IL VALORE DELLA FOOD ECONOMY

pubblicato 10 gen 2019, 01:42 da Edi Barbazza
Vola l’economia dei consumi tipici natalizi: 376 prodotti d’eccellenza, 6.666 imprese venete di cui 1194 trevigiane, più di 13mila dipendenti in regione di cui 2500 made in Treviso e 1.138 milioni di € di acquisti solo a dicembre. 

376 prodotti agroalimentari tradizionali, 32 eccellenze a marchio europeo, 6.666 imprese artigiane venete alimentari di cui 1.194 trevigiane, oltre 13.000 dipendenti nel territorio regionale di cui 2500 made in Treviso, e, nel solo mese di dicembre, quasi 1.138 milioni di euro di spesa delle famiglie (6° regione per spesa “natalizia”). Sono questi i numeri principali dell’immenso “giacimento” della food economy artigiana targata Veneto che, soprattutto sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite.
L’analisi è dell’Ufficio Studi di Confartigianato che ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie.

Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa anche dei consumatori veneti, tanto che a dicembre il valore delle vendite al dettaglio di prodotti alimentari e bevande supera del 19,8% la media mensile annua. In Veneto il 95,4% della spesa riguarda prodotti alimentari e bevande analcoliche e il restante 4,6% le bevande alcoliche. I prodotti artigianali più acquistati sono formaggi e latticini (6,1% della spesa), salumi (4,9%), pane (4,8%) e altri prodotti di panetteria e pasticceria, che comprendono i dolci da ricorrenza (4,2%), prodotti in cui manualità e tipicità rappresentano importanti fattori di qualità.

Negli ultimi 12 mesi (da settembre 2017 a stesso mese 2018) per il Veneto l’export di prodotti alimentari e bevande è valso 5.744 milioni di euro. Gli ultimi dati relativi ai primi 6 mesi del 2018 indicano un export che pesa il 16,7% delle esportazioni delle eccellenze del food made in Italy e cresce di +0,4% su base annua. I primi 10 Paesi di destinazione pesano per il 68,7% (Germania (18,6%), Stati Uniti (10,8%), Regno Unito (10,8%), Francia (8,5%), Austria (4,8%) e Svizzera (3,6%).
Nei primi sei mesi del 2018 le prime sette province italiane – ognuna con export superiore a 500 milioni di euro - concentrano un terzo (33,6%) delle esportazioni del settore Alimentare e bevande: al primo posto si posiziona Verona (7,0% del totale), seguita da Cuneo (6,7%), Parma (4,6%), Milano (4,3%), Modena (3,9%) e Treviso e Salerno (entrambe con il 3,6%). 
Considerando le principali trentatré province che presentano una quota dell’export del settore Alimentare e bevande superiore all'1%, si osservano crescite tendenziali più che doppie rispetto alla media nazionale del 2,5% in dodici province: Piacenza6 (+50,0%), Asti (+19,6%), Perugia (+11,6%), Cuneo (+10,5%), Ravenna (+9,4%), Treviso (+9,1%), Pavia (+7,9%), Milano e Novara (entrambe a +6,9%), Como (+5,8%), Torino (+5,7%) e Lodi (+5,3%).




In sedici province la propensione all’export del settore è almeno il doppio della media e nel dettaglio si tratta di Cuneo (15,97%), Parma (10,93%), Verona (9,37%), Asti (8,27%), Lodi (7,87%), Salerno (6,51%), Cremona (6,37%), Siena (6,08%), Mantova (5,91%), Modena (5,80%), Vercelli (5,27%), Alessandria (5,06%), Treviso (5,04%), Ravenna (4,84%) Novara e Avellino (entrambe con il 4,74%).



Ricordando che l’Alimentare rappresenta i tre quarti (75,3%) dell’export del settore ed il restante 24,7% è rappresentato dalle Bevande e considerando le principali province con almeno l’1% dell’export totale di alimentare e bevande si rilevano per l’Alimentare le più alte incidenze a Salerno (99,4% del totale), Parma (99,2%), Lodi (98,9%), Novara (97,4%), Modena (96,9%), Piacenza (96,6%), Napoli (96,4%), Cremona (95,1%), Perugia (93,9%), Pavia (93,1%), Mantova (92,4%), Como (89,1%), Reggio Emilia (87,1%), Bari (85,0%), Bologna (83,8%), Varese (82,8%), Ravenna (81,6%) e Milano (80,1%); la maggiore vocazione all’export di Bevande interessa Asti (78,5% del totale), Siena (73,9%), Venezia (61,6%), Provincia Autonoma di Trento (59,9%), Treviso (59,2%), Firenze (51,8%), Bergamo (50,6%), Alessandria (41,3%), Cuneo (40,5%) e Verona (39,7%).

In Veneto si stima, per dicembre, una spesa delle famiglie in prodotti alimentari e bevande di 1.138 milioni di euro, più alta di 188 milioni rispetto al consumo medio mensile. A Treviso di 198 milioni. Nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare è intercettabile dalle imprese artigiane. Si stima che in Veneto vengono spesi circa 510 milioni di euro, di cui 89 nel trevigiano per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. 
Al 30 settembre 2018 il settore dell'artigianato alimentare in Veneto conta 6.666 unità, pari al 7,5% delle 88.961 imprese del settore dislocate su tutto il territorio nazionale, in calo dell’1,1% su base annua ed in salita dello 0,5% nel corso degli ultimi 5 (III trimestre 2013-III trimestre 2018).
Nella Marca le imprese sono 1194 nello stesso periodo. Hanno registrato un calo impercettibile dello 0.3% rispetto al 2017 e in contrazione rispetto all’ultimo lustro dello 0.8.



Le eccellenze del food made in Veneto 
Al 21 novembre 2018 la nostra regione conta 32 prodotti agroalimentari di qualità a denominazione di origine e a indicazione geografica. Nel dettaglio in Veneto si contano 15 DOP -Denominazione di origine protetta e 17 IGP -Indicazione geografica protetta. Al 13 marzo 2018 sono inoltre censiti in Veneto 376 prodotti agroalimentari tradizionali, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, che rappresentano il 7,4% dei 5.056 prodotti conteggiati su tutta la penisola.

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