

MODA: DAL 27 APRILE POSSIBILE RIPRENDERE L'ATTIVITA' SE SI OPERA NELLE FILIERE EXPORT

pubblicato 28 apr 2020, 03:18 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 28 apr 2020, 03:19 ]


I Ministeri della Salute, dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno congiuntamente precisato, con la nota disponibile a questa pagina web,  frutto anche delle pressioni del Sistema Confartigianato, che la disposizione (art. 2, comma 7 del DPCM 10 aprile) in base alla quale, previa comunicazione al Prefetto, è consentita la prosecuzione dell’attività per le imprese di rilevanza strategica per l’economia nazionale fa riferimento a tutte quelle imprese la cui sospensione dell’attività possa comportare riflessi negativi sull’intera economia nazionale, con ciò intendendosi anche le attività produttive orientate in modo prevalente alle esportazioni, il cui prolungamento della sospensione rischierebbe di far perdere al nostro Paese quote di mercato.

Poiché il comma 3 del medesimo articolo specifica che è possibile collegare alla riapertura di queste imprese anche quelle appartenenti alla relativa catena di fornitura, sempre previa comunicazione al Prefetto territorialmente competente, ne consegue che le aziende che partecipano a filiere con queste caratteristiche possono, previa comunicazione al Prefetto (modello 1), riprendere le proprie attività senza limitazioni, anche prima del 4 maggio, a condizione di essere in grado di dimostrare il possesso di tali requisiti e di rispettare il Protocollo di sicurezza del 24 aprile.

La lettera trasmessa ai Prefetti dal Capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno avente ad oggetto l'individuazione delle aziende rientranti nell'art. 2 co 7 DPCM 10 aprile 2020 è consultabile cliccando qui  

IL TAVOLO VENETO DELLA MODA PRONTO A RIPARTIRE

pubblicato 16 apr 2020, 05:10 da Edi Barbazza

Il Tavolo Veneto della Moda - composto da Confartigianato, Confindustria, Cna, Confcommercio e Confesercenti- si appella, per il tramite del Presidente della Regione Luca Zaia, alle Istituzioni tutte per la riapertura celere della filiera destinata altrimenti alla chiusura totale. 

GRANDI GRUPPI, MEDIE E PICCOLE AZIENDE, ARTIGIANI E COMMERCIANTI DELLA MODA TUTTI ASSIEME PER UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI ALLA RIAPERTURA: SALVIAMO L'ECCELLENZA DELLA MODA ITALIANA
In Regione Veneto sono 9.500 le unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale). e 7.626 le unità della distribuzione. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato in regione ammonta a 18 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale). Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100 mila addetti ed esportano per un valore di oltre 9 miliardi di euro.

Il lockdown da pandemia accomuna i tanti elementi della filiera veneta della moda: dalla produzione alla vendita che, preoccupati, hanno scritto un appello alle Istituzioni tutte per il tramite del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e degli Assessori Marcato e Donazzan. Dai grandi player, alle medie e piccole aziende, dagli artigiani sino ai commercianti, riuniti in regione nel Tavolo Veneto della Moda in rappresentanza di oltre 17mila imprese, si alza una voce unica: riapriamo -in estrema sicurezza- tutte le produzioni e la vendita del comparto per salvare (e rilanciare) l’eccellenza della moda italiana del tessile, abbigliamento, calzatura e accessori. Nella nostra regione in particolare l’intera filiera vuole pensarsi, da qui ai prossimi mesi, come un corpo unico, come un’unica azienda, perché solo proiettandosi nelle difficoltà e nelle esigenze del fornitore o del cliente, ogni anello della filiera potrà partecipare alla ripartenza. 

Il settore Moda è, dopo la meccanica, la seconda industria del nostro paese. Conta su oltre 65mila imprese, 600mila addetti, un fatturato di quasi 100 miliardi di euro. In Regione Veneto sono 9.500 le unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale). e 7.626 le unità della distribuzione. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato in regione ammonta a 18 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale). Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100 mila addetti ed esportano per un valore di oltre 9 miliardi di euro. 

Denominatori comuni di gran parte di queste attività sono il blocco totale delle lavorazioni e la stagionalità del prodotto. 
La pandemia ha colto il settore nel pieno delle attività produttive e distributive della stagione Autunno/Inverno che è la più importante. Ne è seguito uno stop delle commesse nazionali ed internazionali, l’annullamento di ordinativi (spesso già in lavorazione) e la seria minaccia di ulteriori annullamenti se saranno superati i termini di consegna impedendo alla filiera di produrre nei tempi dettati dalla stagionalità. 
Ne deriva che il fermo produttivo distributivo per il nostro settore non rappresenta solo una perdita di fatturato (come per altri comparti) ma crea giacenze e perdite pesantissime che non si potranno recuperare nonché può interrompere il rapporto previlegiato della clientela con i produttori del made in Italy
E’ da tenere presente che la clientela internazionale ha la possibilità di rivolgersi a fornitori esteri comunitari che non hanno fermato le produzioni e non solo degli ordinativi della stagione in corso ma anche per la realizzazione delle collezioni della prossima primavera estate. 
Il Sistema Moda mantiene un valore assoluto nel PIL, nell’occupazione e nel saldo attivo della bilancia commerciale veneta, ma anni di delocalizzazioni, globalizzazione selvaggia e calo di consumi interni, ne hanno reso fragile la struttura. 

Se dovesse protrarsi il blocco produttivo risulterà ulteriormente compromessa la stagione Autunno/Inverno, nonché azzerata la produzione della prossima primavera estate.
Non basteranno dunque a mantenere l’occupazione “i prestiti agevolati” promessi dal Governo; seguiranno almeno 6 mesi di cassa integrazione e molte aziende non sopravvivranno.

La sicurezza è un valore fondamentale e diamo per scontata l’applicazione di adeguate e ferree misure per la sicurezza negli ambienti di lavoro. Siamo pronti ad adottare il Protocollo di Sicurezza del 14 marzo scorso condiviso a livello nazionale e siamo anche a disposizione per tutto quello che si riterrà di fare ancora nel pieno rispetto dei protocolli e delle check list in via di definizione anche a livello regionale (termometri, mascherine, guanti, igienizzanti e quant’altro).

La prima cosa che ci sta a cuore come imprenditori è la salute delle nostre famiglie e dei nostri collaboratori ma evidenziamo che lo “stato di salute” delle nostre comunità nei prossimi mesi dipenderà anche dallo stato di salute delle aziende e dai posti di lavoro che esse potranno ancora garantire. E per farlo nel nostro mondo, la fase 2 deve avvenire subito.

Pier Giorgio Silvestrin - Coordinatore Pro Tempore Tavolo Veneto della Moda e Presidente Federmoda Cna del Veneto

Roberto Bottoli - Presidente Coordinamento Moda Confindustria Veneto

Giuliano Secco - Presidente Federazione Moda Confartigianato Imprese Veneto

Giannino Gabriel - Presidente Federazione Moda Confcommercio Veneto

Luisa Fortuni - Presidente Moda Confesercenti del Veneto


  




CORONAVIRUS - LA RIVINCITA DELLE LAVANDERIE TRADIZIONALI

pubblicato 15 apr 2020, 09:32 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 15 apr 2020, 23:27 ]

Di seguito la lettera del presidente nazionale Carlo Zanin che evidenzia il ruolo strategico delle pulitintolavanderie per il contenimento del contagio.

Cari colleghi,
in questa stagione così difficile per la nostra Nazione e per il mondo intero, credo valga la pena raccogliere quanto questa emergenza sanitaria, del tutto straordinaria, abbia portato in termini di consapevolezza e di importanza alla nostra categoria: siamo strategici e significativi nella lotta alla diffusione del COVID-19.
Innanzitutto siamo strategici per il Paese.
Non a caso nel susseguirsi dei DPCM e DM del Governo, la nostra attività è sempre rimasta tra quelle autorizzate ad operare.
D’altro canto la manutenzione e pulizia dei capi di abbigliamento è un servizio decisamente essenziale, specie in periodo di pandemia, sia nel caso in cui un cittadino non ha una lavatrice in casa sia che debba manutenere capi che possono essere lavati solo a secco.
Siamo importanti nella lotta al Coronavirus
La Johns Hopkins University ha illustrato in modo chiaro le caratteristiche del COVID-19:
in quanto virus non è un organismo vivente;
è una molecola proteica (DNA) coperta da uno strato protettivo di lipidi (grassi);
in quanto molecola proteica, non viene uccisa, ma decade da sola, il tempo di disintegrazione dipende dalla temperatura, dall'umidità e dal tipo di materiale su cui si trova);
il virus è molto fragile;
l'unica cosa che lo protegge è un sottile strato esterno di grasso.

Per tali ragioni l’azienda tedesca Richard Geiss GmbH, tra i leader europei nella produzione dei solventi, ha messo sul suo sito una nota tecnica di grande interesse (vedi allegato 1):
 “premesso che il COVID-19 in quanto virus è avvolto da uno strato lipidico quindi è sensibile all’ETERE, al CLOROFORMIO, e ai SOLVENTI, visto che la gran parte delle lavanderie tradizionali sono dotate di almeno una macchina da lavaggio che utilizza dell’idrocarburo clorurato (tetracoloretilene – percloroetilene oppure idrocarburi (KLW)), l’azione di lavaggio con queste macchine rende inattivo il virus rendendo il lavaggio a secco e le lavanderie tradizionali, elementi significativi nella lotta alla diffusione del COVID-19”.

Le pulitintolavanderie artigiane tradizionali, nei loro processi di lavaggio si avvicinano di molto alla sanificazione dei capi che vengono loro affidati, non solo alla distruzione del virus. Lo
possiamo affermare con certezza grazie a dei test microbiologici che hanno dimostrato come tutti i principali metodi di lavaggio professionale hanno un’elevata efficacia di abbattimento per i più diffusi ceppi  microbici.

Una esperienza pilota fatta in Veneto, ma facilmente replicabile o esportabile che riteniamo opportuno prendere ad esempio, grazie al lavoro curato da due Centri di Analisi (Ritex e Laboratorio Fratini finanziato dall’EBAV), ha infatti dimostrato che tutti i principali metodi di lavaggio professionale hanno una elevata efficacia di abbattimento dei più diffusi ceppi microbici: funghi/candida, batteri sporigeni, batteri e malattie della pelle.
...
L’evoluzione della nostra società porta ad una crescente domanda e a crescenti esigenze a cui dobbiamo rispondere come operatori professionali. Nelle nostre lavanderie professionali vengono, infatti, utilizzati detergenti e macchinari che hanno caratteristiche decisamente superiori a quelle normali di casa, a cui si sommano la nostra professionalità e l’esperienza.
Bisogna ricordare alla clientela che le lavanderie sono luoghi di pulizia e non di contaminazione.
Che nelle nostre attività, vengono rispettate le indicazioni ministeriali finalizzate a contenere al massimo il rischio legato al Coronavirus e che sono:
uso di guanti e mascherina;
distanziamento sociale di almeno 1 metro dal cliente al banco;
sanificazione quotidiana degli ambienti, delle attrezzature e degli arredi;
accesso scaglionato dei clienti uno alla volta;
messa a disposizione di prodotti per igienizzare le mani a disposizione dei clienti.

Carlo Zanin, presidente Confartigianato Pulitintolavanderie

VADEMECUM SULLE PROCEDURE PER LA PRODUZIONE IN DEROGA DI MASCHERE E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI)

pubblicato 4 apr 2020, 01:47 da Filippo Fiori   [ aggiornato il 17 apr 2020, 03:02 da Edi Barbazza ]

La Regione Veneto ha predisposto, con il contributo scientifico dell’Università di Padova, un Vademecum sulle procedure per la produzione in deroga di maschere e dispositivi di protezione individuale (DPI), finalizzato a consentire alle imprese di avere uno strumento utile a conoscere le procedure ed i requisiti per l’avvio della produzione di tali dispositivi.

Evidenziamo che, nell'ambito di questa collaborazione, l’Università di Padova offrirà, attraverso UniSMART, un supporto nella fase di pre-screening che consentirà alle aziende di poter valutare l’adeguatezza dei propri prodotti in termini di requisiti per il rilascio delle necessarie autocertificazioni. Per usufruire di tale valutazione tecnica, è necessario compilare un form per la richiesta dei test necessari in riferimento al prodotto che l’azienda intende distribuire, disponibile alla pagina web www.unismart.it/uniticovid19.

Al fine di completare in maniera corretta il form, si raccomanda di leggere attentamente le Linee guida di UniSMART (qui allegate), nelle quali sono esplicitati anche i costi dell'attività di supporto.
I test saranno effettuati presso i laboratori dell'Università di Padova.

La Regione Veneto ha peraltro sottolineato l’importanza del ruolo delle Associazioni di categoria nel fungere da punto di contatto e filtro per le imprese che fossero interessate all'avvio della produzione.

Il testo del Vademecum pubblicato dalla Regione Veneto è disponibile in allegato oppure scaricabile a partire da questa pagina web.

DUE AZIENDE TREVIGIANE PER LA CAPSULE COLLECTION DI TIZIANO GUARDINI

pubblicato 18 feb 2020, 09:44 da Edi Barbazza

TIEMME S.A.S. di Michieletto Tiziana e C. di Morgano e ML DE CARO di Dosson di Casier tra le aziende venete che hanno concorso alla realizzazione della capsule collection del designer Tiziano Guardini.

Abiti preziosi ed ecofriendly, realizzati con i damaschi e i velluti della tessitura Luigi Bevilacqua con tinture non inquinanti, materiali naturali e “riportati a nuova vita”: gli abiti della capsule collection di Tiziano Guardini, realizzata da una supply chain veneta, verranno presentati giovedì 20 febbraio alla Milano Fashion Week in via Turati, nello spazio Kartell, e all'edizione 2020 di Venice Fashion Week (18-21 marzo 2020) a Venezia. Un progetto originale, che vuole stimolare una duplice riflessione sul rilancio del sistema moda veneto e sulla necessità che diventi sempre più sostenibile.
Il team - 95 metri di preziosi tessuti dell’Antica Tessitura Luigi Bevilacqua, acquistati grazie al contributo di EBAV. 1 designer, Tiziano Guardini, definito dai media "lo stilista della natura", riconosciuto dalle Nazioni Unite, dal V&A Museum, premiato al primo Green Carpet Fashion Award con il Franca Sozzani GCC Best Emerging Designer. 9 imprese venete (socie di Confartigianato, Cna e Confindustria regionali), punta avanzata di una filiera veneta straordinaria che consta ancora oggi di oltre 6mila laboratori che rendono il Veneto tra le poche aree d'Europa con una filiera quasi intatta. 1 network di web magazine, social media ed eventi, Venezia da Vivere, nato per raccontare Venezia viva e creativa tra cultura, moda, design, artigianato e lifestyle e Venice Fashion Week, evento che porta due volte l’anno a Venezia la moda sostenibile, artigianale e sartoriale. Ed infine uno sguardo sul futuro grazie alla mentorship di Tiziano Guardini agli studenti degli istituti professionali veneti del settore per la parte creativa e sui processi di sostenibilità per la moda. È tutto questo l’originale progetto che connette le aziende venete con la creatività contemporanea delle nuove generazioni della moda.

La capsule collection - Il designer Tiziano Guardini ha creato una capsule collection fatta di cappotti, giacche, pantaloni, gonne e camicie realizzati con i tessuti della storica tessitura veneziana Luigi Bevilacqua, celebrata da Dior, Valentino, Dolce & Gabbana e da altri brand del lusso e dell’alta moda internazionale.

La collezione, che verrà presentata il 20 febbraio 2020 alla Milano Fashion Week e alla Venice Fashion Week il 18 marzo 2020 a Venezia, sarà unica nel suo genere: a chilometro zero perché prodotta da una rete di piccole e medie imprese venete - punta avanzata di un patrimonio di oltre 6mila laboratori che rendono il Veneto tra le poche aree d'Europa con una filiera quasi intatta. 
In questo progetto le aziende venete tornano protagoniste di un'arte del "fare slow" grazie a una conoscenza che dal passato si tramanda nel contemporaneo, creando i presupposti per un lusso sostenibile. Sartorialità, sostenibilità, rispetto per l'ambiente e il Veneto con il suo patrimonio artigianale millenario sono infatti gli elementi alla base di questa esperienza.
Una curiosità: ogni capo è costruito grazie alla sinergia tra il designer e le aziende. Pertanto verrà consegnato con un’etichetta con il nome della persona che lo ha realizzato, rispondendo alla domanda “Who Made My Clothes”. E trattandosi di una collezione realizzata con tessuti d’archivio, ogni capo sarà numerato, come avviene al mercato dell’arte.
“Obiettivo principale di questa esperienza pilota -spiegano gli organizzatori- è quello di valorizzare la supply chain veneta della moda (una delle poche che ha ancora presenti ed attive tutte le fasi di lavorazione nella maglieria, capi spalla, pelletteria, calzature ed occhialeria), affiancando alle aziende (MPI) anche le principali realtà di formazione nel settore, con l’obiettivo condiviso di coltivare, sviluppare e valorizzare i tanti giovani talenti e rilanciare le competenze in tante lavorazioni che oggi rischiano di sparire per mancanza di ricambio. Sono risorse indispensabili per competere sulla qualità e tramandare il grande patrimonio culturale, creativo, tecnico e industriale del Made in Italy. 
Un processo produttivo è replicabile ovunque in un contesto globalizzato, ma non è certo replicabile la cultura, la tradizione e la competenza artigiana che realizza i nostri prodotti. Sono proprio queste competenze immateriali che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni, e con un denominatore comune che non può che essere la sostenibilità, intesa come opportunità professionale e di sviluppo dell’intero sistema moda regionale. 
I green jobs nel settore fashion si stanno imponendo. Per questo si è pensato di coinvolgere uno stilista emergente (ma già noto), impegnato nell’utilizzo di materie prime e processi non inquinanti, con conseguente risparmio energetico e delle risorse, valorizzando il concetto di sostenibilità anche sociale, attraverso il recupero di lavorazioni artigianali locali.
La Capsule Collection di Tiziano Guardini è anche l’episodio pilota di un progetto continuativo che, speriamo, vedrà coinvolta anche la Regione Veneto. Il progetto vuole promuovere l'alto artigianato di Venezia e il Veneto della Moda attraverso un contest annuale dedicato agli studenti degli Istituti professionali, per creare collezioni di moda sostenibile.

Le 9 imprese venete che hanno aderito al progetto:
SINERGY FASHION GROUP di Stefania Botton (Grantorto PD); 
TIEMME S.A.S. di Michieletto Tiziana e C (Morgano TV); 
LA PONY CONFEZIONI S.A.S. di Riccardo Antonio Barbato (Noventa Vicentina VI); 
LADYSTILE SRL in collaborazione con Sartoria Paola Tognetti (Schio Vicenza); 
ML DE CARO (Dosson di Casier TV); 
GIFA ricamificio S.R.L. di Gianluca Fascina (Salzano VE); 
MAGLIFICIO MILES (Vicenza);
ed infine due sartorie: 
Sartoria GABRIELLA MARIN;
ATELIER 23 di Fosca Parisi e Luna Pesce.

VISITA ALLA SVIG E FORMAZIONE IN AZIENDA

pubblicato 24 gen 2020, 03:37 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 24 gen 2020, 03:38 ]


E'  fissata per il prossimo 3 febbraio la giornata di formazione gratuita per i professionisti della riparazione delle calzature presso l'azienda SVIG di Vittorio Veneto. 

Una delle principali realtà produttive di articoli in gomma e plastica per la riparazione e l'ortopedia, operante dal 1948, riconosciuta per la qualità dei materiali, l'innovazione costante al processo produttivo non solo in Italia ma anche all'estero.

L'appuntamento del prossimo 3 febbraio rientra nelle attività di formazione che la categoria propone ai maestri artigiani per favorire la conoscenza e l'utilizzo di prodotti di assoluta qualità nella loro attività quotidiana oltre a promuovere degli scambi con i produttori per un fattivo confronto  rispetto alle specifiche esigenze.

La partecipazione, a numero chiuso,  deve essere comunicata alla segretaria organizzativa con l'invio di una mail all'indirizzo segreteriacategorie@confartigianato.veneto.it  o contattando telefonicamente la segreteria T. 041 2902968.





SCOMPARSO DANIELE BERDUSCO, MAESTRO DI ALTA SARTORIA

pubblicato 9 lug 2019, 02:04 da Edi Barbazza

Si è spento il 4 luglio, dopo una breve e implacabile malattia, Daniele Berdusco, già Presidente delle sartorie su misura di Confartigianato Imprese Veneto per due mandati dal 2008 al 2016 e ancora in carica come Presidente dei Sarti in Confartigianato Marca Trevigiana. Nato ad Altivole ma recatosi presto a bottega in una sartoria di Milano, Berdusco aveva poco più di vent’anni quando aprì il suo atelier nel cuore di Asolo, lontano dai grandi centri d’interesse della moda. Consapevole della grande tradizione della sartoria veneta, ha perfezionato un proprio stile che lo ha portato rapidamente ad ottenere lusinghieri riconoscimenti e premi anche internazionali. È stato Presidente di Confartigianato Asolo dal 1990 al 2000, vivendo con dedizione e riconoscenza il ruolo dell’Associazione Artigiani; un rapporto vivo fin dagli albori spesso da lui ricordati come “periodi di difficoltà superati con il crescere dell’economia”. Sostenitore e promotore della fondazione della Cooperativa Artigiana di garanzia, uno strumento che potesse sostenere gli artigiani che “avevano una grande professionalità ma a cui mancava tutto il resto”. Per 20 anni è stato consigliere dell’organismo creditizio ritenuto un ancora di salvezza per il peso burocratico che opprimeva altrimenti molte piccole aziende. Ha sempre ritenuto fondamentale sostenere l’importanza del rapporto personale fra le persone, e sono state proprio quella confidenza e la grande umanità che gli hanno consentito di sviluppare la capacità di rilevare le esigenze degli imprenditori, perché “l’Associazione- come lui affermava - è stata una scuola di vita oltre che d’impresa”. Fautore della ristrutturazione e costruzione del centro La Fornace di Asolo, ha sostenuto e voluto questo centro dedicato all’innovazione, per attivare un progetto capace di dare slancio all’economia locale, generare occupazione e coniugare tradizione e modernità attraverso la valorizzazione del patrimonio architettonico del territorio. Nominato anche Cavaliere della Repubblica, è stato Presidente a tutti i livelli del sistema associativo (provinciale, regionale, nazionale) delle sartorie su misura di Confartigianato. Membro dal 1972 dell’Accademia Nazionale dei Sartori, era componente del Consiglio dell’Accademia Nazionale dei Sartori ( in rappresentanza della Regione Veneto); sempre presente e partecipe ai suoi incarichi è stato uno dei sostenitori ed organizzatori delle più importanti manifestazione dalla stessa promosse. “Sostengo da sempre –affermava - l’importanza di promuovere la nostra professione non solo tra i giovani italiani ma in tutto il mondo. E i nostri congressi Mondiali sono uno straordinario strumento per dare visibilità alla nostre abilità. Nominato membro della Camera Europea dell’Alta Sartoria, è l’unico sarto italiano che ha fatto parte dell’associazione The Customs Tailors and Designers Association of America.
Daniele Berdusco è stato un illustre esponente dalla moda internazionale, ed il suo costante punto di riferimento è stato l’abbinamento dell’eleganza italiana allo stile inglese; i suoi capi si sono distinti per una forte coerenza di linea e di classe, e hanno sempre fatto trasparire una grande, indomita passione nel ricercare la perfezione del lavoro fatto a mano. “Il sistema moda non è solo grandi firme – sosteneva - ma è anche una vasta rete di piccoli artigiani, che dal disegno al taglio realizzano capi unici. La sartoria artigianale nonostante, o forse grazie alla crisi, è un settore ancora vivace, ed il sarto è una professione "a tutto tondo". Ha vestito esponenti del mondo politico, tra i quali anche Giorgio Napolitano, uomini di spettacolo come Marcello Mastroianni, Orson Wells, manager e tutti gli uomini alla ricerca di un quid che solo lui era in grado di garantire. Un grande uomo che ha saputo dare tanto a livello umano e professionale con una propensione particolare ad una crescita attenta al bene comune. “Voglio ricordare l’amico Daniele -ha detto la Presidente regionale dei sarti Neris Zecchin- non tanto per la sua eleganza e l’impegno incondizionato nel ricercare la perfezione del lavoro fatto a mano -con lui sempre scontati- ma come tra i più grandi sostenitori del nostro mestiere. Ha lavorato una vita in Confartigianato e in Accademia Nazionale per promuovere la nostra professione non solo tra i giovani italiani ma di tutto il mondo. Con concretezza ed abnegazione ha animato, in veneto, i concorsi Manichino d’Oro e Forbice d’Oro dedicati alle nuove leve e, a livello internazionale, ha seguito i Congressi Mondiali dei Sartori e le relative “sfilate internazionali”, dove ogni Paese mette in risalto le proprie qualità artigianali e di fantasia. Un appuntamento periodico che coonsiderava uno straordinario strumento di proomozione”.

MISURATA L'EFFICACIA DEI LAVAGGI DELLE LAVANDERIE A SECCO TRADIZIONALI

pubblicato 19 giu 2019, 05:41 da Edi Barbazza

Le pulisecco artigiane tradizionali garantiscono la quasi sanificazione dei capi che vengono loro affidati. Test microbiologici, curati da due Centri di Analisi Ritex e Laboratorio Fratini, dimostrano che tutti i principali metodi di lavaggio professionale hanno un’ELEVATA EFFICACIA di abbattimento per i più diffusi ceppi microbici. 
La conferma arriva grazie al progetto -voluto dalle organizzazioni Confartigianato e Cna del Veneto e realizzato con i fondi di categoria dell’Ente Bilaterale EBAV- realizzato per definire un nuovo posizionamento delle imprese. Spazzare via l’immagine anacronistica del vecchio lavandaio e dare una nuova identità agli operatori: qualificarli come i professionisti del pulito, coloro che, oltre a trattare macchie, garantiscono l’igiene del capo.

“Questa è una delle più incisive iniziative dedicate alla categoria -dichiara Letizia Baccichet presidente della comunità pulitintolavanderie di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana - rivolta a tutti i colleghi soci (circa la metà del migliaio di imprese iscritte nelle sette camere di commercio venete) per dare una nuova immagine alla professione e rendere evidente anche alla clientela ed alle famiglie, la differenza tra un lavaggio domestico o di altra natura ed un trattamento professionale eseguito da personale qualificato con attrezzature di ultima generazione e prodotti esclusivi”.

Tubercolosi, scabbia, sifilide sono alcune delle malattie che pensavamo scomparse (almeno in Europa) che si stanno riaffacciando dal passato assieme a povertà, precarietà e contaminazione etnica. Agenti patogeni a cui si sommano altre “malattie” che richiedono una corretta manutenzione dei capi di abbigliamento come, ad esempio, le più semplici verruche o i pidocchi.
“La globalizzazione e la multi etnicità –prosegue – sono due specifiche della società. L’evoluzione dei contesti porta ad una crescente esigenza (e domanda a cui dobbiamo rispondere) di maggiore e corretta pulizia. Domanda che può e deve essere soddisfatta dal settore della manutenzione tessile. Nelle nostre lavanderie professionali vengono infatti utilizzati detergenti e macchinari che hanno caratteristiche decisamente superiori a quelle normali di casa a cui si sommano la professionalità ed esperienza dei manutentori”


L’indagine di laboratorio, affidata a RITEX e Laboratorio Fratini, ha avuto una duplice finalità: attraverso la misurazione dell’efficacia dei lavaggi professionali ad acqua, percloro, idrocarburi e SENSENE su 4 famiglie di agenti patogeni, ha definito, da un lato un nuovo posizionamento delle imprese verso i consumatori e dall’altro, rinviato indicazioni preziose su come migliorare l’agire quotidiano in azienda. 
Lo studio ha confermato scientificamente che i lavaggi professionali hanno mediamente delle capacità di pulizia molto elevate che, in alcuni casi, raggiungono livelli di vera e propria sanificazione.     

I risultati sono quindi stati condensati in un pannello -volutamente sintetico per il consumatore – che dà conto in maniera immediata della qualità del servizio e delle garanzie che gli vengono assicurate in quel esercizio.
“Conoscere per fare una scelta consapevole, è il nostro slogan -conclude Letizia Baccichet- Il mondo della manutenzione si è arricchito in questi anni di esercizi che pur rispondendo a 
specifiche esigenze della vita moderna, nulla aggiungono a quanto si può fare in casa. Stiamo parlando delle lavanderie self che, approfittando del fatto di avere dei macchinari diversi da quelli casalinghi, di fatto solo più capienti ma non più performati, inducono nel consumatore l’idea di un lavaggio più accurato. La realtà è che la manutenzione professionale dei capi deriva da un mix tra attrezzature, detergenti e professionalità che può essere garantito solo dai pulisecco artigiani tradizionali il cui accesso alla professione -ricordo- è definito da una legge nazionale che prevede la presenza in azienda di un responsabile tecnico specificatamente formato. Anche questa è trasparenza verso il cliente”.

I dati del settore
992 esercizi in Veneto di cui 202 a Treviso, 2mila addetti di cui circa 400 nella Marca, 110 milioni di euro di fatturato annuo complessivo . Sono i numeri delle lavasecco artigiane venete e trevigiane. Un business che, negli ultimi anni, ha affrontato un vistoso ridimensionamento. Basti pensare che dal 2001 a oggi sia i negozi sia gli addetti sono diminuiti del 40%. All’origine della crisi vi è senza dubbio la contrazione del potere di spesa delle famiglie, che cercano di limitare il ricorso al lavaggio extradomestico a poche tipologie di capi. Ma hanno inciso anche i cambiamenti nei comportamenti di acquisto, come la tendenza a comperare abiti di facile manutenzione, che possono essere lavati in casa e non necessitano di cure particolari nello stiro.




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