Blog Tessil Moda

MODA ITALIA E SHOES FROM ITALY – TOKYO, 8/10 FEBBRAIO 2021

pubblicato 20 nov 2020, 01:02 da Filippo Fiori   [ aggiornato in data 20 nov 2020, 01:19 ]

L'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane organizza la 57° edizione della mostra autonoma "Moda Italia" e la 67° edizione della mostra autonoma "Shoes from Italy" a Tokyo, dall'8 al 10 febbraio 2021, per la presentazione delle collezioni autunno inverno 2021-2022 total look donna, uomo e bambino (abbigliamento, accessori moda, calzature, pelletteria).
A causa della situazione di emergenza sanitaria in corso è stato studiato un nuovo format innovativo di iniziativa-pilota.
Le manifestazioni non contempleranno la presenza fisica di rappresentanti aziendali in arrivo dall'Italia e saranno affiancate da una presentazione virtuale delle collezioni e b2b con i buyer interessati attraverso la Piattaforma dell'Agenzia ICE "Fiera Smart 365". Il campionario in Fiera sarà gestito secondo una delle due modalità alternative:
  1. attraverso un rappresentante/collaboratore locale dell'azienda;
  2. attraverso un promoter, individuato e messo a disposizione dall'Ufficio ICE di Tokyo.
All’iniziativa si applicano le “Misure straordinarie di sostegno 2020”, che prevedono la partecipazione gratuita con 1 modulo espositivo base.

La Scheda di Adesione (qui allegata) va restituita entro il 24 novembre esclusivamente via PEC a:
SEZIONE ABBIGLIAMENTO: tessili.abbigliamento@cert.ice.it

In allegato la brochure informativa contenente la scheda di adesione all'iniziativa.

Maggiori dettagli sono disponibili a questa pagina del sito web di ICE: https://www.ice.it/it/area-clienti/eventi/dettaglio-evento/2019/C3/014.

Per informazioni, rimane a disposizione il referente Filippo Fiori (0422 433300 o filippo.fiori@confartigianatomarcatrevigiana.it).

DECRETO RISTORI BIS: LE LAVANDERIE ARTIGIANE ESCLUSE DAI CODICI RISTORATI

pubblicato 11 nov 2020, 08:21 da Edi Barbazza

Di Letizia Baccichet, presidente provinciale: “Inaccettabile! In fase di conversione ci attendiamo un recupero. 
Nella Marca ristorate 9 imprese su 276"

Un piccolo numero che fa però da spartiacque tra lavanderie di sere A e lavanderie di serie B. Le prime riceveranno i ristori per il nuovo lockdown, le seconde in gran parte di noi pulitintori artigiani, non riceveranno nulla. Una cifra di differenza è quella che divide il mondo delle tintolavanderie artigiane, il cui codice ATECO è 96.01.20 e quindi escluso dal nuovo allegato 1 del Decreto Ristori appena aggiornato, dai colleghi e compagni di sventura delle lavanderie industriali (codice 96.01.10) inserite nel decreto. 

E’ inaccettabile che, per una “scelta a tavolino”, si creino disparità così evidenti tra aziende dello stesso settore. Nella marca il 96.7% (in Veneto il 95,7%) delle imprese di settore saranno escluse – si parla di 264 attività su un totale di 276 (in Veneto 1.281 attività su un totale di 1.412 iscritte alle CCIAA). Solo 9 le attività che saranno giustamente ristorate data la crisi di mercato e consumi che il comparto sta subendo da mesi a tutti i livelli. Percentuale che supera quella nazionale pari al 94,7%. 

Il comparto della pulitura a secco ha infatti una vocazione artigiana tre volte quella osservata nel totale dell’economia per tutte le variabili in esame: nell’artigianato si concentrano, infatti, i due terzi (67,6%) delle imprese (quota media del 23,7%), quasi la metà (48,1%) degli addetti (quota media del 16,1%) e poco meno di un terzo (31,6%) dei dipendenti (quota media dell’11,0%). In termini economici complessivamente la Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia registra un fatturato di 2.453 milioni di euro e genera un valore aggiunto di 1.325 milioni di euro. 

E’ fondamentale quindi  che, in fase di conversione dei due DL Ristori in Parlamento, venga inserito il nostro codice ATECO. A tal proposito si è sollecitata una maggiore attenzione a livello istituzionale alla nostra categoria. E’ stato richiesto che il nostro settore, sempre inserito tra le attività essenziali e quindi aperte, condizione che lo ha visto escluso dalla gran parte delle agevolazioni e ristori, venga considerato degno di attenzione. Per molti di noi il fatturato del 2020 è particolarmente compromesso e la gestione del 2021, pur rimanendo incerta e legata alla durata della pandemia, potrebbe rappresentare un'ulteriore criticità. Staremo attenti e vigili monitorando ogni azione che il Governo intraprende e presenteremo ancora le nostre proposte a tutela e a rilancio della nostra professione. Avremo bisogno di maggiori agevolazioni o aiuti anche per continuare ad investire e mantenere alto il nostro grado di professionalità”.

ITS COSMO: NUOVO CORSO KNITWEAR COLLECTION COORDINATOR PRESSO L'IS GALILEI A CONEGLIANO

pubblicato 10 nov 2020, 02:40 da Filippo Fiori   [ aggiornato in data 10 nov 2020, 02:47 ]

La Fashion Academy ITS COSMO attiverà a partire da novembre 2020, presso l'IS Galilei di Conegliano, il corso KNITWEAR COLLECTION COORDINATOR.
Il corso si pone l'obiettivo di formare responsabili di prodotto maglieria: una figura trasversale, con conoscenze tecniche di produzione ma sensibilità di prodotto, in grado di interpretare e rendere efficienti le richieste di stile, senza dimenticare la dimensione commerciale di mercato.
Il settore maglieria in Italia mantiene un buon tasso di crescita in termini di export rispetto a tutto il tessile abbigliamento Italiano. La maglieria si dimostra quindi non solo appetibile in termini di impiego ma è un settore dove sono continue le innovazioni tecniche e tecnologiche, considerando anche il sempre più alto utilizzo di materiali ecofriendly e dell’implementazione di strategie di economia circolare, che verranno approfondite nel corso.
Una proposta formativa che nasce per rispondere alle esigenze delle aziende di un territorio densamente popolato di imprese del comparto tessile-maglieria, che producono non solo per l'abbigliamento ma anche per la calzatura tecnica e sportiva, nella quale è crescente l'utilizzo di componenti tessuti a maglia.
I corsi ITS si contraddistinguono perché sono rivolti ai diplomati di qualsiasi età, sono più economici rispetto ai percorsi accademici (circa un terzo di una normale retta universitaria), permettono di entrare subito in contatto con specifiche e selezionate realtà produttive di sbocco, grazie alla formazione in azienda per un totale di 800 ore di stage su 1200 ore di corso in due anni, presentano un tasso di occupazione post diploma molto elevato, dato che circa l’85% dei diplomati trova impiego entro un anno dal conseguimento del diploma.
I corsi sono a numero chiuso e il terzo e ultimo round di selezione si terrà il 18 novembre 2020.

Il piano didattico completo e tutti gli altri dettagli sono disponibili sul sito web dell'ITS Cosmo: https://www.itscosmo.it/knitwear-collection-coordinator/

Per maggiori informazioni, è possibile scaricare e consultare la brochure di presentazione del corso qui allegata.

DPCM 3 NOVEMBRE : ATTIVITA' DI LAVANDERIA NEI CENTRI COMMERCIALI

pubblicato 9 nov 2020, 09:25 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 9 nov 2020, 09:30 ]

Alla luce delle disposizioni del DPCM del 3 novembre 2020 sono arriviate molte richieste di chiarimento circa la continuità delle attività delle lavanderie a secco, operanti nelle regioni “gialle” e “arancioni”, all’interno dei centri commerciali.

La risposta è affermativa in quanto il DPCM del 3 novembre 2020 non individua restrizioni per l’attività di lavanderia a secco nelle c.d. regioni “gialle” e “arancioni”, indipendentemente dal fatto che l’attività si svolga in un centro commerciale o in un locale autonomo. 
Infatti, per le citate regioni, l’art. 1, co. 9, lett. ii), del decreto stabilisce chiaramente che le attività di “servizi alla persona sono consentite” (pur nel rispetto dei protocolli e delle linee guida regionali). 
A fronte di una così chiara disposizione, che non individua alcuna tipologia di restrizione, si ritiene che non debba trovare applicazione l’art. 1, co. 9, lett. ff) che individua le limitazioni alle attività di commercio al dettaglio, tra cui ovviamente non rientrano i servizi di lavanderia (classificati secondo il codice Ateco tra i “servizi alla persona”). 
Appare, quindi, ragionevole sostenere che anche le limitazioni poste ai “centri commerciali” – contenute proprio nella citata lett. ff) - siano riferibili esclusivamente alle attività di vendita al dettaglio e non anche alle attività di diverso genere. Rafforza tale interpretazione la norma che, nel prevedere le esclusioni dalla sospensione delle attività nei centri commerciali nelle giornate festive e prefestive, individua solo e soltanto attività di commercio al dettaglio (tra cui tabacchi, giornali, farmacie, etc.), confermando quindi che l’intera lettera ff) citata miri a limitare le attività del commercio al dettaglio e non anche le altre attività.  
Si consideri, infine, che l’importanza dei servizi di lavanderia nell’attuale situazione di emergenza sanitaria è riconosciuta in modo inequivocabile anche nelle c.d. regioni “rosse”, essendo tali attività sempre consentite ai sensi dell’allegato 24. 

PULISECCO - CAMPAGNA SOCIAL COVID-19

pubblicato 17 giu 2020, 01:54 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 17 giu 2020, 07:13 ]

Per valorizzare l'apporto della professionalità dei professionisti del pulito nella lotta al Ccoronavirus, di concerto con il direttivo regionale della federazione pulitintolavanderie, è stata promossa una campagna social finalizzata a evidenziare l'efficacia dei trattamenti eseguiti nelle lavanderie tradizionali.

L'iniziativa prevede la pubblicazione sulle pagine Facebook delle Associazioni territoriali e regionale, di alcuni post riportati i messaggi: "COVID-19? Fallo Secco! I lavaggi professionali garantiscono la sanificazione dei capi, ance quelli nuovi" e "COVID-19? Non rinunciare a un bel vestito nuovo"  corredato da un invito alla popolazione a rivolgersi alla pulisecco di fiducia e con un richiamo a quanto riporta la circolare n.17644 del 22 maggio 2020 della D.G. Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute "il lavaggio dei capi, sia in acqua con normali detergenti oppure a secco presso le lavanderie professionali, è certamente una buona prassi in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione".

Sono stati realizzati anche dei manifesti (scaricabili cliccando qui), aventi analoghi contenuti da affiggere all'interno delle attività per sensibilizzare ulteriormente la clientela.

WEBINAR "FASE 2, FASE 3 PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI DEL LAVAGGIO A SECCO"

pubblicato 13 mag 2020, 09:47 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 13 mag 2020, 09:50 ]


Venerdì 15 maggio dalle ore 14.30 alle 15.30 è previsto il webinar gratuito a cura della rivista DETERGO sul tema:
"FASE 2, FASE 3 PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI DEL LAVAGGIO A SECCO"
Si confronteranno i responsabili di Assofornitori, Assosecco, CNA e Confartigianato. 
Per partecipare al forum basta collegarsi al link:  https://zoom.us/meeting/register/tJEkce2srz8tG9M0-n6cDLQynuVeUREp3Q5O 

MODA: DAL 27 APRILE POSSIBILE RIPRENDERE L'ATTIVITA' SE SI OPERA NELLE FILIERE EXPORT

pubblicato 28 apr 2020, 03:18 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 28 apr 2020, 03:19 ]


I Ministeri della Salute, dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno congiuntamente precisato, con la nota disponibile a questa pagina web,  frutto anche delle pressioni del Sistema Confartigianato, che la disposizione (art. 2, comma 7 del DPCM 10 aprile) in base alla quale, previa comunicazione al Prefetto, è consentita la prosecuzione dell’attività per le imprese di rilevanza strategica per l’economia nazionale fa riferimento a tutte quelle imprese la cui sospensione dell’attività possa comportare riflessi negativi sull’intera economia nazionale, con ciò intendendosi anche le attività produttive orientate in modo prevalente alle esportazioni, il cui prolungamento della sospensione rischierebbe di far perdere al nostro Paese quote di mercato.

Poiché il comma 3 del medesimo articolo specifica che è possibile collegare alla riapertura di queste imprese anche quelle appartenenti alla relativa catena di fornitura, sempre previa comunicazione al Prefetto territorialmente competente, ne consegue che le aziende che partecipano a filiere con queste caratteristiche possono, previa comunicazione al Prefetto (modello 1), riprendere le proprie attività senza limitazioni, anche prima del 4 maggio, a condizione di essere in grado di dimostrare il possesso di tali requisiti e di rispettare il Protocollo di sicurezza del 24 aprile.

La lettera trasmessa ai Prefetti dal Capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno avente ad oggetto l'individuazione delle aziende rientranti nell'art. 2 co 7 DPCM 10 aprile 2020 è consultabile cliccando qui  

IL TAVOLO VENETO DELLA MODA PRONTO A RIPARTIRE

pubblicato 16 apr 2020, 05:10 da Edi Barbazza

Il Tavolo Veneto della Moda - composto da Confartigianato, Confindustria, Cna, Confcommercio e Confesercenti- si appella, per il tramite del Presidente della Regione Luca Zaia, alle Istituzioni tutte per la riapertura celere della filiera destinata altrimenti alla chiusura totale. 

GRANDI GRUPPI, MEDIE E PICCOLE AZIENDE, ARTIGIANI E COMMERCIANTI DELLA MODA TUTTI ASSIEME PER UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI ALLA RIAPERTURA: SALVIAMO L'ECCELLENZA DELLA MODA ITALIANA
In Regione Veneto sono 9.500 le unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale). e 7.626 le unità della distribuzione. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato in regione ammonta a 18 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale). Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100 mila addetti ed esportano per un valore di oltre 9 miliardi di euro.

Il lockdown da pandemia accomuna i tanti elementi della filiera veneta della moda: dalla produzione alla vendita che, preoccupati, hanno scritto un appello alle Istituzioni tutte per il tramite del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e degli Assessori Marcato e Donazzan. Dai grandi player, alle medie e piccole aziende, dagli artigiani sino ai commercianti, riuniti in regione nel Tavolo Veneto della Moda in rappresentanza di oltre 17mila imprese, si alza una voce unica: riapriamo -in estrema sicurezza- tutte le produzioni e la vendita del comparto per salvare (e rilanciare) l’eccellenza della moda italiana del tessile, abbigliamento, calzatura e accessori. Nella nostra regione in particolare l’intera filiera vuole pensarsi, da qui ai prossimi mesi, come un corpo unico, come un’unica azienda, perché solo proiettandosi nelle difficoltà e nelle esigenze del fornitore o del cliente, ogni anello della filiera potrà partecipare alla ripartenza. 

Il settore Moda è, dopo la meccanica, la seconda industria del nostro paese. Conta su oltre 65mila imprese, 600mila addetti, un fatturato di quasi 100 miliardi di euro. In Regione Veneto sono 9.500 le unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale). e 7.626 le unità della distribuzione. Secondo gli ultimi dati disponibili il fatturato in regione ammonta a 18 miliardi di euro (18% del fatturato nazionale). Le imprese del sistema moda in Veneto assorbono quasi 100 mila addetti ed esportano per un valore di oltre 9 miliardi di euro. 

Denominatori comuni di gran parte di queste attività sono il blocco totale delle lavorazioni e la stagionalità del prodotto. 
La pandemia ha colto il settore nel pieno delle attività produttive e distributive della stagione Autunno/Inverno che è la più importante. Ne è seguito uno stop delle commesse nazionali ed internazionali, l’annullamento di ordinativi (spesso già in lavorazione) e la seria minaccia di ulteriori annullamenti se saranno superati i termini di consegna impedendo alla filiera di produrre nei tempi dettati dalla stagionalità. 
Ne deriva che il fermo produttivo distributivo per il nostro settore non rappresenta solo una perdita di fatturato (come per altri comparti) ma crea giacenze e perdite pesantissime che non si potranno recuperare nonché può interrompere il rapporto previlegiato della clientela con i produttori del made in Italy
E’ da tenere presente che la clientela internazionale ha la possibilità di rivolgersi a fornitori esteri comunitari che non hanno fermato le produzioni e non solo degli ordinativi della stagione in corso ma anche per la realizzazione delle collezioni della prossima primavera estate. 
Il Sistema Moda mantiene un valore assoluto nel PIL, nell’occupazione e nel saldo attivo della bilancia commerciale veneta, ma anni di delocalizzazioni, globalizzazione selvaggia e calo di consumi interni, ne hanno reso fragile la struttura. 

Se dovesse protrarsi il blocco produttivo risulterà ulteriormente compromessa la stagione Autunno/Inverno, nonché azzerata la produzione della prossima primavera estate.
Non basteranno dunque a mantenere l’occupazione “i prestiti agevolati” promessi dal Governo; seguiranno almeno 6 mesi di cassa integrazione e molte aziende non sopravvivranno.

La sicurezza è un valore fondamentale e diamo per scontata l’applicazione di adeguate e ferree misure per la sicurezza negli ambienti di lavoro. Siamo pronti ad adottare il Protocollo di Sicurezza del 14 marzo scorso condiviso a livello nazionale e siamo anche a disposizione per tutto quello che si riterrà di fare ancora nel pieno rispetto dei protocolli e delle check list in via di definizione anche a livello regionale (termometri, mascherine, guanti, igienizzanti e quant’altro).

La prima cosa che ci sta a cuore come imprenditori è la salute delle nostre famiglie e dei nostri collaboratori ma evidenziamo che lo “stato di salute” delle nostre comunità nei prossimi mesi dipenderà anche dallo stato di salute delle aziende e dai posti di lavoro che esse potranno ancora garantire. E per farlo nel nostro mondo, la fase 2 deve avvenire subito.

Pier Giorgio Silvestrin - Coordinatore Pro Tempore Tavolo Veneto della Moda e Presidente Federmoda Cna del Veneto

Roberto Bottoli - Presidente Coordinamento Moda Confindustria Veneto

Giuliano Secco - Presidente Federazione Moda Confartigianato Imprese Veneto

Giannino Gabriel - Presidente Federazione Moda Confcommercio Veneto

Luisa Fortuni - Presidente Moda Confesercenti del Veneto


  




CORONAVIRUS - LA RIVINCITA DELLE LAVANDERIE TRADIZIONALI

pubblicato 15 apr 2020, 09:32 da Edi Barbazza   [ aggiornato in data 15 apr 2020, 23:27 ]

Di seguito la lettera del presidente nazionale Carlo Zanin che evidenzia il ruolo strategico delle pulitintolavanderie per il contenimento del contagio.

Cari colleghi,
in questa stagione così difficile per la nostra Nazione e per il mondo intero, credo valga la pena raccogliere quanto questa emergenza sanitaria, del tutto straordinaria, abbia portato in termini di consapevolezza e di importanza alla nostra categoria: siamo strategici e significativi nella lotta alla diffusione del COVID-19.
Innanzitutto siamo strategici per il Paese.
Non a caso nel susseguirsi dei DPCM e DM del Governo, la nostra attività è sempre rimasta tra quelle autorizzate ad operare.
D’altro canto la manutenzione e pulizia dei capi di abbigliamento è un servizio decisamente essenziale, specie in periodo di pandemia, sia nel caso in cui un cittadino non ha una lavatrice in casa sia che debba manutenere capi che possono essere lavati solo a secco.
Siamo importanti nella lotta al Coronavirus
La Johns Hopkins University ha illustrato in modo chiaro le caratteristiche del COVID-19:
in quanto virus non è un organismo vivente;
è una molecola proteica (DNA) coperta da uno strato protettivo di lipidi (grassi);
in quanto molecola proteica, non viene uccisa, ma decade da sola, il tempo di disintegrazione dipende dalla temperatura, dall'umidità e dal tipo di materiale su cui si trova);
il virus è molto fragile;
l'unica cosa che lo protegge è un sottile strato esterno di grasso.

Per tali ragioni l’azienda tedesca Richard Geiss GmbH, tra i leader europei nella produzione dei solventi, ha messo sul suo sito una nota tecnica di grande interesse (vedi allegato 1):
 “premesso che il COVID-19 in quanto virus è avvolto da uno strato lipidico quindi è sensibile all’ETERE, al CLOROFORMIO, e ai SOLVENTI, visto che la gran parte delle lavanderie tradizionali sono dotate di almeno una macchina da lavaggio che utilizza dell’idrocarburo clorurato (tetracoloretilene – percloroetilene oppure idrocarburi (KLW)), l’azione di lavaggio con queste macchine rende inattivo il virus rendendo il lavaggio a secco e le lavanderie tradizionali, elementi significativi nella lotta alla diffusione del COVID-19”.

Le pulitintolavanderie artigiane tradizionali, nei loro processi di lavaggio si avvicinano di molto alla sanificazione dei capi che vengono loro affidati, non solo alla distruzione del virus. Lo
possiamo affermare con certezza grazie a dei test microbiologici che hanno dimostrato come tutti i principali metodi di lavaggio professionale hanno un’elevata efficacia di abbattimento per i più diffusi ceppi  microbici.

Una esperienza pilota fatta in Veneto, ma facilmente replicabile o esportabile che riteniamo opportuno prendere ad esempio, grazie al lavoro curato da due Centri di Analisi (Ritex e Laboratorio Fratini finanziato dall’EBAV), ha infatti dimostrato che tutti i principali metodi di lavaggio professionale hanno una elevata efficacia di abbattimento dei più diffusi ceppi microbici: funghi/candida, batteri sporigeni, batteri e malattie della pelle.
...
L’evoluzione della nostra società porta ad una crescente domanda e a crescenti esigenze a cui dobbiamo rispondere come operatori professionali. Nelle nostre lavanderie professionali vengono, infatti, utilizzati detergenti e macchinari che hanno caratteristiche decisamente superiori a quelle normali di casa, a cui si sommano la nostra professionalità e l’esperienza.
Bisogna ricordare alla clientela che le lavanderie sono luoghi di pulizia e non di contaminazione.
Che nelle nostre attività, vengono rispettate le indicazioni ministeriali finalizzate a contenere al massimo il rischio legato al Coronavirus e che sono:
uso di guanti e mascherina;
distanziamento sociale di almeno 1 metro dal cliente al banco;
sanificazione quotidiana degli ambienti, delle attrezzature e degli arredi;
accesso scaglionato dei clienti uno alla volta;
messa a disposizione di prodotti per igienizzare le mani a disposizione dei clienti.

Carlo Zanin, presidente Confartigianato Pulitintolavanderie

VADEMECUM SULLE PROCEDURE PER LA PRODUZIONE IN DEROGA DI MASCHERE E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI)

pubblicato 4 apr 2020, 01:47 da Filippo Fiori   [ aggiornato il 17 apr 2020, 03:02 da Edi Barbazza ]

La Regione Veneto ha predisposto, con il contributo scientifico dell’Università di Padova, un Vademecum sulle procedure per la produzione in deroga di maschere e dispositivi di protezione individuale (DPI), finalizzato a consentire alle imprese di avere uno strumento utile a conoscere le procedure ed i requisiti per l’avvio della produzione di tali dispositivi.

Evidenziamo che, nell'ambito di questa collaborazione, l’Università di Padova offrirà, attraverso UniSMART, un supporto nella fase di pre-screening che consentirà alle aziende di poter valutare l’adeguatezza dei propri prodotti in termini di requisiti per il rilascio delle necessarie autocertificazioni. Per usufruire di tale valutazione tecnica, è necessario compilare un form per la richiesta dei test necessari in riferimento al prodotto che l’azienda intende distribuire, disponibile alla pagina web www.unismart.it/uniticovid19.

Al fine di completare in maniera corretta il form, si raccomanda di leggere attentamente le Linee guida di UniSMART (qui allegate), nelle quali sono esplicitati anche i costi dell'attività di supporto.
I test saranno effettuati presso i laboratori dell'Università di Padova.

La Regione Veneto ha peraltro sottolineato l’importanza del ruolo delle Associazioni di categoria nel fungere da punto di contatto e filtro per le imprese che fossero interessate all'avvio della produzione.

Il testo del Vademecum pubblicato dalla Regione Veneto è disponibile in allegato oppure scaricabile a partire da questa pagina web.

1-10 of 41